JOYCE CAROL OATES.
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Occhi di tempesta.
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Titolo originale: Freaky Green Eyes.
Traduzione di: A. Ragusa.
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2005. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Joyce Carol Oates  ritorna a scrivere per ragazze/i, con risultati non certo inferiori. Quando i suoi genitori si separano, Franky sa benissimo da che parte stare: quella del pap, affascinante, famosissimo ex atleta e commentatore sportivo in televisione, padre-marito-padrone. In fondo  sua madre che ha deciso di andarsene con i suoi amici artisti, che il coniuge disprezza come "checche" e "femmine in menopausa" e Franky non sa che farsene delle sue strazianti dichiarazioni d'affetto. Nessuno le ha dato spiegazioni migliori di quelle del padre, perch dovrebbe cercarne altre? Eppure una parte di Franky ha sempre pi dubbi.  una voce interiore, combattiva e irriducibile. Una voce che, quando sua madre improvvisamente scompare, spinge Franky a cercare, a riflettere, ricordare, dubitare, ricercare, finch trova il diario della scomparsa e quindi scopre lorrenda verit. Occhi di Tempesta  un thriller che via via assume landamento sempre pi assillante, inquietante, angosciante di un noir che brilla come lucente giaietto.
Uno splendido romanzo sulla forza dirompente dell'adolescenza, un'avvincente cronaca familiare che diventa lucida analisi della societ americana: un nuovo capolavoro da una grande scrittrice del nostro tempo.
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L'AUTRICE.
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Joyce Carol Oates  nata a Lockport, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
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Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
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Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
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OCCHI DI TEMPESTA.
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ORA SAI QUELLO CHE DEVI FARE. ORA DOVRAI RICORDARE QUELLO CHE AVRESTI VOLUTO FOSSE SOLTANTO UN SOGNO.
ERA LA VOCE DI OCCHI DI TEMPESTA. LA MIA VOCE.
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I nomi dei luoghi nello Stato di Washington sono immaginari e ogni somiglianza con persone reali  puramente casuale.
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I.
Il Guado.
UNO.
Come Occhi di Tempesta conquist il suo nome
Attraversare un guado: era questo che mi veniva in mente quando ci ripensavo.
Forse anche mia madre stava facendo lo stesso. Attraversava un guado. Passando da una terra nota a una ignota. Da un luogo dove tutti ti conoscono a uno dove semplicemente credono di conoscerti.
Come quando attraversi a nuoto un fiume reale, imprevedibile e infido, e se riesci a raggiungere l'altra sponda sei una persona diversa rispetto a quella che  entrata in acqua.
Inizi tutto un anno fa, lo scorso luglio. Poche settimane dopo il mio quattordicesimo compleanno. Fu allora che Occhi di Tempesta mi entr nel cuore.
All'epoca i problemi fra i miei genitori non erano ancora cominciati. Cio, probabilmente si, solo che io non me ne accorgevo. Non volevo accorgermene.
Insomma, andai a una festa e conobbi un ragazzo grande e, non fosse stato per Occhi di Tempesta, sarebbe finita decisamente male.
Da dove fosse spuntata Occhi di Tempesta, proprio non lo so. Non ho mai rivelato a nessuno la sua esistenza, neanche a Twyla, che  la mia migliore amica e ha
su di me quella che si potrebbe definire "un'influenza positiva". E nemmeno a mamma, anche se in quel periodo eravamo ancora piuttosto vicine, e a ripensarci suppongo che avrei fatto meglio a dirglielo.
La festa era organizzata da non so che ricconi di Puget Sound, a nord di Seattle. La mia famiglia (tranne mio fratello maggiore Todd, che si era guardato bene dall'accompagnarci) era ospite dei vicini di questi tizi, anche loro ricchi sfondati e con una casa spettacolosa sullo stretto. Gli altri invitati, per lo pi universitari o gi di l, mi erano quasi tutti sconosciuti. Una mia compagna di scuola, la Forrester Academy di Seattle, mi aveva invitata insieme ad altre sue amiche, ma appena arrivammo mi fu subito, penosamente chiaro di essere la pi giovane in quel posto. Per capirlo, bastava un'occhiata alla mia carnagione lattea e lentigginosa, ai capelli color carota stretti in una coda di cavallo che mi esplodeva in riccioli crespi a met schiena, alla mia aria spaventata, per non parlare dello striminzito top rosa, sandali infradito e totale assenza di trucco.
Le ragazze con le quali ero arrivata mi piantarono in asso a tempo di record.
Mi trovavo a un paio di chilometri dalla casa dove erano ospiti i miei, e per arrivarci avrei dovuto percorrere una trafficata strada costiera priva di marciapiedi. Eppure, dopo pochi secondi l dentro, provai ugualmente l'impulso di girare sui tacchi e darmela a gambe.
Franky Pierson sale sul trampolino pi alto. Si prepara a tuffarsi... e si blocca.
Per quella non era una gara di tuffi. Nessuno mi degn di un'occhiata. Avrei potuto essere invisibile.
La musica era cos alta che quasi non riuscivo a sentirla. Hard rock... heavy metal? Come sempre quando sono sotto pressione, il cuore cominci a battermi veloce, quasi a ritmo della musica. Mio padre dice sempre che, anche se fisicamente somiglio a mamma, in realt ho preso da lui: unex atleta, un giocatore di football professionista, e sostiene che per noi  istintivo regolare le nostre mosse in base all'ambiente circostante, come gli uccelli e altri animali. In presenza di una sfida, la scelta  fra LOTTARE o FUGGIRE.
Decisamente non ero dell'umore di LOTTARE, per neanche FUGGIRE mi attirava granch.
E dopo un po', che strano!, la musica cominci a piacermi. Cio, in effetti continuavo a trovarla insopportabile, per cominciava a piacermi il fatto di sentirmi sotto pressione.
Tutti gli invitati si affollavano in una lunga sala da pranzo con una grande vetrata affacciata sullo stretto. D'estate il sole tramonta tardi sulla costa del Pacifico nordoccidentale, e adesso era quasi oltre l'orizzonte, e lanciava fiammeggianti strisce rosse sull'acqua increspata, ma nessuno l dentro era molto interessato al panorama.
Sgusciai ai margini della festa, cercando di non farmi sgomitare da sconosciuti con bicchieri pericolosamente sciabordanti. A giudicare dall'odore, dovevano scorrere fiumi di birra. Mi lasciai trascinare dalla marea umana in un'altra lunga sala con una vetrata perfino pi grande che dava su un molo dov'erano ormeggiati un'alta, affusolata barca a vela e un grosso yacht. Ero circondata da sconosciuti: ragazzi attraenti, ragazze affascinanti, tutte molto pi grandi di me e con parecchia pelle in mostra. Sembrava che fra noi ci fosse una lastra di vetro opaco: si muovevano in una dimensione dove a me non era permesso entrare. Per non fuggii.
Mi venne in mente mia madre che si lamentava di trovarsi sempre in mezzo a gente interessata soltanto a
conoscere pap, il famoso "Reid Pierson". A sentire lei, o la ignoravano del tutto o le si rivolgevano in tono condiscendente. (E lei che cosa fa?) Mamma diceva che in quelle occasioni aveva l'impressione di non esistere affatto, ed era cos che in quel momento mi sentivo anch'io: imbarazzata, ma anche eccitata, speranzosa. E intanto mi guardavo intorno con un patetico sorrisetto ansioso, come in attesa che da un momento all'altro qualcuno mi venisse incontro e mi abbracciasse. Qualche bel ragazzo, magari uno dell'ultimo anno delle superiori, che si sarebbe fatto largo tra la folla dicendo: "Francesca? Ciao."
Non and cos. Non esattamente.
Invece individuai un bagno - con mattonelle bianche scintillanti come perle e una pretenziosa Jacuzzi dai rubinetti di ottone - e guardai nello specchio la mia faccia arrossata e i miei smarriti, feriti, stoici occhi verdi. Fu imbarazzante vedere me stessa, ma chi altri mi aspettavo?
Il mio ciclo era iniziato da un anno scarso. Fino ad allora ero stata una specie di ragazzaccio; adesso non sapevo pi bene chi ero. Una ragazza, d'accordo. Per non una ragazza-ragazza.
O forse ero proprio questo. Francesca Pierson, non Franky. E la cosa non mi piaceva.
Rifiuto di s, cos si chiama.
Mamma diceva che alla mia et era "ossessionata" dal suo aspetto. E dai ragazzi. Diceva anche di aver commesso non poche azioni avventate che, se non avesse avuto una gran fortuna (Pi fortuna che cervello, Francesca), avrebbero potuto rovinarle la vita per sempre. A volte mi preoccupava l'idea di somigliare a mia madre pi di quanto mi facesse piacere. E che, una volta alle superiori, sarei stata "ossessionata" dal mio aspetto esattamente come le altre ragazze.
Ciao, Francesca.
Mi strizzo l'occhio nello specchio. Scrollo la coda di cavallo. Decido di essere okay. Non uno schianto, per okay.
Ciao.
Non chiedetemi come o perch: un tizio esce dalla folla e mi sbatte contro, e poi decide di fermarsi e mi squadra e mi sorride. Gli sorrido a mia volta, un sorriso luminoso come una zucca di Halloween.  assurdo come tutta la tensione scompaia... adesso recito la parte di una che non scoppia di eccitazione, paura, emozione. Come se questa fosse la scena di un film e stessi recitando un ruolo provato e riprovato.
Il tizio sorridente - sembra davvero che io gli piaccia! - mi grida nell'orecchio di chiamarsi Cameron... non riesco a capire il cognome.  matricola all'USC... e mi sento davvero sciocca a chiedergli cos' la "USC" (University of Southern California). Quando mi chiede come mi chiamo, gli rispondo Francesca, perch tutt'a un tratto Franky suona troppo da marmocchia, e bofonchio in modo pi o meno indistinto il nome della mia scuola. Cameron dice che i suoi abitano a Vashon Island, a Seattle, che suo padre  un dirigente della Boeing, che hanno una residenza estiva sullo stretto e che va matto per la vela... E io che gli racconto? Siamo cos vicini che sento l'odore della birra nel suo fiato. La folla ci urta, ci spinge ancora pi vicini. Sento che gli dico, praticamente urlandogli nell'orecchio, che i miei abitano a Yarrow Heights e che siamo qui solo per pochi giorni, a casa di amici, senza per entrare nei particolari: tipo chi  mio padre e di chi siamo ospiti, perch anche l'amico di mio padre  piuttosto famoso. (Non in campo sportivo o televisivo, come pap, ma in
quello dell'ingegneria elettronica e dei computer.) Per Cameron non fa differenza, tanto non riesce a sentirmi, e anche se ci riesce, niente di quello che dico sembra impressionarlo granch.  su di giri, si china su di me, sorride.
Vado a prenderti una birra, Fran... Francesca, hai detto?  un nome carino.
Non gli dico che odio perfino l'odore della birra, n che il suo sapore aspro, pungente, mi fa venire voglia di starnutire; e di sicuro non gli dico che i miei genitori darebbero in smanie se mai venissero a sapere che sono andata a una festa dove "si beve". Ma ora, anche se ho promesso loro di non bere mai niente di alcolico n provare droghe di nessun tipo, forma e genere, eccomi a una festa, in mezzo a sconosciuti pi grandi di me, e tutte le mie promesse e decisioni si squagliano come neve al sole.
Cameron mi prende per mano e mi trascina da qualche parte. La musica  sempre pi forte, sembra di essere nell'occhio di un ciclone. Sfrenata! Non sono mai stata a una festa cos super. Cameron mi dice qualcosa e io sorrido e dico di s senza sapere di che stiamo parlando, per mi fa ridere. Eccomi a una festa con un ragazzo che non conosco, uno di diciott'anni!, e andiamo d'amore e d'accordo, e tutti si esibiscono in uno di quegli strani balli fatti di saltelli-strilli-risatine facili da imitare.  come se, grazie a Cameron, Franky Pierson si fosse trasformata. Come se gli fosse bastato schioccare le dita per farmi diventare attraente e sexy invece che goffa e timida. E so ballare, ho la scioltezza e l'agilit di un'atleta. Scuoto le anche, le braccia, scrollo la coda di cavallo da una parte all'altra. Come mi guarda Cameron! Ho fatto colpo. E gli fa piacere che gli altri mi guardino... ragazzi grandi. Ho fatto colpo anche su di loro.
Intravedo le tizie con le quali sono venuta alla festa: mi fissano a bocca aperta, incredule. La piccola Franky Pierson  po-po-la-re.
Forse ormai sono un po' ubriaca, ma che importa? Mi sento galleggiare,  uno spasso, vorrei che la musica e il ballo non finissero mai.
Fran-ce-sca. Un nome carino.
Cameron mi ha portata da qualche parte. Non riesco a smettere di ridacchiare. La mia testa  un palloncino sempre pi grande, rischia di scoppiare, per  divertente, come le bollicine di birra che mi salgono nel naso e mi fanno starnutire: etc-etc-etc.
La musica non  pi cos alta. La sento ancora, e anche le vibrazioni, per in lontananza.
Cameron borbotta parole incomprensibili. Siamo in una stanza con una vetrata sull'oceano ormai buio. Sento l'odore e lo sciabordio dell'acqua, per non riesco a vederla. Mi sembra di essere su un trampolino, gli occhi chiusi, di colpo atterrita all'idea di tuffarmi. Di precipitare. Le dita di Cameron sono forti, fanno male, strette attorno a me, quasi sollevandomi di peso. Si china, comincia a baciarmi. Ma non  un primo bacio, un bacio da principianti,  un bacio esperto, invadente, duro, la lingua che preme contro le mie labbra serrate. Succede tutto cos in fretta. E intanto penso: " questo che voglio? Essere baciata?" Non ricordo pi dove sono, e nemmeno chi  Cameron, ma so che devo ricambiare il bacio.  cos che si fa: un bacio va ricambiato. Ridacchio e rabbrividisco e sono invasa da una sensazione strana, come se certe parti del mio corpo fossero intorpidite. Le dita di mani e piedi sono diventate di ghiaccio. Panico? Ricambio il bacio di Cameron; non voglio fargli capire quanto sono spaventata, e
quanto sono giovane. La sua bocca  carnosa e calda, le mani che si muovono sul mio corpo dure ed esperte. Per un assurdo istante vedo mio fratello Todd che fa pratica di pesi, o di flessioni, o che ansima e sbuffa sul tapis roulant, la faccia coperta da un velo di sudore vischioso, cos concentrato sul proprio corpo che se in quel momento qualcuno gli rivolgesse la parola, neanche se ne accorgerebbe. Con Cameron  lo stesso. Quanto al mio corpo, non sa decidere se sentirsi solleticato, accarezzato, o... qualcos'altro, non altrettanto gradevole.
C-Cameron? Forse po-potremmo...
Rilassati, baby. Sei cos sexy, fantastica.
Questo non  esattamente il mio primo bacio. Per  la prima volta con un ragazzo grande, uno esperto. Uno sconosciuto che mi chiama "baby" come se avesse scordato il mio nome. Ora mi solleva il top e mi tocca il seno, che sembra essere la parte del mio corpo pi sensibile al solletico, e io ridacchio e trattengo il fiato, e la faccia di Cameron emana calore come se fosse reduce da una corsa, e io penso: " questo che voglio, vero? Non  questo che voglio?" Cerco di ricordare tutto quello che mi  stato detto sul sesso sicuro, e penso: "Sesso sicuro? Ma questo...  sesso?"
Cameron, non penso di voler...
E dai, baby. Lo sai che lo vuoi.
Sono atterrita, ma anche eccitata. Almeno credo che sia questo: eccitazione? Penso di non essere pi ubriaca, per ho lo stomaco sottosopra. I capelli mi coprono il viso, la coda di cavallo dev'essersi sciolta. Cameron mi tira indietro i capelli e mi bacia di nuovo; la sua bocca sembra azzannarmi. Cerco di respingerlo, ma lui non smette. Succede tutto cos in fretta;  come quando finisci sott'acqua, e se tenti di prendere fiato inghiotti
solo acqua, e allora cedi al panico e cominci ad agitarti convulsamente, lottando per la vita.
Cameron mi spinge sopra qualcosa. Non un letto o un divano; forse un tavolo. Qualcosa di duro, sento il bordo segarmi le cosce. Continua a chiamarmi "baby", ma in tono decisamente meno amichevole. Come se cercasse di blandire un animale cui ha intenzione di fare del male. E si comporta come se fosse stato imbrogliato. Come se lo avessi preso in giro. Mi blocca, si abbassa la lampo dei pantaloni, annaspa e ansima e mi tira le mutandine come se non gli importasse di strapparle, e io vorrei gridare, ma il suo braccio mi schiaccia la gola.
Maledizione, piantala con questi trucchetti! Piccola...
Lotto con tutte le mie forze. Tento di urlare. Non so che fare.
E poi, all'improvviso, lo so.  come se si fosse acceso un fiammifero. Questione di un istante: il mio ginocchio scatta verso l'alto, con forza, colpendolo dritto all'inguine. Emette un grido strozzato e si affloscia.   Lasciami!   grido.   Lasciami!   Sono ancora supina, ma tiro calci come una forsennata, come quando devi attraversare una piscina usando solo le gambe, e le mie gambe sono irrobustite da anni di nuoto e di corsa. Anche se sembro pelle e ossa, sono forte.
Cameron mi blocca con il suo peso, ma riesco a divincolarmi, attaccandolo in ogni modo possibile e immaginabile... perfino con i denti. I denti!
Questo s che lo spaventa. Mugola e impreca, le mani strette fra le gambe. E poi mi fissa e dice:   Sei matta! Dovresti vedere i tuoi occhi! Come una tempesta... in quegli occhi verdi! Sei matta!
Sento una risata selvaggia uscirmi di bocca.  come se mi avesse guardato in fondo all'anima.
Finalmente sono libera, fuggo. Corro fuori dalla stanza, in corridoio, davanti a vasi di felci e maschere indiane appese a una parete, mi sembra di essere un animale selvatico che cerca l'uscita da un labirinto... ecco una porta, ed eccomi all'esterno, all'aria aperta, salva.
 buio e c' foschia, annuso l'odore dell'oceano e ingoio grandi boccate d'aria salmastra, come se avessi appena rischiato di affogare.
Per adesso sono SALVA.
Sono brava a correre. Mi piace correre quasi quanto mi piace nuotare. Cos imbocco la strada costiera e volo verso casa, tenendomi alla larga dal traffico, i capelli svolazzanti sulla schiena. Probabilmente gli automobilisti di passaggio mi prendono per una mentecatta. Eppure mi sento cos bene.  strano, ma non penso: "Oh, mio Dio, sono stata quasi violentata!"; invece penso che sono felice, e fortunata. Mia madre dice che, alla mia et, ha avuto pi fortuna che cervello; io penso di avere avuto fortuna e anche cervello. Quel Cameron! Gli ho tirato un calcio nelle palle, l'ho graffiato, l'ho morso. Gli sono sfuggita. Neanche ho avuto il tempo di avere paura. Era un bullo e un vigliacco, e scommetto che ora se la fa addosso, tremando all'idea che racconti tutto ai miei genitori, all'idea di finire nei guai.
Ma io non lo dir a nessuno. Mi basta essergli sfuggita.
Una tempesta, ha detto, negli occhi.
OCCHI DI TEMPESTA mi ha salvato la vita.

due
La festa: 18 aprile.
La buona notizia era: pap aveva firmato il nuovo contratto con la rete televisiva.
La notizia meno buona: mamma non era li a festeggiare l'evento insieme a noi, come le altre volte.
Ho lavorato sodo per ottenere questo risultato   stava dicendo pap   e penso di meritarmelo. Sono incredibilmente grato. E voi ragazzi...   Gli volevamo un bene dell'anima quando era cos, quando ci abbracciava tanto forte da farci scrocchiare le costole.   Bene! Quello che voglio dire ... la famiglia  la cosa pi importante. La vera gloria di un uomo  la sua famiglia. Per lui significa molto pi di qualunque cosa possa pensare il resto del mondo. Gli conferisce dignit, rispetto. Non solo noi Pierson ci vogliamo bene, ma ci sosteniamo l'un l'altro, giusto? Siamo una squadra.
Parlava con la stessa calda voce vibrante che usava in televisione quando un atleta o una squadra eseguiva un'azione spettacolosa. Essendo un ex campione di football, Reid Pierson riusciva a identificarsi con gli atleti in un modo impossibile alla maggior parte dei cronisti sportivi. Il suo bell'aspetto giovanile e un po' stropicciato e il suo sorriso smagliante lo avevano reso
l'idolo degli appassionati di sport, e ogni volta che lo vedevamo alla tiv era un'emozione, perch quello era il nostro pap.
Prendiamo il mio fantastico decimo compleanno, per esempio... Pap era in Florida per la telecronaca di una partita, e mamma prepar una grande ciotola di pop-corn, e tutti noi - mio fratello maggiore Todd, la mia sorellina Samantha e io - andammo a sederci insieme a lei in soggiorno a guardare il programma, e Reid Pierson era li sullo schermo, cos attraente e allegro, e un attimo prima di un intervallo pubblicitario eccolo che strizza l'occhio alla telecamera e dice:   Buon compleanno, Franky!   velocissimo, cos veloce che probabilmente solo noi riuscimmo a sentirlo. Buon compleanno, Franky.
Ero orgogliosa, sicuro. Sono un essere umano, dopotutto. D'accordo, avrei preferito che pap fosse a casa per la mia festa, ma era una consolazione niente male che Reid Pierson fosse mio padre e mi facesse l'occhiolino e mi augurasse buon compleanno durante la sua trasmissione.
Pap adorava fare festa. Festeggiare quelle che definiva le Buone Notizie Fortunate. C'era sempre una Festa Buone Notizie. Un pantagruelico banchetto cinese, per esempio. A pap piaceva attaccarsi al telefono e ordinare cibo sufficiente per una dozzina di persone, e se mamma era nella stanza rideva (con una sfumatura d'ansia, a volte) e protestava:   Ma tesoro, chi manger tanta roba?
Quel giorno, per, mamma non era insieme a noi. Sapevo che pap era scocciato... quella mattina li avevo sentiti "discutere". Probabilmente lui sapeva che la buona notizia era imminente, anche se si era guardato bene dal dircelo (perch in un mondo di pubbliche relazioni e comunicati stampa devi tenere la bocca cucita fino all'annuncio ufficiale), perci non era stato affatto contento che mamma se ne andasse a Santa Barbara, in California, per partecipare a una Fiera dell'Artigianato. E non solo perch cos si sarebbe persa la Festa Buone Notizie; non gli andava che sua moglie frequentasse tipi con pretese artistiche, tutta gente che lui descriveva come "femmine in menopausa" e "checche"... categorie disprezzabili di esseri umani.
Sapevo che aveva insistito perch mamma rinunciasse a quel viaggio, come l'aveva convinta a cancellarne uno precedente a Vancouver, in gennaio, anche se quella volta non c'era stata nessuna Festa Buone Notizie: voleva semplicemente che lei restasse con noi per il fine settimana. Pap viaggiava molto spesso per il suo lavoro, perci contava sul fatto che mamma fosse a casa quando c'era anche lui.    il mio lavoro che ti permette questo piacevole stile di vita. E a te piace questa vita, vero, cara?
Lo sai che mi piace, Reid   si era affrettata a dire mamma.   Naturalmente...
E non ti pare che come minimo mia moglie dovrebbe fornirmi un sufficiente sostegno emotivo?
Si, Reid. Hai ragione.
Ho ragione "col bacio"?   Era una delle battute preferite di pap, questa, e la usava di continuo. Era cos buffo... non bastava che tu fossi d'accordo con lui (anche quando non aveva ragione al cento per cento), ma dovevi anche dargli un bacio sulla guancia.
Mamma aveva riso, e aveva ceduto. Per lo pi pap era cos divertente che dovevi cedere per forza.
Si potrebbe pensare che pap ci portasse tutti in viaggio insieme a lui, invece no. Tranne che per le vacanze estive, due o tre settimane si e no. Perch era troppo impegnato, e la competizione fra le reti televisive era "da tagliagole" (ogni volta che diceva cos, pap si passava l'indice sulla gola, con l'aria di godersi la sensazione di una lama invisibile), e perci non aveva tempo per se stesso. Non gli andava nemmeno che mamma portasse Samantha e me a trovare i nonni a Portland, anche solo per pochi giorni. (Fra lui e i Connor doveva essere successo qualcosa, perch la famiglia di mamma non veniva quasi mai a trovarci a Seattle. In effetti nessuno veniva quasi mai a trovarci, tranne, a volte, amici o colleghi di lavoro di pap.) Suppongo che, sotto sotto, pap fosse vecchio stile: non gli piaceva che qualcuno della famiglia si allontanasse da casa. Come quando, qualche anno fa, la sorella maggiore di mamma, Vicky, fu ricoverata in ospedale a Citt del Messico per un attacco di dissenteria, e lui comment:   Visto che succede quando esci dagli Stati Uniti? Specialmente alle vecchie zitelle.   Un po' scherzava, ma in fondo diceva sul serio.
Chiesi a mio fratello Todd perch pap se la prendesse tanto se mamma si assentava per pochi giorni.   Mica  andata sulla luna   dissi.   In fondo torna fra due giorni.
Ma Todd prendeva sempre le parti di pap. Sempre. Quindi rispose, con quella sua aria-saputa-da-fratello-maggiore:   Perch pap vuole che mamma stia a casa. Ecco perch.   Come se questo bastasse e non ci fosse altro da aggiungere.
Insomma, quella mattina mamma era partita per Santa Barbara. E mentre noi festeggiavamo era quasi duemila chilometri a sud di Seattle.
 incredibile, sai?   disse col tono colpevole di una bambina disubbidiente quando telefon a casa.   Qui  estate. L'oceano  cos scintillante e bello! Ho camminato a piedi nudi sulla spiaggia...
Seattle era fredda, nebbiosa e grigiastra, come se l'intera citt fosse avvolta da una membrana appiccicosa. La tipica primavera del Pacifico nordoccidentale.
Mi piacevano le Feste Buone Notizie di pap, per avrei tanto desiderato che mamma mi avesse portata con s. Solo per quella volta! Alla Fiera dell'Artigianato di Santa Barbara. Ce la saremmo svignata e saremmo andate a passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia...
Al telefono mamma aveva detto esitante:   Per piacere, Francesca, puoi salutare tuo padre per me? Non riesco a raggiungerlo attraverso il telefono dell'ufficio, e nemmeno al cellulare. E sai che non sopporta ricevere e-mail, a parte quelle di lavoro. Digli che sono tanto fiera di lui... Francesca?
Sicuro, mamma. Glielo dir.
C'era qualcosa di strano, in quella conversazione. Per all'epoca preferii non pensarci. Un tremito quasi impercettibile nella voce di mamma. Come se mi supplicasse. Perch?
Ti voglio bene, tesoro!
Ti voglio bene, mamma!
Il nostro saluto abituale. Per mamma e per me era difficile dire "ti voglio bene" in tono serio, anche quando dicevamo sul serio; dovevamo sempre pronunciare le parole in tono scherzoso, noncurante.
Quando, quella sera, tentai di riferire il messaggio, pap mi zitt con un cenno.   Niente ipocrisie, Francesca. Visto che tua madre  assente da questa casa, permettiamoci un minimo di integrit morale, per piacere.
Di solito pap mi chiamava Franky. E quando mi chiamava Fran-ce-sca in quel modo enfatico era per burlarsi di mamma, che invece mi chiamava sempre Francesca e mai Franky.
Todd sogghign. Lui sapeva a che cosa si riferiva pap.
Lo sguardo perplesso di Samantha and dall'uno all'altro. Non riusciva ad afferrare: era troppo piccola per capire le correnti sotterranee della nostra politica familiare.
(E io? Che cosa pensavo, io? Mi sforzai di non pensare. Se avessi riso della battuta di pap, avrei tradito mamma. Se avessi aggrottato la fronte, lui avrebbe capito che non approvavo il suo umorismo. Ragion per cui mantenni un'espressione impassibile, neutrale.)
Rimasi in silenzio. E anche Samantha. Pap era in uno dei suoi momenti focosi, e il suo umore poteva virare in una direzione o nell'altra. Come certi incendi spaventosi che vedi alla tiv, che divampano senza preavviso, distruggendo case e migliaia di ettari di foresta.
A coprire il nostro silenzio provvide Todd, che quel fine settimana era tornato a casa dall'universit.
Congratulazioni, pap! Uno dei ragazzi della squadra mi ha mostrato l'articolo su "USA Today".  una forza.   Todd aveva ritagliato l'articolo, e Samantha e io lo leggemmo avidamente. Poi pap ci mostr un trafiletto comparso sul "Seattle Times" quella mattina:
Il popolare cronista sportivo della CBS, Reid Pierson, ha firmato un contratto di cinque anni con la rete televisiva per una somma che il suo agente definisce generosa, ma non pi di quanto Reid Pierson si meriti. Pierson costituir il punto di forza della squadra televisiva che l'anno prossimo si occuper delle Olimpiadi.
L'unico limite  il cielo, ragazzi!   disse allegramente pap.   Stavolta vi porto tutti con me.
Quando ero piccola, credevo che davvero mi avrebbe portata con lui in qualcuno dei suoi viaggi. Forse
Samantha, che aveva solo dieci anni, ancora ci credeva. Ma Todd e io sapevamo che per lui quello era solo un modo di dire. Non era previsto che lo prendessimo alla lettera.
Ma forse... forse stavolta sarebbe stato diverso?
Che il banchetto abbia inizio! Franky?
Come al solito pap aveva ordinato cibo sufficiente per un esercito. Diceva spesso di essere cresciuto in "condizioni difficili"... questo significava, suppongo, che la vita della sua famiglia a Moose Lake, Washington, non era stata molto prospera, e lui aveva intenzione di recuperare. In assenza di mamma toccava a me occuparmi della cucina... ossia riscaldare le pietanze nel microonde. Samantha mi aiut a portare in tavola i piatti fumanti. Se ci fosse stata mamma, avrebbe servito una portata dopo l'altra, ma pap volle che mettessimo in tavola tutto assieme: anatra alla pechinese, riso fritto con gamberetti, spaghetti di soia al sesamo, pollo alle arachidi, manzo con salsa all'aglio, maiale alla sechuan, pollo al limone, gamberetti Famiglia Felice, pi riso integrale e un vassoio di verdure cinesi. Da bere, per me e Samantha c'era t cinese (lo odiavamo, in realt: sapeva di calzini sporchi), per pap e Todd, birra cinese. Era un'occasione festosa, ma anche venata d'ansia.
Sembrava sbagliato che ci fossimo soltanto noi quattro a cenare in soggiorno, senza mamma. E pap continuava ad alludere in tono sarcastico alla sua assenza.   Gamberetti "Famiglia Felice"... be', almeno noi lo siamo.
Rabbit, il nostro terrier, era rinchiuso in un'altra parte della casa e ogni tanto lo sentivamo guaire. Povero Rabbit! Era cos agitato, se mamma non c'era: era soprattutto il suo cane, anche se Samantha e io gli volevamo molto bene. A pap, invece, chiss perch, Rabbit
non era mai piaciuto. Sosteneva che gli dava sui nervi, perci, quando lui era in casa, dovevamo rinchiuderlo da qualche parte. (Mi aspettavo che pap chiedesse cos'era tutto quel baccano, perch Rabbit guaiva e grattava la porta, e poi facesse qualche altro commento sarcastico sul fatto che mamma non si era portata dietro il suo prezioso cagnolino, invece no.)
Come ogni volta che mangiavamo in soggiorno, pap accese la tiv, e lui e Todd si misero a guardare una trasmissione sportiva. Quel giorno, sul nostro schermo gigante che occupava met parete, comparvero le immagini di un incontro di boxe. Una fortuna per Rabbit: il fracasso della tele copriva il suo.
Per! Guarda l!
Due giovani, muscolosi pesi leggeri si stavano massacrando di pugni. Uno era un nero con un cipiglio feroce, l'altro un ispanico con un occhio terribilmente gonfio. Era strano vedere due giovanotti impegnati a picchiarsi a neanche tre metri dal nostro banchetto cinese. Pap alz il volume, e il boato della folla riemp la stanza.
Se ci fosse stata mamma, non avrebbe approvato. Un altro sport, magari... pallacanestro o baseball, ma non il pugilato. In effetti - dal momento che non si occupava delle telecronache di quel tipo di sport, e neanche era stato uno degli sport praticati da Reid Pierson - per pap era insolito guardare un incontro di boxe. Non gli piaceva ascoltare i telecronisti sportivi suoi "rivali", specialmente se non erano mai stati atleti loro stessi. Diceva che erano "fasulli" e "ipocriti", e che non si erano guadagnati il lavoro come aveva fatto lui.
Una bella lotta   comment ora, eccitato.   Quei ragazzi saranno pesi leggeri, ma hanno il fegato di un peso massimo. Sapete che significa avere "fegato", ragazze?
Non aveva certo bisogno di chiederlo a Todd: alto pi di un metro e ottanta, con un peso di quasi cento chili, e un atleta lui stesso.
Samantha si limit a fissarlo confusa e scosse la testa, giocherellando con il cibo che aveva nel piatto.   No, pap...
E io, con la voce di Occhi di Tempesta che alza pronta la mano per rispondere a una domanda:   "Fegato" significa coraggio. "Fegato"  quello di un atleta che non cede per quanto sia malridotto.
La nostra istruttrice di nuoto alla Forrester non faceva che ripeterci: Siate aggressive!
Occhi di Tempesta era aggressiva per natura. Per a volte esitava a mostrarlo.
A pap piacque la mia risposta. Quando era un campione dei Seahawks, Reid Pierson aveva mostrato "fegato" in pi di un'occasione. Una volta lo avevano trasportato fuori dal campo che si contorceva di dolore per uno strappo al tendine di un polpaccio.
Giusto, Franky. Ma non scordare che un atleta pu anche essere una "lei". Anche una donna pu avere "fegato". E anche lei pu cedere sotto pressione e deludere la sua squadra. Non sono soltanto gli uomini che possono essere eroi o vigliacchi, tesoro. Possono esserlo anche le donne.
Aveva parlato con un tono intenso che nascondeva un significato pi profondo. Deludere la tua squadra... deludere la tua famiglia.  la stessa cosa.
Provai l'improvviso impulso di difendere mamma. ("Ehi! Mamma non  una vigliacca.") Ma le parole mi si strozzarono in gola. Quella era la Festa Buone Notizie Fortunate di pap. Era la sua festa. E forse, soltanto forse, avevo un po' paura di lui.
Per sapevo tutto sul "fegato". Dare tutto te stesso e
qualcosa di pi. Avevo partecipato a parecchie gare scolastiche: calcio, corsa, nuoto, tuffi. Ero una buona nuotatrice e una tuffatrice imprevedibile: a volte eccellente, a volte non-tanto-eccellente. La nostra istruttrice sosteneva che, se avessi continuato ad allenarmi, per l'ultimo anno sarei stata una delle migliori.
Da piccola amavo lo sport.  tutto pi facile, da piccoli. Ma poi arrivi alle superiori e fare parte della squadra diventa cos importante! Certe volte mi allenavo fino a sfinirmi, perch volevo che pap fosse fiero di me. Mamma continuava a raccomandarmi di non esagerare... ma cosa ne sapeva, lei?
Adesso pap stava dicendo:   Sam-Sam? Capisci, vero? L'importanza di avere "fegato".
Samantha si affrett ad annuire:   Si, pap   anche se probabilmente non aveva la minima idea di cosa stessimo parlando. Aveva dieci anni e l'aria sognante, un carattere dolce e timido, e teneri occhi scuri che nessuno avrebbe mai definito di tempesta. Durante la cena era stata pi silenziosa del solito. Probabilmente sentiva la mancanza di mamma, ed era triste per il povero Rabbit che guaiva tutto solo, lontano da noi.
Pap continuava a ripeterci di fare onore a quelle "prelibatezze" e, ignorando le deboli proteste di Samantha, torn a riempirle il piatto. C'era ancora una montagna di riso ai gamberetti, e ormai gli spaghetti di soia erano freddi come sassi e viscidi come vermi. Mi augurai che pap non mi costringesse a mangiare ancora, o avrei rischiato di vomitare. Come al solito Todd s'ingozz come un lupo: si allenava per ore tutti i giorni, e doveva accumulare carboidrati e proteine per farsi i muscoli. Io invece ero piuttosto schizzinosa, e Samantha in genere non aveva molto appetito. Quando mi ero seduta a tavola avevo pensato di essere affamata, ma le dolciastre,
collose pietanze cinesi mi avevano riempito alla svelta.
Questo  il nostro banchetto da Buone Notizie Fortunate, ragazze. E anche se vostra madre non c', gli faremo onore! Non dobbiamo sprecare una briciola di quest'ottimo cibo.
Fui tentata di chiedergli perch non potessimo conservarne un po' per il giorno dopo, e per quello dopo ancora, per mi trattenni; a pap non piacevano i commenti "da sputasentenze". Invece dissi:   I miei preferiti sono i funghi neri   e me ne versai un'altra porzione su una collinetta di riso integrale.
Samantha, che non era altrettanto furba, fiss sbigottita il piatto che pap le aveva spinto davanti. E lui, vedendola esitare e mordersi le labbra, vi aggiunse altro maiale alla sechuan, e altro pollo al limone. Samantha sembrava sul punto di piangere.
Di solito Todd ignorava entrambe le sue sorelle, ma ora, evidentemente impietosito dall'espressione di Samantha, approfitt dell'incontro di boxe per distogliere da lei l'attenzione di nostro padre.   Guarda, pap! Forte.
Il pugile nero stava martellando l'avversario, costringendolo a indietreggiare. L'istante successivo l'ispanico era al tappeto, steso sotto le luci impietose. L'arbitro si chin su di lui, contando in un silenzio lugubre: pap aveva abbassato il volume.   Guarda che k.o.   comment adesso.   Bel colpo.
Mentre fissava lo schermo, cominciai a sparecchiare. M'impadronii abilmente del piatto di Samantha e lo portai in cucina insieme agli altri senza che lui se ne accorgesse.
Prima di mettere i piatti in lavastoviglie, li sciacquai rapidamente e poi, gi che c'ero, corsi a controllare Rabbit, chiuso in camera mia e reso frenetico dalla solitudine.   Povero Rabbit! Mi dispiace, sai. Ma fra poco
potrai uscire, promesso.   (Prima di cena avevo sentito pap parlare al cellulare e sapevo che pi tardi sarebbe andato a "farsi un bicchierino".) Rabbit mi lecc le mani, scodinzolando disperatamente. Doveva essere terribile per un cane non capire che la persona che pi ami al mondo, in questo caso mia madre, non ti ha in realt abbandonato e fra non molto torner da te.
La Festa Buone Notizie Fortunate di pap non sarebbe stata completa senza biscottini della fortuna e gelato: montagnole ricoperte di rivoli di caramello e briciole di biscotto. Stavo rientrando in soggiorno con le coppette piene su un vassoio, quando il telefono squill. Doveva essere mamma.
Aspettammo che pap rispondesse. Todd si massaggi nervosamente il collo. Ma pap, lo sguardo fisso sullo schermo, ignor il telefono. E quando, al terzo o quarto squillo, feci per sollevare la cornetta, scosse un dito ammonitore verso di me senza neanche voltarsi.   Fran-ce-sca. Dove sono finite le tue buone maniere? Niente telefonate durante i pasti.
Ma pap, potrebbe essere...
... potrebbe essere mamma!   esclamammo all'unisono Samantha e io.
Pap irrigid la mascella in un modo che significava "fine della discussione". Continu a guardare in silenzio la tiv mentre, dopo un ultimo squillo, entrava in funzione la segreteria, che per non potevamo sentire.
Ero inquieta, nervosa. Sapevo, sapevo che era mamma a chiamare. E mi chiedevo che cosa avrebbe pensato. Che messaggio avrebbe lasciato. ("Mi dispiace non avervi trovato in casa. Siete andati al Regno di Ming? Riprover pi tardi. Vi voglio bene!")
Aspettai che il programma di boxe finisse, ma i replay proseguirono senza sosta da angolature differenti,
perfino dall'alto. Il pugile ispanico aveva l'occhio destro cos gonfio da essere chiuso e la faccia lucida di sangue. Era orribile; i primi piani non risparmiavano niente: non solo quel ragazzo di ventidue anni era ferito e sconfitto, ma veniva anche umiliato.
Samantha fissava il telefono con l'aria di avere la nausea.
Ehi, pap   disse all'improvviso Todd   che ne pensi se provassi con la boxe? In fondo, in una squadra, sei solo uno in mezzo a tanti.
Tu?   replic pap.   Fare il pugile? Sei troppo lento, figliolo. Sei fatto per il football, tu, come il tuo vecchio.
Avevi detto che ero un peso massimo...
Per non ne hai l'abilit, Todd. N i riflessi n l'istinto. I pugili sono affamati di vittoria... assassini nati. Hai avuto una vita troppo protetta. Un ragazzo bianco di citt, ecco quello che sei.
Tipico di pap: di punto in bianco dava addosso a uno di noi, come se fino ad allora avesse soltanto scherzato, soltanto finto di pensare che eravamo fantastici. Il suo tono quando disse un ragazzo b  ianco di citt mi fece venire i brividi.
E del resto sei troppo vecchio per fare il pugile.
Ho solo vent'anni, pap!
Esatto: troppo vecchio. I pugili cominciano ad allenarsi a quattordici, quindici anni. O meno ancora.
Potrei imparare   s'intestard Todd.   Scommetto che ci riuscirei.
Non era una mossa astuta discutere con pap su qualunque argomento, soprattutto di sport. Non so proprio perch Todd insistesse.
Te l'ho detto: non hai l'istinto dell'assassino   ribatt pap.   Ce l'hanno perfino i pugili mediocri.
Con il football  diverso...  un gioco di squadra. Come fratelli.   Nella sua voce s'insinu una snervante sfumatura di scherno.   In fondo il football non  che un gioco.
In seguito mi sarei stupita ripensando a quel commento. Forse pap non amava il football? Il football non era stato la sua vita? Eppure adesso sembrava denigrarlo perch era solo un gioco.
Todd tracann una lunga sorsata di birra, il viso arrossato, imbronciato. Pap se ne accorse, rise, e gli strinse con approvazione il bicipite sinistro.   Sei in condizioni perfette, figliolo, sono fiero di te. Prevedo che l'autunno prossimo nella tua vita accadranno grandi cose.
Sicuro, pap   bofonchi Todd.
Il pugilato non  per i ragazzi di Yarrow Heights. Non ti permetterei mai di salire su un ring. E lo sai perch?
Mio fratello scroll le spalle.   Perch?
Perch sono tuo padre e ti voglio bene.
Sono tuo padre e ti voglio bene.
Pap si volt verso Samantha e me che lo stavamo guardando ansiose.   Franky, Sam-Sam: il vostro pap vuole bene anche a voi. Quando siete brave ragazze, non ragazze cattive.
Ridemmo come se ci avesse fatto il solletico. Potevo quasi sentire le sue dita forti pizzicarmi le costole, facendomi squittire di risate.
Era un pezzo che pap non puniva qualcuno di noi. Tanto da non ricordarci - quasi - che una cosa simile fosse successa.
Biscottini della fortuna! Li aprimmo a turno e leggemmo il bigliettino a voce alta.
Todd per primo. Con un'acuta voce nasale che imitava l'accento cinese, lesse:   Qualcuno che ti ammira aspetta di essere scoperto.   Scroll le spalle, fingendo indifferenza.   Forte.
E pap, imitando la saggezza cinese, comment:   Solo il tempo lo dir!
Samantha spezz il suo biscotto e lesse i piccoli caratteri rossi socchiudendo le palpebre.   Porti gioia e felicit a tutti.   Chin timidamente la testa.
E brava la nostra Sam-Sam   rise pap.   A quanto pare, qualcuno ti conosce bene.
Lessi il mio:   Una mente calma dona la calma. Sai che bella predizione!
Saggia, per   ribatt pap in tono severo.   Qualcuno conosce bene anche te, Fran-ce-sca.
Che voleva dire? Pap mi giudicava una combina-guai?
In un attacco di paranoia mi chiesi se avesse infilato lui quel biglietto nel mio biscotto, per rimproverarmi... Forse aveva intuito che Occhi di Tempesta si agitava nel mio cuore. E sapeva di non poter controllare lei.
E come mi guardava adesso! Come se non fossi sua figlia, come se stesse soppesando un'estranea sfrontata dai capelli rossi...
"Ma Occhi di Tempesta non  reale!" avrei voluto dirgli. " solo un'idea."
Pap fu l'ultimo a spezzare il suo biscotto della fortuna.   Attraverserai un guado   lesse con voce rimbombante, la sua voce da tiv. Tacque un momento, riflettendo, e poi sorrise.   Ovvio! L'Oceano Pacifico. E l'A-tlantico. Servizi televisivi a livello planetario per Reid Pierson e soci. Perfetto.
Sul vassoio era rimasto un unico biscotto. Quello di mamma.
Di solito le nostre ordinazioni al Regno di Ming erano per cinque, perci ci avevano mandato cinque biscotti della fortuna.
Anche Samantha lo vide, e ingenuamente lo indic.
Quello  di mamma. Possiamo metterglielo da parte.
Pap s'impadron del biscotto con un sorriso forzato.
No, Sam-Sam. In assenza di vostra madre, un emissario lo legger al suo posto.
Strapp il cellophane, spezz il biscotto, tir fuori la strisciolina di carta e, usando di nuovo la sua voce da tiv, lesse:   Attraverserai un guado.
Segu un lungo silenzio. Todd e io ci scambiammo un'occhiata nervosa, il primo contatto che avessimo avuto da un pezzo. Una strana espressione guizz sul viso di nostro padre, come se qualcuno lo avesse insultato, ma forse era solo uno scherzo... in fondo il pubblico lo fissava, ansioso di vedere la sua reazione. Finalmente scoppi a ridere.   Questa poi! A quanto pare l'indovino si  trovato a corto di idee e ha cominciato a ripetersi. Sembra che vostra madre e io avremo lo stesso destino. Ma non lo stesso futuro.   Ruppe il biscotto in parecchi pezzi e lo mangi lentamente.
Finimmo i nostri biscotti, che sapevano di stantio e non erano un granch.

TRE.
Il litigio: 5 maggio.
Sta per succedere qualcosa.
Il peggio che puoi pensare, a proposito dei tuoi genitori: qualcosa  gi successo. Che cosa?
Quella notte... Sono sveglia, in ascolto.
Non  che stia origliando. No.  il tuono, lo scrosciare della pioggia. Che si mescola ai miei sogni.
In un'altra parte della casa. Una voce profonda. La voce di pap. Controllata, ragionevole. Perch non puoi, perch non vuoi, ti avverto. Le parole sono indistinte, ma il ritmo  inconfondibile.
L'altra voce  pi debole, acuta. Una voce di donna. Disprezzo quella voce. La voce pi profonda la sovrasti), la cancella. Come il rombo del tuono nel cielo.
Sono sveglia, seduta sul letto. Scosto le coperte con un calcio. Non era niente, soltanto il tuono. La pioggia batte contro i vetri. Avevo lasciato una finestra socchiusa, e il vento ha soffiato dentro la pioggia, bagnando i fogli sulla mia scrivania.
Non era niente. Soltanto il tuono.
Nello specchio del bagno, Occhi di Tempesta mi fissa sprezzante. Vorrei poter graffiare quegli occhi.
La mattina dopo Samantha entr timidamente nella mia stanza. Vedendola, alzai gli occhi stupita. A quell'ora la mia camera era territorio proibito. Non ero ancora vestita e mi stavo spazzolando i capelli.   Franky? La notte scorsa li ho sentiti di nuovo. Non riuscivo a dormire.
Samantha mi fissava ansiosa, battendo le palpebre. Avrei voluto abbracciarla, nascondere il viso nei suoi capelli per impedirle di vederlo.
Per non potevo farle capire che avevo paura. Gi altre volte, dopo il fine settimana che mamma aveva passato a Santa Barbara, Samantha mi aveva chiesto di lei e pap, e ogni volta le avevo assicurato che non c'era da preoccuparsi... sai com' pap: prende fuoco alla svelta, ma gli passa altrettanto alla svelta. Pap d un bacio e fa la pace. Pap ci vuole bene.
Ora, dall'espressione ansiosa della mia sorellina, capii che dovevo fare molta attenzione. Ne approfittai per spazzolarle i capelli, che comunque ne avevano bisogno.   Non puoi averli sentiti, Samantha. Io non ho sentito niente. Sar stato un sogno.   Feci una pausa, riflettendo.   O il tuono, magari. Stanotte c' stato un temporale.
La foschia mattutina premeva contro le finestre, lasciando intravedere soltanto qualche sempreverde e il luccichio indistinto del lago Washington. La spazzola trov un nodo e Samantha trasal.   No, Franky! So riconoscerlo un sogno! Questo non era un sogno, e nemmeno un tuono. Era pap che urlava contro mamma. Diceva...
La spinsi via. Respinsi bruscamente il suo piccolo corpo caldo, inquieto. Lottai contro l'impulso di tapparmi le orecchie. Non volevo sentire, non prima di andare a scuola. Non quella mattina, quando avevo gi troppe cose per la testa.
Chiedilo a mamma, allora!   mi sentii dire.   Chiedilo a lei.  tutta colpa sua. Chiedilo a mamma!
Ma Samantha non poteva chiederglielo. E neanch'io potevo. Del resto mamma non ci avrebbe detto niente. Per tutta quella primavera esib il suo sorriso coraggioso, ostinato, ansante, come se il cuore le battesse pi veloce, come se avesse corso.
Era a lei che davo la colpa di tutto, suppongo. Perch continuava a provocare pap; e pap, essendo Reid Pierson, non poteva fare altro che reagire. In televisione era sempre superallegro, ma a casa, be'... i suoi sbalzi d'umore erano imprevedibili. Era fatto cos, ecco.
Sembr accadere per gradi. O forse prima ero troppo piccola per rendermene conto. Fu pi o meno quando ero in ottava che la tensione cominci a emergere. Mamma non era pi tanto entusiasta di sostenere in pubblico la parte della signora Pierson. In effetti non si era mai sentita a proprio agio durante i sontuosi banchetti e cocktail organizzati per raccogliere fondi dov'erano sempre invitati Reid Pierson e altre celebrit; si sforzava di scherzare su quanto si sentiva infelice in mezzo a sciami di sconosciuti in smoking e abiti lunghi ansiosi di stringere la mano di Reid Pierson e avere il suo autografo, ma pronti ad attraversare con lo sguardo Krista
Pierson come se neanche esistesse. Per quasi quattordici anni aveva sempre accompagnato pap, recitando la parte della bella moglie di Reid Pierson, un tempo anche lei telecronista per una televisione di Portland. Ma adesso la sentivo supplicare:   La festa di stasera! Preferirei non andarci, caro. Non sono dell'umore giusto per affrontare tutta quella gente. Non potrei restare a casa?
E pap rispondere:   No, tesoro, non puoi. Abbiamo
un appuntamento, ricordi?   Pap cercava di reagire come se fosse tutto uno scherzo, o un gioco. Una partita a ping-pong.
E mamma insisteva:   Naturalmente  magnifico che ti facciano festa, e so che  per una buona causa, ma preferirei tanto restare a casa con le ragazze e lavorare un po' nel mio studio. Domani...
Krista, per caso ti ricordi che occasione  stasera?
Il Centro Medico? O... no, beneficenza?
E pap, gelido:   Controlla la tua agenda. Dovresti sforzarti di essere pi precisa.
Ma caro, di qualunque cosa si tratti c' sempre la stessa gente che dice le stesse cose. C' un chiasso assordante, tutti bevono troppo, e non riusciremo ad andarcene prima delle undici. Ti prego, non potrei...
La voce di pap era paziente, ma esasperata. Cominciai a indietreggiare, non volevo sentire come sarebbe finita. Il cuore mi batteva forte, ero in ansia per mamma.    la consegna dei premi "Personalit dell'Anno" organizzata dal "Seattle Times". Scelgono soltanto otto persone ogni anno. Occuper la prima pagina del giornale,  una faccenda importante. E sembrerebbe davvero strano se Reid Pierson ci andasse da solo. Se a sua moglie Krista non importasse un accidente del premio.
Certo che m'importa, Reid! M'importa eccome. Sono fiera di te. Ma nessuno sentir la mia mancanza. Ecco perch preferirei restare a casa. Mi piacerebbe cenare presto con Francesca e Samantha, soltanto noi tre. Sembra che non riusciamo pi a passare un po' di tempo insieme, e prima che ce ne accorgiamo, anche loro se ne andranno, come Todd, e la casa rester vuota. Rimarr...
Sola? Sola con tuo marito?
Tu non ci sei mai. E anche quando sei a Seattle, esci ogni sera. Non  vita, questa, e va sempre peggio. E io... io non sono pi la persona che hai sposato. Non ho pi ventidue anni.
No, non li hai. Ne hai quasi quaranta. Dovresti ringraziare il cielo di avere un marito che ti vuole sempre al suo fianco, che ancora ti ama. Per un bel po' di coppie di nostra conoscenza non  pi cos.
Come sarebbe, Reid?   replic mamma in tono ferito.   Mi stai... minacciando?
No, tesoro. Perch dovrei "minacciarti"? Ti ho mai minacciata, fosse pure con la verit?
Che... che vorresti dire?
Sei una donna intelligente, Krista. Perci pensaci sopra. Insieme ai tuoi nuovi amici artistoidi dai "valori" tanto superiori ai miei. Certe cose dovresti riuscire a capirle da sola.
Ci fu una pausa. Qualche movimento. Sentii un suono soffocato... mi rifiutai di pensare che mamma stesse piangendo.
Ormai ero quasi fuori portata dalle loro voci. In fuga. Ma riuscii comunque a sentire la voce di pap, alta e furiosa:   Perch diavolo hai sposato Reid Pierson, se rifiuti di comportarti come la stramaledetta moglie di Reid Pierson?
Avevo le mani premute contro le orecchie. Neanche occhi di Tempesta voleva ascoltare.
Attraversare un guado. Probabilmente era questo che anche mia madre stava facendo. Lo scorso inverno, la primavera, l'estate... Per io non volevo saperlo, suppongo. Non volevo pensare a dove questo poteva portarci, non volevo pensare che qualcuno di noi potesse essere ferito, abbandonato.

QUATTRO.
Il litigio: 29 maggio
Mamma cominci a portare sempre una sciarpa. Belle, colorate sciarpe di seta. E scialli. E camicie a maniche lunghe, e maglioni. A volte le maniche erano cos lunghe da coprirle i polsi.
Per nascondere cosa? Lividi? Ecchimosi di un rosso rabbioso provocate da robuste dita maschili?
Non potevo chiederglielo. Le parole mi restavano conficcate in gola. In sua presenza ero sempre pi silenziosa. E lei era perfino pi silenziosa con me.
A notte fonda, quando non riuscivo a dormire, non facevo che spedire e-mail mentalmente. A volte, cedendo a un attacco di disperazione, scendevo dal letto e controllavo la mia casella di posta elettronica (di solito era vuota, ma io continuavo a controllarla in modo compulsivo, e se c'era un messaggio rispondevo subito) e inviavo una e-mail... a Todd, per esempio. Quante volte, mi vergogno di contarle.
Ciao Todd,
 un po' che non ti sento & spero che laggi vada tutto bene. Sai per caso che sta succedendo/potrebbe succedere fra pap & mamma? (Almeno a te, penso che pap lo direbbe.)
Franky
E un'altra notte... Ciao, Todd!
Sono sempre io. Qui ci si sente un po' soli. Pap  via per quattro giorni, ad Atlanta. (Baseball?) Sei per caso in contatto con lui? Sai cosa sta succedendo/potrebbe succedere fra pap & mamma? Sempre che qualcosa succeda.
(la tua sorellina) Franky
Patetico, lo so. Firmarmi cos. Parecchie delle cose che feci in quei mesi erano patetiche.
Todd non mi rispose mai. In effetti, in cuor mio sapevo che non lo avrebbe fatto.
bisognerebbe avere un fratello maggiore per capire.
Un tempo, quando ero piccola, Todd e io eravamo amici. Poi alle superiori lui cominci a essere ossessionato dallo sport, e gli allenamenti occuparono tutto il suo tempo libero. Per mesi - anni, addirittura - a stento riuscivamo a vederci; Todd era sempre dentro e fuori casa, sempre di fretta, e trovava il tempo di sedersi a tavola per mangiare con noi solo se c'era anche pap. E i suoi rapporti con pap, se e quanto andavano d'accordo o, influenzavano anche quelli con mamma, Samantha e me. Poi se ne and di casa per iscriversi alla Washington ' State, a Pullman, dove entr a far parte della pi grande confraternita di atleti dell'universit (e dove, disse,
Reid Pierson  una parola d'uso comune), e di rado tornava a casa per i fine settimana. E quando lo faceva, non aveva tempo per me.
Mamma non era la vera madre di Todd. In senso biologico, voglio dire. Forse questo spiega il distacco di tod. Sua madre (la prima moglie di pap) era morta?
molto tempo prima, e nessuno parlava mai di lei. Forse Todd pensava che mamma, Samantha e io fossimo sue parenti solo in parte.
Di tutta la famiglia, solo pap era importante per lui.
Dapprima mamma si lament sorridendo di non vedere pi il suo "figliolone". Todd aveva smesso di confidarsi con lei come un tempo, non le permetteva pi di entrare nella sua stanza, o arruffargli i capelli, o scherzare con lui. Quando la salutava, restava impalato, rigido come un soldato sull'attenti, lasciandosi abbracciare e baciare da lei. Nell'ultimo anno mamma aveva smesso di scherzare. Se mai gli rivolgeva la parola, era in tono ferito, frustrato.
Per tutto maggio mamma non fece che sorridere. Provavo l'impulso Occhi di Tempesta di chiederle: "Te lo sei cucito sulla faccia, quel sorriso? Fa molto male?" Avrei voluto chiederle se sorrideva cos anche quando dormiva. Se qualcuno le avesse puntato una torcia elettrica sul viso, svegliandola di soprassalto, avrebbe visto quel sorriso? Avrei voluto chiederglielo, ma non lo feci.
Ce l'avevo sempre pi con mamma perch si comportava in modo cos strano. E perch ero preoccupata per lei, credo. Ma dovrebbe essere una madre a preoccuparsi per la figlia, non il contrario!
Fra noi c'era una specie di irrigidimento. Da parte mia, almeno. Non ero pi la sua piccola Francesca; non poteva aspettarsi che mi stringessi a lei come faceva Samantha. Sapevo che avvertiva un cambiamento in me, ma per un pezzo non disse niente. (Tipico. Evitava sempre di parlare delle cose che la turbavano, come se questo potesse cancellarle.) Ma un giorno cedette e mi chiese se andava tutto bene.  Sembri cos... chiusa, tesoro. Da quando sei salita in macchina non hai detto cinque parole.
Stavamo tornando a casa, a Yarrow Heights. Come sempre mamma era passata dalla Forrester per darmi un passaggio dopo gli allenamenti di nuoto. Aveva fatto anche altre commissioni, e il retro della station wagon era pieno zeppo di prodotti legati alla sua attivit artistica.
Mio padre non sopportava l'odore dei colori acrilici e nemmeno l'argilla, cos simile a fango secco, che le restava sulle dita e sotto le unghie corte.
Santiddio, Krista. Sembri una contadina!
Io ero stravaccata sul sedile accanto a lei. Infilai nel lettore sul cruscotto il CD di Laurie Anderson che comincia con quello strano canto delle balene.
D'accordo mamma. "Cinque parole".
Lei rise, per sembr vagamente allarmata.
Per un po' restammo ad ascoltare la voce roca di Laurie Anderson. Strani suoni sottomarini. Si adattava al tempo di Seattle a maggio: nebbia, nuvoloni, pioggia.
Le ho viste, le balene. Non molte, ma qualcuna s. Le cosiddette orche. Nello stretto Juan de Fuca (fra lo stato di Washington e la Columbia Britannica), e anche nel-l'oceano, dopo un viaggio di quarantacinque minuti in tutto verso ovest. Sono incredibili! Ti si apre il cuore a vederle emergere, saltare, giocare nell'acqua verde-vetro. E poi continui a fissare la superficie, sperando che ricompaiano.
Mamma mormor qualcosa... approvava la musica. Era anche il suo tipo di musica. Ma subito dopo abbass il
volume in modo che potessimo parlare.
Come va il nuoto?
Bene.
Hai fatto i tuffi?
No. Oggi no.
(In effetti mi ero tuffata. O almeno ci avevo provato.
Per mi sentivo le ginocchia deboli. E avevo difficolt a concentrarmi. Quella che, diplomaticamente, si definisce "una giornata no".)
Mamma continu a guidare. Evitai di guardare nella sua direzione, per intravidi il sorriso scivolarle di lato, come se i punti si fossero allentati. I suoi occhi (arrossati, per non avevo intenzione di guardarli) sembrarono raggrinzirsi mentre guardava nello specchietto retrovisore, guidando pi a scatti del solito. Come se la consueta strada per la nostra casa su Vinland Circle non le fosse poi cos familiare; come se potesse nascondere qualche trappola.   Qualcosa non va, Francesca?   disse infine, esitante.   A scuola, o...   S'interruppe. Per non dire a casa.
Senti, mamma   sbuffai   lo sai che Francesca non mi piace.  cos pretenzioso. Insomma, mica siamo italiani! Gi Samantha  abbastanza brutto... cos banale. Ma... Francesca!   Sospirai e alzai il volume del CD, e ascoltai Laurie Anderson cantare qualcosa a proposito della persona amata che si allontanava.
Mamma sembr ferita, cos aggiunsi:   Lo sai che mi chiamano tutti Franky. Mi sta meglio. Sono Franky
Mi sarebbe piaciuto dirle di Occhi di Tempesta, ma non quel giorno.
Ne abbiamo gi parlato tante volte!   Mamma si sforz di ridere.   D'accordo, Franky. Se  cos che vuoi essere percepita dagli altri.
Era cos che volevo essere percepita? Non avevo mai pensato a questo. Avevo sempre pensato che sono gli altri, a cominciare dai tuoi genitori, a scegliere come chiamarti, che non avevi scelta.
Perfino i miei insegnanti mi chiamano Franky   insistei.   Tranne quando vogliono rimproverarmi.
Mamma si sforz di ridere.   E va bene, Franky. Mi
sono accorta che negli ultimi tempi sei stranamente silenziosa. Da quando sono andata a Santa Barbara... ti sei chiusa in te stessa. C' per caso un rapporto fra le due cose?
Mi dimenai sul sedile.   No, mamma.
L'altro giorno, quando ho accompagnato a casa Twyla e Jenn, ho notato che eri silenziosa, erano soltanto loro a chiacchierare...   Esit, consapevole di addentrarsi in un territorio pericoloso.   Lo sai che puoi sempre parlare con me, Francesca. Voglio dire, Franky... Se...
Sicuro, mamma. D'accordo.
A Santa Barbara doveva essere successo qualcosa di strano. Il sabato mattina pap era partito dicendo di avere "affari urgenti" a Los Angeles, ma da quello che avevo origliato dopo il ritorno di mamma, credo che in realt fosse andato alla fiera per tenerla d'occhio; non si era messo in contatto con lei, l'aveva "spiata" e basta.
Dopodich era tornato.
Almeno credo che fosse andata cos. Non potevo chiedere a nessuno.
Avevo sentito pap dire: Quei fannulloni dei tuoi amici. Ti ho vista, che ciondolavi insieme a quei fannulloni dei tuoi amici. Non avevo udito la replica di mamma.
E adesso lei continuava a parlare: bla-bla-bla. Quando aveva avuto la mia et bla-bla-bla. A St Helens, Oregon... Come se non lo sapessi. La sua piccola citt che amava tanto. Avrei voluto mettere il volume del CD al massimo per cancellare la sua voce.
No. Avrei voluto abbracciarla, stringerla forte. Come quando ero piccola e mi strusciavo contro di lei perch mi prendesse sulle ginocchia. "La mia bambina" avrebbe detto ridendo. "La mia grande, bella bambina." Ma
questo andava bene per Samantha, che aveva solo dieci anni. Non per Franky, che avrebbe voluto cancellarle le rughe sottili del sorriso agli angoli della bocca e degli occhi, rughe che sembravano incise da un rasoio.
Avrei voluto stringerle le mani. Dirle che erano belle. Anche con le unghie corte cos poco affascinanti e sporche di frammenti d'argilla o colori.
Provai l'impulso Occhi di Tempesta di strapparle la sciarpa turchese annodata con tanta cura attorno al collo.
E al tempo stesso mi auguravo di poter fuggire lontano da lei. O almeno di avere sedici anni e la patente. (Pap mi aveva promesso un'auto tutta mia se mi fossi "comportata bene".) Cos non sarei pi stata costretta a dipendere da mamma per andare da qualunque parte. Era una cosa troppo intima, questo rapporto madre-figlia. Troppo!
Quando mamma imbocc il nostro viale d'ingresso, ero pronta ad aprire lo sportello. Appena l'auto si ferm, ne ero gi fuori, tirandomi dietro lo zaino. E voltando la testa dissi in tono candido, da Franky:   Sto bene, mamma. A meraviglia. Ho la mia vita, d'accordo? Come tu hai la tua.
La prima volta che Twyla Lee era venuta a cena e a dormire da me, si era guardata attorno a occhi sgranati e mi
aveva bisbigliato:    una forza, Franky. Ma davvero vivete qui?
Scherzava,  ovvio. Anche la casa dei Lee era notevole. Per sapevo che cosa voleva dire.
Quando mio padre cominci ad avere successo nella sua carriera televisiva, volle una nuova casa fatta apposta per la sua famiglia. Cos compr un terreno qualche chilometro a ovest da Seattle, a Yarrow Heights, con vista sul lago Washington e l'Evergreen Floating Bridge.
La casa, progettata da un famoso architetto nippo-americano di Seattle, era del tipo cosiddetto "postmoderno"... nel senso che non somigliava esattamente a una casa, quanto a un edificio futuristico. Pareti di cristallo, lucernari, cemento armato, un po' di gelido metallo luccicante come peltro. C'erano "gallerie" tubolari dalle pareti di vetro, non corridoi vecchio stile. Unit modulari, non stanze. Divise da pareti scorrevoli alla giapponese che le "creavano" o le "eliminavano". E le stanze erano saloni pieni di echi con mobili "minimalisti": sedie di metallo, tavoli trasparenti, lampade alogene che emanavano una fioca luce azzurrina. Colori neutri, anonimi: nero sbiadito, grigio ciottolo, bianco malaticcio. Lunghi divani bassi dov'erano sparsi cuscini da gliomi. Ettari, o cos sembrava, di nude piastrelle scintillanti, nero opaco e bianco smorto, con qualche raro tappeto qua e l. Perfino le luci erano minimaliste, incassate nelle pareti e nei soffitti in modo da proiettare ombre in ogni direzione. Mamma aveva sperato di ammobiliare lei la casa, ma pap aveva preferito affidarsi all'arredatore pi alla moda di Seattle. Diceva che non potevano permettersi il minimo errore. Gli "occhi del mondo" erano puntati su di loro, pronti a ridere e a deriderli se avessero fatto fiasco.
In una delle cosiddette gallerie erano in mostra i ritratti e le foto di pap insieme ad altri atleti e celebrit varie. Faceva effetto, vedere tutte quelle foto di Reid Pierson che stringeva la mano ai politici di Seattle, al governatore, perfino all'allora presidente Bill Clinton, alla Casa Bianca. Sia Reid Pierson che Bill Clinton erano uomini di bell'aspetto, sicuri di s, che sorridevano all'obiettivo con fascino giovanile. Pap era rimasto colpito dal carisma di Clinton, diceva che bisognava conoscerlo di persona per rendersene conto. Non
puoi fare a meno di amare quell'uomo diceva. Capisci perch, se la gente ti ama abbastanza,  disposta a perdonarti qualunque cosa.
Frequentavo l'ottava, in pratica una nuova studentessa senza amici alla costosa Forrester Academy, quando Casa Pierson, Yarrow Heights, Washington, comparve sul "Seattle Life". Di punto in bianco anche gli studenti dell'ultimo anno si accorsero di me, fermandomi nei corridoi per dirmi che avevano letto l'articolo e quanto ne erano rimasti colpiti. Ammetto che ne fui lusingata. Cos tuo padre  Reid Pierson... che effetto fa?) E avevo appena iniziato la nona quando la casa comparve su "Architectural Digest", con foto spettacolose di Reid Pierson (in smoking) e sua moglie Krista (in aderente abito di seta nera, i fiammeggianti capelli rossi sciolti sulle spalle) fra i mobili minimalisti e un frammento del lago Washington luccicante sullo sfondo; stavolta anche insegnanti mai visti n conosciuti, e perfino il direttore della scuola, mi fermarono per dirmi quanto li avesse affascinati l'articolo. Naturalmente il signor Whitney, il direttore, aveva gi incontrato mamma, per mai pap. Quella volta mi disse:   Di' a tuo padre che sono stato sempre un suo grande ammiratore, Francesca. Fin dai tempi dei Seahawks. Spero che uno di questi giorni possa fare un salto qui alla Forrester.
Pap non ci and mai, ma ogni volta che incrociavo il signor Whitney, lui mi diceva:   Francesca! Ricorda che l'invito  sempre valido!
In effetti l'aspetto postmoderno era soprattutto di facciata e riguardava per lo pi il primo piano, quello che l'architetto definiva lo "spazio pubblico" della casa. Le nostre stanze al piano inferiore, lo "spazio privato", erano abbastanza normali. Camere da letto, camere degli ospiti, bagni, ripostigli. (Non a sufficienza, per.)
Qui tutto era stato costruito su scala ridotta, come se l'architetto non provasse il minimo interesse per i locali dove i suoi clienti avrebbero realmente vissuto.
La nostra vecchia casa era pi piccola e pi vicina al centro di Seattle, in un quartiere cosiddetto "etnicamente misto". Avevo molti amici, l, e non ero stata affatto contenta di traslocare. (Detestavo la nuova casa. Piansi e tenni il broncio per giorni.) Mamma continuava a dire:   un'avventura! Come vivere in un'astronave.
E per fortuna che pap le permise di scegliere lei i mobili per le stanze al piano inferiore.
L'anno scorso mamma trasform una delle "stanze per gli ospiti" in un piccolo studio. Aveva cominciato a prendere lezioni di ceramica, tessitura e pittura. Lo studio non era grande e non aveva una vista del lago, per aveva un lucernario, e Samantha e io ci divertimmo ad eccitarla a dipingere le pareti di un caldo giallo, cos che \.\ dentro si aveva sempre la sensazione che splendesse
Il sole, o quasi, perfino nei pi tetri giorni invernali.
Ma anche se le aveva permesso di trasformare la
stanza in uno studio, a pap l'idea non era mai piaciuta. Pi tempo mamma passava in casa e nello studio, meno tempo aveva da dedicare al genere di attivit sociale secondo lui adatte a sua moglie... per esempio andare a pranzo con le signore danarose che si occupavano di associazioni tipo gli Amici dell'Opera di Seattle e attivit benefiche varie. Pap si lamentava di sentire odore di vernice perfino al capo opposto della casa, dove c'era la loro camera da letto. Gli faceva venire la si-nusite e l'emicrania, maledizione! E quando mamma gli mostr le prime stoffe e i primi vasi che aveva realizzato, che secondo Samantha e me erano bellissimi, lui si limit a sorridere e a scuotere la testa con aria indulgente.   Cos  questo che fai, Krista? Carini. Davvero
carini.   Tutto qui. Mamma ci rimase male, ma si sforz di non farlo vedere.
Dopo un po' smise di mostrargli i suoi lavori, anche quando riusc a piazzarli in una galleria locale e cominci a venderli. E pap non le chiese mai di vederli, e nemmeno mise mai piede nel suo piccolo studio.
A mamma avevo sempre raccontato tantissime cose che non avrei mai detto a pap. Ma negli ultimi tempi non dicevo granch neanche a lei. Dal luglio scorso, quando Occhi di Tempesta mi era entrata nel cuore. Mi chiedevo se, senza Cameron, avrei mai scoperto l'esistenza di Occhi di Tempesta; se non avessi commesso un errore quasi irreparabile e non fossi stata spinta dalla disperazione. Sei matta! Dovresti vedere i tuoi occhi! Come una tempesta... in quegli occhi verdi! Sei matta! Per sapevo di non essere matta. Ero pi forte, pi sicura. Mi piacevo pi di quanto mi fossi mai piaciuta, almeno da quando ero piccola. Mi venivano strane idee, tipo: Appartieni a questo mondo proprio come chiunque altro. Ma tu sei Occhi di Tempesta, perci te ne rendi conto.
Dall'inizio del mio ciclo avevo provato un certo schifo per me stessa, o forse vergogna. Ma dopo la comparsa di Occhi di Tempesta non pi. Ricordavo com'ero sfuggita a Cameron, com'ero tornata a casa correndo, cos felice. Pi tardi, in camera, mi ero spogliata e, per la prima volta in vita mia, ero rimasta nuda davanti allo specchio, a guardarmi. Mi piacevano il piccolo seno sodo con i capezzoli appena accennati, la se-tosa ciocca color fiamma pallida all'inguine, le gambe con gli asciutti muscoli da nuotatrice, perfino i lunghi piedi stretti e bianchi come funghi velenosi. Non che sia rimasta ad ammirarmi o a pavoneggiarmi, semplicemente mi guardai come si guarderebbe un fiore o un albero o un animale, una creatura selvaggia che neanche sa cosa sono i vestiti. In particolare mi piacevano i miei capelli color carota, che da poco avevo deciso di lasciare allungare, crespi e voluminosi, lunghi sulle spalle. Di solito li tenevo stretti in una coda di cavallo per togliermeli dalla faccia. (Mamma mi aveva regalato un fermaglio d'argento con intarsi di turchesi.) Come gli occhi, quei capelli erano il segno distintivo di Occhi di Tempesta. Era una bella sensazione, per, non qualcosa da nascondere.
Mi dispiaceva non raccontare pi a mia madre le cose che per me erano importanti? Twyla diceva che a lei era successo lo stesso.   Di colpo, un giorno, mi sono sentita mentire a mia madre. Senza un motivo particolare... semplicemente non volevo farle sapere quello
che avevo dentro.
E io:   Non penso che vorr mai far sapere a chiunque quello che ho dentro. Di chi ci si potrebbe fidare?
Ci pensammo su. In teoria ci si dovrebbe fidare della persona che ami, per era rischioso: la gente non faceva che disamorarsi di continuo.  Della tua migliore amica   disse infine Twyla con una smorfia.
Vero. Forse. Se potevo fidarmi di qualcuno, quella era Twyla. Per era comunque rischioso.
Francesca?
Ero in camera mia, davanti al computer, ma in realt stavo sognando a occhi aperti. Guardavo il lago color piombo al di l della finestra e pensavo a Twyla e alle altre mie amiche: ultimamente sembrava che non avessi molto da dire neanche a loro. Forse aveva ragione mamma: ero diventata "chiusa".
"Chiusa"  lo stesso che "depressa"? O non  che uno stato d'animo?
Mamma socchiuse esitante la porta e infil dentro la testa.   Tesoro? Hai da fare? Possiamo parlare?
Un sospiro smisurato mi si gonfi nel petto.   Sicuro, mamma. Entra pure.
Odiavo quel tipo d'invasioni. Anche se in fondo me l'aspettavo. Mamma non era tipo da mollare la presa.
Indossava ancora la sciarpa turchese. E una camicia a maniche lunghe con i polsini abbottonati. Aveva gli occhi arrossati.   Posso sedermi? Non  che fai i compiti, vero?
Una specie   mentii.   Per possiamo parlare, nessun problema.
Fu allora che mamma parl per la prima volta di Skagit Harbor. Del suo "rustico": me lo ricordavo?
Skagit Harbor  un antico villaggio di pescatori sulla Baia di Skagit, a pi o meno un'ora d'auto a nord di Yarrow Heights. Lass il nonno di mia madre aveva costruito una casetta che la famiglia Connor chiamava "il rustico". Qualche anno prima, mamma ci aveva portato Samantha e me per il fine settimana, mentre pap seguiva la Coppa del Mondo a New York. Mi era piaciuto, Skagit Harbor, e mi ero chiesta perch non ci fossimo pi tornate.
Probabilmente pap non aveva approvato. A suo parere, quel posto era una fogna noiosa. Ci vivevano tipi ordinari, per giunta assieme a quella che definiva "infiltrazione hippy", ossia artisti che si guadagnavano da vivere lavorando come falegnami o camerieri; tutta gentaglia di nessun conto, secondo lui.
Fui presa alla sprovvista.   Il rustico? Che c'entra?
Ecco, ci sono andata qualche volta, questa primavera. Per ridipingerlo, rimetterlo a posto, strappare le erbacce. Era diventato una specie di giungla, quel posto.   Fece una pausa, sorridendo esitante. C'era sotto qualcosa che ancora non capivo, non del tutto.
Il prossimo fine settimana trasferir lass alcune cose del
mio studio. Vostro padre sar via e... be', mi chiedevo so ti avrebbe fatto piacere accompagnarmi. Torner domenica sera.
Mi alzai di scatto. Furiosa e spaventata.   Mamma, perch continui a provocarlo? Perch?
Mi fiss sbalordita, una mano sollevata a toccare nervosamente la sciarpa per controllare che non si fosse postata. Fissai le rughe sottili sul suo viso, la ragnatela ili ciocche grigio-ferro fra i suoi capelli.
Provocarlo? Che vuoi dire, Francesca?
Sai perfettamente che voglio dire.
Tuo... padre? Pensi che io voglia provocare tuo padre?
Non  cos?
Francesca, non puoi capire. E non ho intenzione di discuterne con te.
Si alz in piedi anche lei. In seguito avrei ricordato la pura - paura vera - sul suo viso.
Senti   sbottai, quasi sull'orlo delle lacrime   me I hai chiesto tu, giusto? Qualcosa non va, Francesca? Be', ti' lo sto dicendo cos' che non va. Fai di tutto per mandare in bestia pap. Lo sai com' fatto, e insisti a comportarti cos.   Avevo la voce strozzata. Mi mancava il ristiro. Come se mi fossi tuffata troppo in profondit e non riuscissi pi a tornare in superficie... qualcosa mi aveva afferrato le caviglie e mi tirava gi.
Non puoi capire, Francesca   ripet lei, balbettando.   ... complicato.   Sembrava smarrita. Quando era nervosa, aveva preso l'abitudine di girarsi attorno al dito un anello d'argento a forma di colomba che aveva comprato a Santa Barbara, realizzato dallo stesso argentiere navajo che aveva fatto il mio fermaglio.
Se lo provochi   dissi   pap deve per forza reagire.  la sua personalit, lo sai.
Ma... non pensi che abbia anch'io una "personalit"?
No, cio, non come lui. Pap non pu controllarsi, tu s.
Tuo padre e io ci amiamo, tesoro. Moltissimo. E amiamo voi. Ma ormai i nostri valori sono diversi. Io... la penso in modo diverso su certe cose. Voglio vivere, prima che sia troppo tardi.
"Vivere"? Perch non puoi vivere qui, come sempre? Perch ora le cose sono diverse? Samantha ha paura che divorziate. I genitori di met dei suoi compagni di classe lo sono.
 questo che pensa? Te l'ha detto lei?
No. Non l'ha detto. Non a parole.
Ne avete parlato? Non  che l'hai spaventata, vero, Francesca?   La voce di mamma tremava.
No. Sei tu che la spaventi. Che spaventi me. Sembri cos...   avevo il viso in fiamme e dovetti mordermi le labbra per non urlare   ... cos insensibile. Come una sonnambula, o roba del genere. Non ti rendi conto dell'effetto che hai su pap.
Quando replic, mamma scelse le parole con grande attenzione. In seguito mi sarei chiesta se le avesse preparate.
Francesca, tesoro... cio, Franky... non puoi capire, davvero. Mi dispiace che tu sia stata in ansia, e che Samantha sia stata in ansia, ma...   si sforz di sorridere, ma ormai tutti i punti erano saltati e il sorriso somigli alla smorfia di un pesce, e aveva gli occhi arrossati e impauriti come se pap fosse dietro la porta, pronto a fare irruzione nella stanza.   ... Tuo padre e io ne abbiamo discusso a lungo. Ha capito che mi piacerebbe avere un po' pi di tempo per me... lontano da Seattle, soprattutto. Non dalla mia famiglia, ma... da
Seattle. Da questa casa. Perci mi ha dato il permesso di sistemare il rustico a Skagit Harbor e di andarci di tanto in tanto. Non per sempre,  chiaro. Solo per pochi giorni ogni tanto. Vostro padre ha detto che va bene cos.
Quella s che era una sorpresa.
Davvero? L'ha detto davvero?
Certo. E il divorzio  fuori discussione, cara. Se inai Samantha dovesse accennarvi, rassicurala, dille che I uo padre e io non divorzieremo n ora n mai.
Fu strano come pronunci quelle parole. N ora n mai. Come se non fossero sue, ma di qualcun altro.
Si volt, asciugandosi gli occhi, e usc dalla stanza. Avrei voluto richiamarla. Abbracciarla, sentire le sue braccia stringersi attorno a me. E al tempo stesso volevo che se ne andasse; non sopportavo pi di vedere il suo sorriso, e nemmeno lo sbiadito livido color prugna sotto la sua mascella.
Ciao Todd,
scusa se continuo a scocciarti. Sapevi che mamma sta sistemando il rustico a Skagit Harbor & che di tanto in tanto andr a stare lass? Me l'ha appena detto. NIENTE DIVORZIO, per. N ORA N MAI. Suppongo che questa sia una buona notizia. (O no?) Voglio dire, per come andavano le cose fra loro due, dall'inverno scorso. Fammi sapere che ne pensi, o cosa sai. (Sei in contatto con pap?) Spero che a Pullman vada tutto bene.
Franky
Todd non mi rispose. Eppure stavolta ero stata quasi convinta che l'avrebbe fatto.

CINQUE.
"Separati": giugno
Per non lo erano, in realt. Non era come pensava la gente.
I Pierson non si separavano.
Pap spieg tutto a Samantha e a me. Prendendoci per mano e parlando in tono insieme fermo e gentile:   Vostra madre  in un mondo tutto suo, ragazze. Ed  l che la troverete, sempre pi spesso.
Mamma rimase assente per due giorni. Poi torn, e la volta successiva rimase assente tre giorni. Port Rabbit con s nella station wagon. Senza di loro, la casa era strana, triste, solitaria. Sembrava di sentire l'eco di voci, e i latrati affannosi di Rabbit.
In un mondo tutto suo.  l che la troverete, sempre pi spesso.
Faceva uno strano effetto tornare da scuola e non trovare mamma in casa. Non potevi fare a meno di pensare brutte cose.
Franky   mi chiese Samantha   mamma non ci vuole pi bene?
Chiedilo a lei. Cosa vuoi che ne sappia, io?
La odio!   Una smorfia di sfida contrasse il visetto di mia sorella.   Non m'importa se non torna pi!
Dopo un po' venne a chiedermi, ansiosa:   Franky? I. se davvero non tornasse pi?
Non essere sciocca. Mamma torna dopodomani.
Davvero?
Lo sai benissimo   replicai, fingendo di essere esasperata.
Samantha sorrise e s'infil il pollice in bocca.   Oh, si, certo. Me n'ero scordata.
Non sentivamo la sua mancanza! Andavamo a scuola come al solito. Avevamo i nostri amici. E tutte quelle attivit extrascolastiche che significano tanto quando ci sei dentro, anche se in seguito quasi non riesci a ricordare perch. Era un sollievo essere fuori casa e alla Forrester, dov'ero un'allampanata studentessa con i capelli rossi stretti in una coda di cavallo e una risata rapida e un po' graffiante, che non dava mai l'impressione di prendersi troppo sul serio.   Come va, Franky?
mi chiedevano gli amici, incrociandomi in corridoio fra una lezione e l'altra. Per la maggior parte del tempo ero intorpidita, come se mi avessero fatto un'iniezione di novocaina. Negli specchi del bagno mi scoprivo lo stesso allegro sorriso cucito di mamma.
Alla gente piaci quando sei su di giri, un po' chiassosa, imprevedibile. Se hai il muso non piaci a nessuno.
Sapete   diceva sempre pap a Samantha e a me
a nessuno piacciono le ragazze musone.
Franky sta passando un brutto periodo. Che periodo? I suoi genitori...
Non ero sicura di aver sentito proprio queste parole. Alla Forrester. Negli spogliatoi, prima dell'ultima gara di nuoto della stagione.
No, che cosa? Per questo ultimamente  cos distratta?
Alla Forrester facevo parte del comitato dell'annuario, del Circolo Teatrale e di quello Sportivo Femminile. Non ero uno degli assi della squadra di nuoto, ma a tratti avevo i miei momenti "s", quando nuotavo come un pesce indemoniato. Occhi di Tempesta che lotta per la vita. Contribuii alla vittoria della nostra squadra in una gara cruciale, per non ero abbastanza robusta, o forte,
o brava perch potessero sempre contare su di me. Anche se Meg Tyler, la nostra istruttrice, aveva simpatia per me e un suo modo di parlarmi a quattr'occhi come se fossi una persona speciale, o comunque meritassi di esserlo. All'ultima gara, che vincemmo di stretta misura, mi disse:   Brava, Franky! Prevedo che l'anno prossimo farai faville.
Spero di essere qui, l'anno prossimo.
Comunque ringraziai la signorina Tyler. Le dissi che era un'istruttrice fantastica. Ero commossa della sua fiducia in me, anche se non ci credetti nemmeno per un istante.
I giorni passavano sempre pi in fretta. E dato che tutti aspettavano con ansia le vacanze, mi sforzai di fare altrettanto. Rimasi sveglia fino a tardi studiando materie che avevo trascurato, dicendo a me stessa: "Occhi di Tempesta pu farcela.  come un tuffo difficile: prendi tempo." Era una sensazione quasi piacevole, studiare al punto da sentirmi la testa piena da scoppiare. In assenza di mamma potevo restare sveglia fino a notte fonda senza che nessuno se ne accorgesse. (Pap era spesso fuori. A volte tornava verso le due del mattino.) Affrontai gli esami e uscii dalla scuola con il cervello ripulito come una lavagna.
Fui promossa in tutte le materie. Anzi: in inglese mi
guadagnai un A, dopo aver vivacchiato a base di B per tutto il semestre. Anche Samantha and bene. Fin la quinta con tutte A e una sola B (in ginnastica). Ero fiera di lei, e speravo che lo fossero anche mamma e pap.
Quando possiamo venire con te, mamma?   continuava a chiedere Samantha.
E ogni volta mamma rispondeva:   Quando finisce la scuola.   Ma quando la scuola fin, e Samantha torn a chiederglielo, mamma rispose in tono evasivo, con uno sfarfallio nervoso delle palpebre:   Quando finir di ridipingere il rustico. Quando vostro padre lo riterr opportuno.
Possiamo aiutarti Franky e io, a ridipingerlo   in- ist Samantha, infilandosi il pollice in bocca.   L'altra volta ce lo hai lasciato fare. Hai detto che nello studio avevamo fatto un buon lavoro.
S, tesoro, certo. Ma...   Mamma s'interruppe, Per un momento sembr confusa, come se non ricordasse pi che cos'avrebbe dovuto dire.   Ora  diverso, tesoro.
Avrei voluto chiederle che c'entrava ridipingere il rustico con pap. E quanto tempo ci voleva, a ridipingerlo, visto che era grande poco pi di una stanza. Ma il risentimento che provavo per lei mi chiudeva la gola come un grosso grumo di lievito caldo, e mi ammutoliva.
Vattene, allora. E non tornare.
Non ci vuoi bene. Vuoi pi bene al tuo "mondo".
Appena la station wagon si allontanava e spariva, spegnevo il cellulare.
E tenevo anche il telefono di casa staccato per ore, tranne quando
c'era Maria (Maria era la filippina che
mamma aveva assunto per occuparsi della casa in sua assenza). Mamma telefonava almeno due volte al giorno... ma, be', poteva sempre lasciare un messaggio in segreteria.
Cos non sarei rimasta tutto il tempo ad aspettare che il telefono squillasse.
Smisi d'invitare le amiche. Senza mamma la casa era silenziosa come un museo senza visitatori. Perfino i tonfi dell'aspirapolvere di Maria nelle grandi stanze al piano di sopra (che non avevano bisogno di essere pulite, per lei doveva pur fare qualcosa per guadagnarsi lo stipendio) erano una specie di mortale assenza di suono. Continuavo a sentire nella testa i guaiti acuti, nervosi di Rabbit, ma lontani, come se lui si fosse perso chiss dove. A Samantha e a me sembrava continuamente di vederlo in cucina, accanto alla sua ciotola; sentivamo le sue unghie ticchettare sul pavimento, il suo respiro affannoso.
Non  giusto, Franky diceva Samantha.   Rabbit  anche il nostro cane.
Immagino che, ora come ora, mamma non stia pensando molto a noi.  nel suo mondo.   Lo dissi in tono leggero, non sarcastico.
Che "mondo", Franky? Pap non ce l'ha detto.
Il suo spazio, ecco. Nella sua testa. Dove pu fare quello che vuole lei, non quello che gli altri vogliono farle fare.
In realt non sapevo niente di quel "mondo". Per sapevo che lo odiavo.
Non ci mettemmo molto a capire come funzionavano le cose: mamma si assentava due o tre giorni la settimana, e per lo pi in quel periodo pap era a casa. (Quando non viaggiava, lavorava in centro a Seattle. Seguiva gli
eventi sportivi locali che "avevano impatto" sulla scena nazionale.) E quando mamma tornava, di solito lui partiva il giorno dopo. C'era sempre una minima sovrapposizione. Una cena in famiglia tutti insieme, per esempio. Samantha era tesissima, incapace di capire che succedeva; io facevo del mio meglio per mostrarmi neutrale. Probabilmente ero piuttosto fredda con mamma, avevo l'impressione che ci avesse tradite. Mentre con pap, finch voleva solo che noi due "brave ragazze" ridessimo alle sue battute, le cose filavano lisce.
Mi chiedevo se mamma e pap dormissero ancora insieme. Nello stesso letto?
Era strano... certe sere, a cena, andavano d'amore e d'accordo. Si chiamavano l'un l'altra "tesoro" e "caro", ed erano tutto zucchero. Poi, il giorno dopo, pap spiccava il volo per Miami, o Chicago, o Austin. E quando tornava, mamma radunava le sue cose, ci salutava con un bacio, chiamava:   Rabbit! Vieni, bello   saliva sulla station wagon e partiva alla volta di Skagit Harbor.
Una volta Samantha rimase sul viale gridandole die-t ro:   Non  giusto! Rabbit  anche il nostro cane!
A volte, in assenza di mamma, il piano superiore della casa e il patio di legno di sequoia diventavano di colpo (umorosi. Pap aveva invitato qualche amico "per un bicchierino". Arrivavano intorno alle sei del pomeriggio, e verso le nove uscivano per andare a cena in uno dei tanti raffinati ristoranti di Seattle dove a volte pap aveva portato anche Samantha e me. Uscendo di casa, pap scendeva sempre ad avvertirci che stava "andando a mangiare qualcosa" con i suoi amici e di non aspettarlo alzate.
E Samantha, sussiegosa:   Ma pap, hai gi mangiato con noi.
Sempre pi spesso qualche sconosciuta compariva appesa al braccio di pap, per dire "ciao!" e "buonanotte" alle bambine. (Samantha si accampava in camera mia fino all'ora di andare a letto. Non che la cosa mi scocciasse poi tanto, tranne quando parlavo al telefono con le mie amiche; non mi andava che lei ascoltasse e ficcasse il naso.) Samantha pensava che fosse sempre la stessa donna, ma io sapevo che erano pi di una. Era facile confonderle perch erano tutte bionde, affascinanti e molto pi giovani di mamma. E tutte somigliavano ad annunciatrici televisive o a quelle ragazze che compaiono durante le previsioni del tempo. Sembravano tutte modelle. Pap non ce le presentava mai; forse neanche ricordava il loro nome. Di solito bussava alla mia porta, la spalancava mentre io rispondevo "avanti", avanzava di qualche passo nella stanza, la bionda di turno appena un po' dietro di lui, e diceva fiero:   Vedi? Le mie brave ragazze. Sam-Sam  la piccola, e Franky  una campionessa di nuoto alla Forrester Academy. Splendide, eh?
E la bionda guardava Samantha e me con aria avida, neanche fossimo esemplari di chiss che specie rara, e stringeva il braccio di pap e diceva con voce roca:   Oh, Reid, cielo, st. Hanno preso tutto dal loro pap.
Una volta Occhi di Tempesta decise d'interferire, dicendo:   Veramente abbiamo preso anche da mamma. Lei conosce nostra madre?
Pap sorrise, rise perfino, ma mi lanci un'occhiata! E poi disse, come al solito:   Va bene, ragazze. Non restate sveglie ad aspettare il vostro vecchio.
Samantha se la cavava, credo. Impar ad adattarsi al nuovo ritmo. Ero dispiaciuta per lei. Piangeva di nascosto, perch sapeva che i pianti innervosivano pap, e
ammetto che a volte anch'io perdevo la pazienza. (Vederla piangere faceva venire voglia di piangere anche a me. Grazie, no!)
Per giunta le sue compagne di scuola abitavano lontamo da noi e cos, senza mamma a disposizione per farsi accompagnare da loro, era praticamente bloccata in casa, isolata e ansiosa. Solo per avere un po' di attenzione, certi giorni mi chiedeva cinque o sei volte di fila se mamma avesse telefonato, o se avessi controllato la segreteria telefonica. A volte, addirittura, sgusciava in camera mia a notte fonda - quando finalmente ero riuscita a prendere sonno - per chiedere implorante:
Franky? Hai controllato la segreteria, stasera?
Naturalmente avremmo potuto telefonare anche noi, a mamma. Per lei rispondeva di rado al telefono e non aveva la segreteria telefonica. Quando le chiesi come inai, rispose evasiva:   I telefoni mi innervosiscono. Non sai mai chi ti sta chiamando.
Mamma non era neppure tipo da e-mail. Diceva che anche i computer la innervosivano, perci aveva lasciato
II suo portatile a Yarrow Heights.
E anche pap. Spesso era impossibile raggiungerlo. ( )ppure, a volte, telefonava la sua assistente.   Francesca Pierson? Resta in linea per Reid Pierson.   Dopo una lunga attesa e una serie di scatti, la voce di pap usciva dal ricevitore, risuonando forte e infastidita nel mio orecchio.   Ehil, tesoro. Che vuoi?   ( Chiss come, in qualunque parte del paese si trovassi-, pap aveva sempre l'idea che fossi stata io a chiamarlo.
Ma pap, sei stato tu a telefonare.
Davveroavesse fatto uno scherzo a tutt'e due,
e Reid Pierson fosse troppo di buon carattere per prendersela.   Oh, be', era solo per un saluto, tesoro. C' tua madre in giro?
Se rispondevo di s, aggiungeva in fretta:   No, no, Franky. Non ho bisogno di parlare con lei. Era tanto per sapere.
Dopo che pap aveva riagganciato, restavo l, la cornetta premuta contro l'orecchio, ipnotizzata, in attesa che la sua voce tornasse.
A giugno la sorella maggiore di mia madre, zia Vicky, la persona che preferivo in assoluto fra tutti i miei parenti Connor Pierson, mi mand una e-mail. Aveva gi telefonato quattro o cinque volte senza trovarmi, e per un motivo o per l'altro non l'avevo mai richiamata.
(Forse non volevo che avvertisse la debolezza e la paura nella mia voce. Era sveglia, zia Vicky, e intuiva cose che sfuggivano perfino a mamma.)
Ciao Franky,
volevo solo farti un saluto. Mi manchi, sai. Sto organizzando un viaggio per questo inverno. Che ne dici del Costarica?
Volevo sapere come state tu e Samantha. Telefonami domani, vuoi? Grazie. Con affetto, baci.
Zia Vicky
Non le telefonai. M'irritava che zia Vicky ficcasse il naso nelle nostre faccende.
Che cosa le aveva raccontato, mamma? Mi chiesi se fra mia madre e mio padre ci fosse qualche segreto che zia Vicky conosceva e io no.
Cara Franky,
sono un po' preoccupata. Non hai risposto alle mie telefonate & nemmeno alla mia e-mail. Che ne dici se passo a trovarvi il prossimo fine settimana? Con affetto, baci.
Tu-Sai-Chi
Rapidamente, battei sulla tastiera: Cara zia Vicky,
Samantha e io stiamo bene. Qui  tutto a posto. Siamo in vacanza fino a settembre.
Fissai lo schermo del computer per cinque, dieci mimuti, e finalmente aggiunsi:
Per piacere, zia Vicky, lasciaci in pace. Con affetto,
Franky
(Perch ce l'avevo tanto con zia Vicky? In realt le volevo un gran bene. Andavamo d'accordo, noi due: ridevamo alle stesse battute, ci piaceva nuotare, stare all'aperto. Zia Vicky mi aveva portato in un sacco di posti, incluso, quando avevo dodici anni, un viaggio indimenticabile sulle montagne del Messico settentrionale per assistere alla migrazione delle farfalle Monarca. E voleva un gran bene anche a Samantha.)
Per non schiacciai il tasto invio. Dopo un pezzo, con Irrisione, battei sul tasto cancella.
( 'era questa ragazza-fantoccio, Franky Pierson. Mi auguravo che la gente la guardasse e si stupisse di com'era supernormale e totalmente equilibrata. Per esempio:
aiutai la madre di Jenn Carpenter a organizzare una festa a sorpresa per il 20 giugno, la vigilia del sedicesimo compleanno di Jenn. (Durante quel periodo, quando la signora Carpenter chiedeva di mia madre, le rispondevo sempre allegramente che "stava bene", che "era impegnata con la sua arte".) Twyla e io dovevamo fingere di passare a chiamare Jenn per andare al cinema, ma quando lei entr in soggiorno, trov ad aspettarla non solo noi due, ma ventitr fra amici e parenti, e perfino suo padre che era tornato prima del previsto da un convegno di lavoro a Rio. Quando attaccammo "Tanti auguri a te", Jenn rimase a bocca aperta. Letteralmente. Com'era buffa! La signora Carpenter stava filmando tutto. C'erano palloncini e montagne di regali. Qualcuno mise sulla testa di Jenn un berretto luccicante. Ridemmo a crepapelle. Avevo le lacrime agli occhi, nel vedere quanto era sorpresa e felice scoprendo quanto tutti le volevano bene.
E pensai: "Vorrei essere cos ingenua."
Francesca? Sono io.
A volte, quando mamma arrivava, io non ero in casa. O, se c'ero, non uscivo dalla mia stanza per andarle incontro. Restavo al computer, a navigare in Internet. Cliccando su siti che mi trasportavano in posti lontani. (Avevo cominciato a interessarmi alla paleontologia. Scavi in Montana, Wyoming. Scavare ossa vecchie di milioni di anni. In un clima limpido, asciutto, dove lo sguardo pu spingersi a chilometri di distanza, dove non ci sono nebbia n pioggia.) Sentivo la station wagon arrivare e Samantha correrle incontro, e Rabbit abbaiare, e sapevo che mamma si chiedeva dov'ero, che aspettava che uscissi ad abbracciarla. "Che aspetti pure" pensavo. "Che se lo chieda."
Pap partiva subito dopo. E quando lui tornava, mamma ritornava a Skagit Harbor. In questa parte dello stato ci sono parecchi pendolari, via traghetto o via au-to, cos mi sforzavo di pensare a mamma e pap come a eterni pendolari. Lo strano era che Skagit Harbor era come vicino a Yarrow Heights: appena un'ora d'auto a nord sulla Route 5, costeggiando le Cascade Mountains.
Samantha continuava a chiedere:   Perch non possiamo venire con te, mamma? Ce lo avevi promesso!
E mamma si rigirava nervosamente l'anello d'argento attorno al dito e rispondeva:   Lo so che ve l'ho promesso, tesoro. Non l'ho scordato. Ma non  il momento giusto.
E Samantha, forte:   Quando, allora?
E mamma:   Quando lo decider vostro padre.
Un'altra volta Samantha le chiese, con aria furbetta:   Mamma? Pap  via fino a venerd. Potremmo venire da te al rustico e rientrare prima che lui torni a casa. Non lo scoprirebbe mai!
Vidi mamma lanciarmi uno sguardo rapido, gli occhi diventati ansiosi: chiaramente sperava che non la ritenessi anch'io una grande idea. Era insopportabile vederla cos spaventata, cos debole. Suppongo che il mio viso si fosse irrigidito, e anche i miei occhi.   No, Samantha
balbett dopo un momento.   Non possiamo. Vostro padre sarebbe furioso con noi. Con tutte noi.
IVI. quando Samantha chiese a pap se potevamo andari- con mamma, lui rispose con aria stupita:   Tesoro, non sta a me decidere. Sta a lei.
(Ultimamente pap parlava sempre di mamma chiamandola "lei". Non pi "vostra madre" o "Krista".)
Ma pap   protest Samantha   mamma dice che devi decidere tu. Dice di chiedere a te.
No. Fa solo finta. Non  vero.
Confusa, Samantha rimase immobile, battendo le palpebre, con l'aria di una bambina sperduta in mezzo a un'autostrada che guarda il traffico scorrere veloce in entrambe le direzioni.
Ma pap, perch non andiamo tutti nel rustico di mamma, solo per un po'? Voglio vedere il rustico di mamma!   La voce di Samantha era diventata acuta, e io sapevo che era un errore, ma era impossibile zittirla.
Continu a piagnucolare e a tirare pap per la manica finch lui perse la pazienza, le afferr un polso e lo torse, e Samantha guai come un cucciolo ferito e cadde in ginocchio, e lui la lasci andare, respirando forte, dicendo in tono calmo, piatto:   Samantha, te l'ho gi detto una volta e non ho intenzione di ripeterlo. Perci aprite bene le orecchie, tutt'e due. Sta a lei decidere. Non a me.
Samantha si morse le labbra per trattenere le lacrime. Sapeva che era meglio cos.
Quella sera, quando andammo a dormire, attorno al suo polso, l dove si erano strette le dita di pap, c'era un cerchio di ecchimosi rossastre. La mattina dopo sembrava che Samantha avesse un braccialetto color prugna.
Ero dispiaciuta per lei, ma, be'... aveva provocato pap. Doveva imparare a non farlo.
Come l'avevo imparato io, pi o meno alla sua et.
Mamma not il polso di Samantha soltanto due giorni dopo, quando torn a casa.   Cos' quello, Samantha?   le chiese.   Cosa ti  successo al polso?
E Samantha mormor:   Non so, forse... sono caduta, credo.
Caduta... dove?   chiese mamma, ansiosa.
Mia sorella scroll le spalle e si ritrasse, sfuggendo al suo tocco.   Dov' che si cade?   rispose sprezzante.   Per terra, no?
Cos pass anche giugno.
Fu un mese lungo, giugno.
Sarei dovuta andare per due settimane al Bainbridge I sland Arts Camp insieme ad alcune mie compagne di scuola, ma non mi decisi mai a procurarmi il modulo d'iscrizione, e mamma doveva essersene scordata. Ogni settimana pap prometteva che saremmo andati per gualche giorno a Cape Flattery, dove sorgevano le ville sull'oceano di parecchi ricconi di Seattle, ma (e in un c erto senso me lo aspettavo) lo metteva in imbarazzo iccettare un invito senza sua moglie. Come poteva  piegarne l'assenza? A meno che non riuscisse a convincere Krista a unirsi alla famiglia. (Sentii diverse telefonate. Non stavo origliando, per le sentii.) Erano in tanti a volere che Reid Pierson andasse a trovarli nelle loro belle case estive... come poteva scegliere? E poi era la stagione del baseball. E Maria fu licenziata (da pap, non sapemmo mai perch), e fu necessario trovare un'altra governante. E Samantha si prese una bronchite estiva. Cos pass giugno.
*s**

SEI.
Cape Flattery: 4 luglio
Ci divertiremo, vero, Franky? Anche se mamma non c'...?
Finalmente, per il Quattro Luglio, pap ci port a Cape Flattery, il punto pi a ovest e pi a nord sulla Olympic Peninsula. Eravamo cos elettrizzate! Era da un pezzo che non uscivamo con nostro padre. Il "padiglione" dei Blount, cos lo chiamavano, era una decina di chilometri a sud del capo, su un alto promontorio roccioso che sovrastava le onde verdi incappucciate di bianco dell'Oceano Pacifico. Saremmo andate in barca a vela, a guardare le balene, ci promise pap. I Blount avevano tre figli, due ragazzi e una ragazza, cos avremmo avuto qualcuno dell'et giusta "da frequentare".
C'era stata la possibilit che mamma si unisse a noi per quel lungo fine settimana, o almeno cos aveva lasciato intendere pap. Ma la mattina della nostra partenza ci inform che saremmo andati soltanto noi tre.
Lei ha cambiato idea, ragazze. Ha telefonato e ha detto che non sarebbe venuta.
Samantha quasi scoppi a piangere.   Perch?   chiese.   Perch mamma non viene?
Pap scroll le spalle e rispose:   Tesoro, questo dovrai chiederlo a lei.
Pi tardi, in un tono che voleva essere comprensivo, ci disse:   Come vi ho gi spiegato, ragazze, ormai lei e nel suo mondo. Skagit Harbor.
Ogni volta che parlava di mamma, le sue parole sembravano assumere un significato nuovo, sempre pi misterioso.
Prima ti giurano che non c' "nessun altro". Poi scopri non solo che "qualcun altro" c', ma che  questo "qualcun altro" il motivo del loro strano comportamento: liti, pianti, parole sgarbate, ubriacature che ti fanno provare vergogna anche solo al pensiero di conoscere queste persone, e ancora di pi al pensiero che siano i tuoi genitori. E poi c' il divorzio. Che si trascina all'infimito. Non finisce mai, te lo porti dietro. Sempre, dappertutto, come una tartaruga con il guscio incrinato.
Cos dicevano le mie amiche alla Forrester, quelle i cui genitori avevano divorziato. E io le ascoltavo e pensavo: "Ma ai Pierson non succeder. Noi siamo speciali."
Ormai il livido attorno al polso di Samantha era quasi svanito. Durante il viaggio verso Cape Flattery - lei seduta davanti, accanto a pap; io spaparanzata dietro, a leggere e scribacchiare nel mio diario - a tratti la vedevo sollevare il braccio magro alla luce per esaminarsi il polso.
Da quando pap l'aveva sgridata, Samantha faceva attenzione a comportarsi bene in sua presenza. E an-( h'io, suppongo.
Era met pomeriggio quando arrivammo al padiglione dei Blount. Non era stato facile trovarlo, cos lontano laIla strada e annidato in un fitto bosco di sempreverdi. Pap aveva continuato a parlarci dei Blount, che erano suoi grandi ammiratori e amici. Il signor Blount
era un miliardario famoso per le sue donazioni ad associazioni benefiche di vario tipo. Aveva anche istituito borse di studio per atleti maschi e femmine, inclusa, appena l'anno prima, una intitolata a pap: la Borsa di Studio Reid Pierson per il Football.   Uno dei pi grandi onori della mia vita   declam pap.   Davvero. Mi ha colto assolutamente di sorpresa.
Quando parlava con quel tono non riuscivo a capire se si rivolgesse solo a Samantha e a me o ad altri, invisibili ascoltatori. A volte avevo quasi l'impressione di vederli al di l della luce dei riflettori. Di sentire le loro acclamazioni, i loro applausi.
Finalmente pap individu il viale d'accesso dei Blount. Serviva una jeep, per percorrerlo, tanto era pieno di sassi e di buche. Pap imprecava sottovoce; Samantha e io eravamo molto silenziose. Finalmente, dopo qualche centinaio di metri, sbucammo in una radura inondata dal sole e ci trovammo davanti il padiglione dei Blount, cosi imponente da lasciarci a bocca aperta.   Questa si che  classe   mormor pap, eccitato.   Ricchezza e buon gusto.
Grande quanto un piccolo albergo, era fatto di rosso legno di sequoia e pietra, pieno di porte scorrevoli, balconate e grandi terrazze. Era pieno anche di bei camini di pietra e decorato da quelli che sembravano totem e maschere indiane. Subito dietro la casa c'erano la scogliera e un'incredibile vista sull'oceano, a perdita d'occhio. Una volta tanto la foschia non nascondeva l'orizzonte.
Sul viale a ferro di cavallo c'erano almeno altre otto auto. Mi sentii sprofondare... non pensavo che ci sarebbe stata tanta altra gente. Da come ce ne aveva parlato pap, avevo capito che Reid Pierson e la sua famiglia sarebbero stati gli unici invitati.
L'umore di mio padre miglior subito via via che stringeva mani, schioccava baci sulle guance, abbracciava gli ospiti. Tutti conoscevano Reid Pierson, tutti erano affascinati da Reid Pierson. Di tanto in tanto si ricordava di Samantha e me, e ci rivolgeva un cenno o schioccava le dita come un prestigiatore:   Ragazze! Sam-Sam, Franky, venite qui.   Perch era fiero delle sue figlie e voleva che tutti lo sapessero.
Samantha era una studentessa di prim'ordine alla Country Day. Franky faceva parte della squadra femminile di nuoto e tuffi della Forrester. Todd, che non aveva potuto unirsi a noi, giocava a football per la Washington State.
Quando qualcuno gli chiese notizie di sua moglie, pap sorrise e scosse la testa.   Krista manda i suoi saluti. Le dispiace terribilmente non essere potuta venire. Ha una famiglia molto esigente a Portland, non fanno che ricorrere a lei perch li aiuti a risolvere le loro "crisi"...
Per un momento mi chiesi: " questa la verit? Mamma non  a Skagit Harbor, ma a Portland? Forse per i|uesto zia Vicky mi ha telefonato e scritto?"
Appena vidi i Blount, in particolare la signora Hlount, che aveva quasi l'et di mia madre ed era una bionda levigata e artefatta come mamma non voleva pi essere, fui assalita dalla nostalgia di casa, nostalgia di mamma. Il Quattro Luglio, in quella lussuosa dimora sull'oceano, mi sentivo sola, goffa, a disagio. Samantha e io sembravamo due orfanelle in quella festa dove tutti conoscevano tutti, piena di bambini che correvano dentro e fuori e di sconosciuti che circolavano con un bicchiere in mano strepitando:   Buon Quattro Luglio! Un tempo fantastico, eh? Era ora!   O, quando volevano fare gli spiritosi:   Tempo fantastico, eh? Bud l'ha ordinato apposta per noi.
La signora Blount s'impadron delle mie mani e gorgheggi:   Franky, giusto? Sono cos spiacente che tua madre non sia potuta venire. Mi auguro che la "crisi" non sia niente di grave.
Solo una malattia mortale, credo.
Era una battuta alla Occhi di Tempesta... non seppi resistere. Che espressione sulla faccia truccata e stirata della signora Blount!
Cielo! Spero... non...   Ma la signora Blount era decisa a non sciupare l'atmosfera festaiola, e per questo aveva bisogno del mio aiuto; eravamo goffe come ca-noiste sul punto di ribaltarsi che lottano contro la corrente con pagaie troppo grandi.
Borbottai una risposta vaga che poteva essere interpretata come un "Oh, be', non sar ancora per molto", e la signora Blount si finse sollevata e sorrise e mi strinse le mani in un'esibizione affettata di simpatia materna. Ma il suo sguardo scivol oltre la mia testa per aggrapparsi avido a un altro, pi promettente invitato.
Scusami cara. Parleremo pi tardi.
Poi tocc al padrone di casa, Bud Blount, venire a salutarmi. Era un cordialone sulla cinquantina, con la faccia paonazza, folti capelli grigi e un ciuffo di peli pi scuri che spuntava dalla V profonda della camicia sportiva.   Tuo padre dice che sei una nuotatrice in gamba, eh? Tuffatrice? Anch'io, sai. Cio, lo ero. Al college. Vieni, cara.   Voleva mostrarmi la sua piscina olimpionica, visibile da un angolo del portico, ma fu distratto dagli altri ospiti, incluso mio padre, che lodavano il suo vino e gliene chiedevano l'annata. Ne avrei approfittato per svignarmela, ma il signor Blount mi aveva acciuffata per un braccio.   Il mio ragazzo, Sean, ha sedici anni ed  anche lui un tuffatore di prim'ordine. Sean? Dov' Sean, Leila? Senti, perch adesso voi due ragazzi
non vi infilate un costume da bagno e organizzate una piccola esibizione di tuffi? Scommetto che sei strepitosa. I miei giorni da tuffatore sono finiti da un pezzo.   Ridacchi, battendosi una mano sullo stomaco che sporgeva sopra la cintura dei calzoncini cachi.   Ormai non faccio che battere spanciate, ma voi giovani siete in gran forma.   Non solo mi tir con affetto la coda di cavallo, neanche avessi avuto cinque anni!, ma tent di pizzicarmi scherzosamente la vita lasciata scoperta dal top.
La cosa non mi piacque affatto. Accadeva tutto troppo in fretta, anche se ovviamente il signor Blount non era cattivo, tentava solo di essere divertente come lo era a volte pap quando aveva bevuto. Cos controllai l'impulso di divincolarmi e gli rifilai la scusa che al momento non potevo nuotare e nemmeno tuffarmi: avevo il ciclo. Era un trucco alla Occhi di Tempesta: fingersi terribilmente imbarazzata per mettere in imbarazzo il signor Blount. Appena cap a cosa mi riferivo, la sua faccia divent perfino pi paonazza.   Oh   borbott.   Scusa... scusa.
Un'altra volta, magari.
Samantha e io dividevamo una graziosa stanza con letti a castello, al secondo piano; la camera di pap era di fronte, dall'altra parte del corridoio. Sembrava strano trovarsi in un posto cos simile a un albergo senza mamma a tenerci d'occhio.
Perch non le telefoniamo, Franky?   mi chiese supplichevole mia sorella.   Solo per salutarla.   Ma il cellulare era mio, e io bocciai l'idea.
Non persi tempo a disfare i bagagli. Lasciai tutto in valigia. Tanto saremmo restate soltanto tre notti.
Era stato organizzato un barbecue all'aperto: maiale
allo spiedo. L'odore di carne arrosto, insieme succulento e nauseante, permeava l'aria. (Twyla era vegetariana, e anche a me sarebbe piaciuto diventarlo, per sapevo che pap non avrebbe approvato: la definiva una "fissazione da hippy".) Ero sempre pi pervasa da un'inquietudine alla Occhi di Tempesta e continuavo a chiedermi che ci facevo li. A chiedermi perch non avevo avuto il coraggio di dire a pap che avrei preferito passare il Quattro Luglio a Skagit Harbor, insieme a mamma.
Non lo faresti mai. Non hai abbastanza fegato.
Sei un'ipocrita.
La voce beffarda di Occhi di Tempesta mi risuonava nella testa.
Prima del barbecue, finch c'era ancora luce, il signor Blount decise di portare alcuni degli ospiti a fare un giro sul suo dodici metri a vela per vedere le balene. L'idea mi elettrizzava - mi piacevano le piccole orche cosi stranamente capaci di interagire con gli esseri umani -ma in mare aperto faceva freddo e il vento ci spruzzava l'acqua sul viso: non sembrava estate, ma novembre. E Samantha era atterrita da come la barca sussultava e rollava e s'inclinava a ogni onda.
Il signor Blount era al timone e pap era il suo co-capitano, e tutt'e due ridevano e gridavano:   Balena! Ecco una balena! A dritta! Tenete gli occhi aperti.   E noi tenemmo gli occhi aperti, ma non vedemmo mezza balena; o, se la vedemmo, non capimmo cos' che stavamo vedendo nell'acqua schiumosa, perch le balene emergevano e tornavano a immergersi quasi nello stesso istante. Mi chiesi se ci stessero prendendo in giro, se ridessero di noi. Dopo neanche un quarto d'ora Samantha aveva labbra e unghie bluastre e tremava tanto che andai a recuperare un maglione nella cabina e glielo avvolsi attorno. Continu coraggiosamente a
sforzarsi di vedere quello che pap le indicava, ma era intontita e aveva lo sguardo vitreo. La barca continuava a sussultare, inclinarsi, rollare. Il vento ci strappava il fiato di bocca. Fra gli spruzzi e la foschia, neanche riuscivo a scorgere la casa dei Blount in cima al promontorio. Per, dato che gli adulti non avevano smesso un momento di bere, l'umore su Triumph II era decisamente festaiolo. In fin dei conti era il Quattro Luglio, no?
I fratelli Blount, Sean e Chris, erano venuti in barca con noi. Sean era il classico studente delle superiori: uno di quelli che ti guardano di sottecchi per inquadrarti, e forse apprezzano quello che vedono, o forse no. Da quando ci avevano presentati, sembrava incerto nei miei riguardi: lo aveva impressionato che fossi la figlia di Reid Pierson, per non era sicuro che fossi abbastanza carina, o abbastanza sexy, da dedicarmi il suo tempo. Avevo soltanto un anno meno di lui, ma probabilmente mi credeva pi giovane. Comunque gli piacevo abbastanza da cercare di fare colpo su di me. Mi pass un binocolo per vedere le balene, il loro corpo < che luccicava un istante nell'aria per poi sparire di nuovo.   L'hai vista? Sono una forza, le balene.   Lo ringraziai e passai il binocolo a Samantha.
Sean disse che gli sarebbe piaciuto poter dare la caccia alle balene come in Moby Dick. Con gli arpioni.   ai che mi piacerebbe fare, un giorno? Catturare un cucciolo di balena e portarlo nella nostra piscina. E poi I limarlo.
"Possibile che dica sul serio?" mi chiesi. Di sicuro non sembrava scherzare.
Non  illegale?
Lui scroll le spalle ridendo.   Chi vuoi che venga a saperlo? La Guardia Costiera? L'FBI?
Dopo una mezz'ora di ballonzoli sulle onde, il signor
Blount fece virare la barca e tornammo verso il molo, dove ci accolse l'odore dolciastro dell'arrosto.
Gli adulti tornarono sul portico, ma Sean aveva qualcosa da mostrarmi: il suo "zoo privato". Risalimmo un pendio e sbucammo in una zona erbosa dietro il triplo garage dei Blount, dove Sean e Chris avevano radunato diverse gabbie. Ammutolite, Samantha e io guardammo la collezione di animali dei fratelli Blount: una lepre, un cucciolo di volpe, due procioni agitati, una giovane civetta.   Forte, eh?   si pavoneggi Sean.   Soprattutto la volpe. La madre non fa che aggirarsi qua attorno, latrando e uggiolando.   Rise.   Se non sta attenta, finir in gabbia anche lei. Usiamo questa trappola, vedi?
Per lo meno era una trappola a gabbia, non di quelle a tenaglia.
Mi attravers una sensazione rovente come una fiamma, per riuscii a mascherare il mio disgusto e a parlare con calma.   Dove li avete presi?   domandai, come se fossi davvero ammirata.
Sean accenn alla foresta.   Laggi. Da quella parte c' una riserva protetta. Ce ne sono migliaia... non  come se fossero in via d'estinzione o roba del genere.
Che avete intenzione di farne?
Sean scroll le spalle.   Niente di speciale.  divertente e basta.
 divertente   gli fece eco Chris ridendo.
Ai vostri genitori non importa?
Di nuovo Sean scroll le spalle.   Ma figurati!
Samantha fissava la lepre. Era molto pi grossa dei coniglietti che si vedono a Pasqua nei negozi di animali: una bella creatura triste con scuri occhi umidi, il naso fremente e orecchie stranamente corte, afflosciate.   Non vi dispiace tenerli in gabbia?
Diavolo, no. Ne abbiamo cura, sai.
Per non era vero. Le ciotole dell'acqua erano quasi vuote, e sporche. Le gabbie erano luride. Chris si mise a stuzzicare i procioni con un bastone, ridendo della loro agitazione, finch una delle bestiole morse il bastone e quasi glielo strapp di mano.   Ehi! Fa' attenzione!   lo rimprover Chris. Chiss perch, sia lui i he il fratello trovarono la cosa divertente e scoppiarono a ridere entrambi. Samantha e io cercammo di dare un po' di erba alla lepre, ma lei ci fiss con occhi spenti e si ritrasse. Sean vers nelle gabbie un po' di croccantini per cani, ma nessuno degli animali li tocc. Il cucciolo di volpe, grande come un gatto adulto, ansimava, rannicchiato con il dorso contro le sbarre, le palpebre sbarrate sugli occhi fulvi, il piccolo petto che si alzava e si abbassava rapidamente. Anche la civetta li fissava con occhi immobili. Abbiamo bisogno di aiuto. Abbiamo bisogno di te. Salvaci! Pensai a come avrebbe reagito mia madre. Ancora una volta sentii quella sensazione rovente, fiammeggiante, attraversarmi il cervello.
Ma sono cos tristi   stava gemendo Samantha.   A me non piacerebbe stare in gabbia! Dovreste lasciarli andare... lasciarli tornare a casa.
Sicuro   disse Sean.   Prima o poi.
Per non risvegliare la loro diffidenza, feci qualche domanda per educazione - con ammirazione, quasi - e poi tornammo tutti sul portico, dove gli ospiti si stavano gi affollando attorno a uno smisurato buffet.
Al calare del buio ebbe inizio lo spettacolo di fuochi d'artificio organizzato dal signor Blount. Per realizzarli aveva fatto venire apposta qualcuno da Seattle. Dopo un po' erano tutti col naso all'aria, facendo "ooooh" "aaaah" come bambini piccoli, ammirando le fiammeggianti luci multicolori simili a stelle e tappandosi le orecchie per non essere assordati dagli scoppi. Li per li non riuscii a individuare pap, ma poi lo vidi a un capo del portico, circondato dai suoi ammiratori. Era di ottimo umore, un braccio distrattamente stretto attorno alle spalle nude di una giovane donna con capelli biondi incredibilmente lisci. Di tanto in tanto si voltava verso Samantha e me per gridarci:   Allora, ragazze! Vi divertite?   E:   Fuochi splendidi, eh?
Ricordai la promessa. Niente divorzio. N ora n mai.
Con rapidit e astuzia degne di Occhi di Tempesta, mi allontanai mentre tutti ammiravano i fuochi.
Per prima cosa tornai alla nostra auto sul viale, presi la torcia elettrica che pap teneva nel cassetto del cruscotto e sgattaiolai dietro il garage dei Blount e verso lo "zoo privato". Era il Quattro Luglio, no? Il Giorno dell'Indipendenza!
Aprii le gabbie, una dopo l'altra. Prima i procioni, poi il cucciolo di volpe, la lepre, la civetta. Avevo il cuore in gola. Non sapevo se ero atterrita o elettrizzata. Mi tremavano le mani. Li per li nessuno degli animali si mosse. Rimasero rannicchiati nelle gabbie, impauriti. Gli occhi della piccola volpe brillavano fulvi come fari. La lepre tremava. Mi allontanai e abbassai il raggio della torcia.   Via! Tornate a casa! Siete liberi.
Ma ancora non si mossero.
Nel cielo sopra la casa dei Blount, i fuochi d'artificio esplodevano e sbocciavano in stelle. Gli "ooooh!" e gli "aaaah!" erano sempre pi chiassosi, gli ospiti pi ubriachi. Ero disgustata. Se gli animali potessero pensare, come avrebbero giudicato la nostra specie? Capace di comportamenti cos sciocchi e stravaganti, e al tempo stesso cos crudele ed egoista. Come i fratelli Blount.
Crudeli perch erano egoisti e ignoranti, convinti che gli animali non fossero "reali", non avessero sentimenti uguali ai loro.
Finalmente il procione pi grosso usc dalla gabbia e trotterell verso i boschi senza voltarsi indietro. L'altro lo segui, pi cauto. La lepre sembrava ancora paralizzata, gli occhi sporgenti che ammiccavano frenetici, ma la piccola volpe si stava avvicinando alla porta aperta della gabbia, annusando sospettosa. La civetta non aveva mosso una piuma. Indietreggiai ancora di pi e spensi la torcia.
Via! Andate a casa.
Com'ero felice quando tornai di corsa nel padiglione dei Blount.
Una sensazione impetuosa, alla Occhi di Tempesta, come un fiotto di adrenalina.
La mattina dopo, quando i fratelli Blount annunciarono indignati che qualcuno aveva sabotato il loro "zoo privato", i sospetti caddero subito su di me. Cos scrollai le spalle e ammisi la mia colpa.
S, sono stata io. Ho aperto le gabbie.
Mi fissarono tutti a bocca aperta. I Blount, mio padre, Samantha.
Guardandomi come se fossi... una specie di criminale? Scoppiai a ridere.
Non ne avevi il diritto!   protest Sean.   Quelle bestie erano nostre.
Una strategia di Occhi di Tempesta non farsi mai cogliere impreparata. Avevo gi pronta la mia risposta. Mi piantai le mani sui fianchi, sollevai il mento e dissi in tono freddo:   Non erano vostre... sono animali selvatici. Non appartengono a nessuno.
Segu una scena spaventosa. Non mi aspettavo che
qualcuno si congratulasse con me, ma nemmeno che i Blount se la prendessero tanto. Sapevo che Sean e Chris sarebbero montati su tutte le furie, per mi aspettavo che gli adulti avrebbero reagito diversamente, invece no. A quanto pareva, avevo sbagliato i miei calcoli. Comunque mi sforzai di mantenere la calma.   Li ho liberati perch  illegale tenere in gabbia animali selvatici
dissi.    crudele, e non mi pento di quello che ho fatto.
Chiedi subito scusa, Francesca   mi ordin pap.
Subito.
No, pap, non posso... Non mi dispiace.
Ti ho detto di chiedere scusa. Ora.
Dev'essere stato questo a farlo infuriare. La mia ostinazione alla Occhi di Tempesta.   Non posso   ripetei.   Non voglio. Ho fatto la cosa giusta e non me ne pento.
Mio padre era fuori di s. Il signor Blount se ne accorse e cerc di calmarlo.   Lascia perdere, Reid. I ragazzi possono catturare altri animali senza problemi... questi boschi ne sono pieni.   Ma pap continuava a interromperlo ordinandomi di chiedere scusa, e io a scuotere la testa: no, non potevo; finch lui perse il controllo, mi afferr per un braccio e mi scroll, mi scroll, mi scroll tanto da farmi battere i denti.   Carognetta schifosa.  un ordine. Chiedi subito scusa, Francesca, o ti spezzer ogni osso che hai in corpo, ogni osso di quel miserabile corpo.
Reid, no! Non...
No, Reid... ti pregol
A quel punto intervennero entrambi i Blount, spaventati. Il signor Blount s'impadron delle dita di mio padre e le tir finch mi lasciarono andare, e io uscii barcollando, in lacrime, dalla stanza.
Pap ci riport a Yarrow Heights quella mattina stessa.
La visita del Quattro Luglio a Cape Flattery era stata interrotta bruscamente.
Le ore del viaggio in auto passarono in un silenzio roccioso. Niente radio e niente CD. Samantha, seduta accanto a pap, fin un libro di Nancy Drew e ne inizi un altro, solo a tratti azzardando un'occhiata nella mia lirezione. Io stavo distesa sul sedile posteriore, con un panno umido sul viso, sforzandomi di non mugolare di dolore. Avevo la testa che mi scoppiava, e collo e spina dorsale mi pulsavano di dolore. Per sapevo che Occhi di Tempesta aveva fatto la cosa giusta, e Occhi di Tempesta era pronta ad accettare la punizione.
Vedere i procioni sparire trotterellando nei boschi. La lepre riscuotersi dall'intontimento. Il cucciolo di volpe annusare cauto. E la civetta, con le sue morbide piume grigie e lo sguardo fiero, fisso, finalmente spiccare il volo...
Si, a volte devi accettare la punizione e fare quello che  giusto.

Sette.
Vergogna
Ti spezzer ogni osso che hai in corpo.
Ogni osso di quel miserabile corpo.
Quelle notti mi svegliavo di continuo, la voce di mio padre che mi rimbombava nelle orecchie. Sudata e col cuore che batteva non di euforia, alla Occhi di Tempesta, ma di panico. Sentivo le sue dita conficcarsi nelle mie braccia, piene di odio per la mia ostinazione. La vergogna di quella scena mi riempiva la bocca di un sapore marcio, oscuro. Gli occhi degli altri, sbarrati... I miei stessi occhi, sbarrati.
Non era la prima volta. Ma era la prima che venivo punita davanti a estranei.
Reid, no. Non farle male. Reid...
Levati di torno, tu. Dev'essere punita. Ma guardala... neanche piange.
 atterrita, Reid. Non pu piangere...
Sparisci! Bella madre che sei...
Ma quando mi svegliavo, non riuscivo a ricordare. E comunque era solo un sogno, vero? Un brutto sogno. A volte, anche da sveglia, non riuscivo a muovere n gambe n braccia, soltanto gli occhi: li aprivo e vedevo i contorni indistinti della stanza (la stanza di chi? Il letto di chi?), ma non riuscivo a muovermi, quasi non riuscivo a respirare. Non l'ha fatto apposta, caro. Ha solo due anni. Non  in grado di ragionare o di pensare. Non pu fare a meno di farsela addosso se  spaventata. Non lo fa apposta. Ha solo due anni... Chiusi gli occhi e sprofondai nel sonno.
Tassarono i giorni. Pap si rifiutava di rivolgermi la parola.
Se eravamo nella stessa stanza, mi trapassava con lo sguardo. E faceva una gran scena ad abbracciare e baciare Samantha, che gli saltava fra le braccia.   Pap! parti di nuovo?   Sicuro che partiva di nuovo, per St Louis. Baseball, due partite. Il che significava che sarebbe tornata mamma; e infatti mamma torn insieme a Kabbit nella sua station wagon, e io sarei voluta correre loro incontro insieme a Samantha, invece mi tenni a distanza, cauta. Se ne accorger, vedendomi. Se ne accorger subito.
Indossai camicie con maniche che mi coprivano i gomiti. Se un raggio di luce mi colpiva gli occhi, facendomi pulsare di nuovo testa, collo e spina dorsale, m'irrigidivo e stringevo i denti, sforzandomi di non piangere. Rovistai fra le medicine di mamma alla ricerca di un calmante finch trovai tre pasticche di qualcosa indicato per "dolori e spasmi muscolari", ma poi decisi di non usarle... l'effetto mi sarebbe potuto piacere troppo.
Non posso, pap. Non posso chiedere scusa. Per piacere, pup, cerca di capire, perch non capisci?
Pap?
Guardammo tutte insieme pap alla tiv. Mamma, Sanantha, io. E Rabbit.
Non ci sfiorava mai il timore che facesse brutta figura: era cos sicuro di s, parlava cos bene. (A differenza di certi suoi colleghi.) Gli altri telecronisti erano intelligenti e bene informati, sapevano tutto dei giocatori, conoscevano le statistiche eccetera, ma pap sapeva altre cose, pi personali. Poteva discutere delle strategie usate, di ansia da prepartita, e che effetto fa avere un incidente e dover abbandonare il campo mentre i tuoi compagni continuano a giocare e vincono. Fu magnifico quando intervist un lanciatore ventiduenne della Repubblica Dominicana che parlava un inglese incerto: pap gli parl in tono entusiasta, divertente, come se si conoscessero da sempre, e concluse l'intervista dicendo:    la tua generazione che erediter il ventunesimo secolo; vi lasciamo molte sfide da affrontare, ma avete il fegato e il cervello per superarle. Siete ragazzi stupendi. Buona fortuna!
Mi salirono le lacrime agli occhi, vedendolo stringere la mano di quel giovane atleta... era come se la stringesse a me. Era un segnale, poco ma sicuro: sapeva che lo stavo guardando e voleva farmi capire che mi aveva perdonata.
Dopo il nostro ritorno da Cape Flattery mi aveva totalmente ignorata, ma ora sentivo che le cose erano cambiate e la gioia mi tolse il fiato.
Anche mamma aveva gli occhi lucidi e, quando l'intervista fin, comment:   Vostro padre  magico, vero?   Per la sua voce era malinconica, e vidi che si rigirava l'anello d'argento attorno al dito.
Quando pap torn da St Louis erano passate due settimane e tre giorni da Cape Flattery. Le partite erano andate bene, gli ascolti erano schizzati alle stelle.   Ragazze!   ci chiam allegramente.   Ditemi che avete sentito la mancanza del vostro vecchio.   Era la prima
volta che mi guardava in faccia da quella mattina dai Blount. S, mi aveva perdonata. Lo abbracciai piangendo. Ero talmente felice!
Era fatto cos, pap. Perdeva il controllo e diceva cose che non pensava davvero; poi andava via, e al suo ritorno era di nuovo tutto a posto. Non diceva mai che ci iiveva perdonate, o che non era pi arrabbiato. Rideva e dimenticava, semplicemente. E si aspettava che anche noi dimenticassimo.

OTTO.
Skagit Harbor: 23 luglio
Quando mio padre torn da St Louis, l'atmosfera in casa cambi. Come se lui e mamma fossero decisi a essere di nuovo felici insieme, o almeno a provarci. Li sentii discutere in tono acceso nella loro camera in fondo al corridoio. Non parole, ma suoni indistinti, un mormorio misterioso.
Una volta mi sembr di sentire mamma singhiozzare... ma no, probabilmente rideva.
Credo.
Provai l'impulso alla Occhi di Tempesta di origliare. Scopri tutto il possibile. La conoscenza  potere. Per esitai. Temevo di essere colta sul fatto.
A colazione pap annunci che sarebbe andato qualche giorno a New York. Poi ci strizz l'occhio come se avesse una sorpresa per noi e aggiunse:   Vostra madre ha una notizia da darvi, ragazze.
E mamma, con un sorriso fra l'ansioso e l'eccitato:   Esatto. Domani andremo tutte insieme a Skagit Harbor.
Guardai pap. Per un momento avvertii quasi una fitta di paura.
Ma lui sorrideva soddisfatto. Lasciava andare le sue ragazze. A noi regalava Skagit Harbor, e regalava Samantha e me a mamma.
Perch? Perch pu. Perch ne ha il potere.
Samantha strill di gioia. (Avrei preferito che non lo avesse fatto! Sapevo che pap ci teneva d'occhio.)
Per quanto tempo?   chiesi in tono pacato. Una domanda neutrale. Sapevo che pap avrebbe approvato.
Mamma mi guard battendo le palpebre. Sorridendo. Rigirandosi l'anello d'argento attorno al dito. Lanci un'occhiata a pap, che sembrava tutto preso dal telegiornale.   Quanto?   rispose incerta.   Non... non ho, esattamente.
M'immaginai che la decisione spettasse a pap e che lei ancora non ne fosse stata informata.
Skagit Harbor! Non ci andavo da... be', da prima della Forrester. All'epoca ero in ottava, credo, e Samantha era una bimbetta.
Neanche allora pap era venuto con noi. E nemmeno Todd.
Strano che non riuscissi a ricordare bene le persone. Perch, anche se usi gli occhi per vedere, non vedi mai te stessa, e cos, di quello che vedi, ti restano nella memoria soprattutto i posti, ma non com'eri tu. E anche se vedi di continuo tua mamma e tuo pap, ti riesce ifficile ricordare che aspetto avevano. Se non ci fossero le loro, il nostro ricordo di chiunque sarebbe vago, nebbioso.
Per Skagit Harbor me lo ricordavo bene. Un antico vdiaggio di pescatori sul fiume Skagit, a nord-est di l'uget Sound e a ovest delle Cascade Mountains. A un'ora di auto da Seattle, e in un'altra ora di viaggio si poteva arrivare nella Columbia Britannica, in Canada. Una terra di campi coltivati, ma anche di natura incontaminata. Mucche e cavalli al pascolo, ma anche chilometri di sempreverdi, abeti rossi.
Mamma ci disse che da un po' gli abitanti del paese, specialmente i pescatori, se la passavano male, ma anche se non avevano molti soldi amavano Skagit Harbor ed erano fieri delle loro case e dei loro giardini.   Vedete?  grazioso, vero?   continuava a ripetere mentre la station wagon percorreva Main Street, e poi una via in salita, la Harbor, e superava la First, Second e Third Street. Samantha e io ci guardavamo attorno a bocca aperta. Era chiaro che, per quanto un po' malridotte, le vecchie case vittoriane erano tenute con cura. E Main Street sembrava fiorente e vivace, con una mezza dozzina di nuove gallerie e ristoranti. Mamma ci indic la Orca Gallery, una piccola galleria che, disse, esponeva alcuni dei suoi nuovi lavori.
All'estremit est del paese c'era un porticciolo pieno di vecchi pescherecci e chiatte arrugginite; e all'estremit opposta, un piccolo porto turistico dove i residenti estivi ormeggiavano barche a vela, motoscafi e yacht. In cima a Harbor Street sorgeva il Museo Storico di Skagit County, un vecchio edificio in pietra che sembrava un monumento a un altro secolo. C'erano mulini sbarrati da assi, una riserva di pesca ancora in attivit e uno spiazzo dove si svolgeva il mercato agricolo di skagit harbor sab/dom. Passammo davanti a un negozio, Hogan's Mills, dove - ci inform mamma - andava sempre a fare provviste; e davanti a una grande casa vittoriana dipinta di viola, con il portico e il prato gremiti di "antichit" e "arte": una renna di frusciante materiale argenteo con nastri di lustrini fra le corna, figure umane a grandezza naturale fatte con appendiabiti di metallo. Passammo anche davanti alla sede dei Vigili del Fuoco Volontari, dove uomini a torso nudo usavano le pompe per lavare l'autocarro dei pompieri, e mamma suon il clacson e loro la salutarono allegramente.   Tutti conoscono tutti, qui a Skagit Harbor   ci spieg lei.
Non esattamente come a Yarrow Heights.
A Yarrow Heights non si vede mai nessuno in giro, e so anche ci fosse qualcuno ti guarderesti bene dal suonare il clacson per salutarlo. Ma a Skagit Harbor, verso le undici di mattina di un giorno feriale, vedevi in giro una sorprendente quantit di gente. Chi lavorava in giardino potando alberi da frutta (davanti a diverse casi' c'erano vecchi meli nodosi, come se un tempo quella parte della citt fosse stata un grande frutteto), chi riparava auto o furgoni, chi giocava con i bambini. Tantissimi bambini. E cani che gironzolavano senza guinzaglio. (Kabbit fremeva d'eccitazione, spenzolandosi dal finestrino e abbaiando.) Passammo davanti a piccole chiese e cimiteri, e a un grosso peschereccio che sembrava essere stato trascinato sulla terraferma da un'alluvione e abbandonato li. Era stato verniciato di azzurro-uovo-<li pettirosso e trasformato in una casa: il ponte era uma veranda affollata di mobili e giocattoli, sommersa da tralci di convolvoli purpurei. Sulla veranda c'erano una Monna pi o meno dell'et di mamma, con i capelli stretti in codini, due bambini piccoli e un collie, e di nuovo mia madre rallent e la salut:   Ciao!
Ci fece un effetto strano sentire una sconosciuta rispondere:   Ciao, Krista!   con tanta affettuosa familiarit.
Lei  Melanie   spieg mamma mentre continuava mo il nostro giro.   Fa vasi come quelli che piace-n'bbe fare a me.  una mia grande amica, e una buona vicina.
Provai una fitta di gelosia. Era infantile, lo so. Ma per un momento ebbi l'impressione di sentire le parole di mamma come avrebbe potuto sentirle pap, e provai lo
stesso fastidio che avrebbe provato lui. Non hai il diritto di volere bene a estranei.
Samantha era entusiasta della barca. Disse che le sarebbe piaciuto vivere in una barca, per sulla terraferma.
Deer Point Road era una strada scoscesa e sassosa alla periferia di Skagit Harbor. Pi in l non c'erano che aperta campagna e abeti. La maggior parte delle case erano residenze estive o rustici dipinti con colori brillanti: oro scuro, blu cobalto, verde acceso, lavanda, perfino arancione. Quello di mamma, che ricordavo come piuttosto semplice e scialbo, era stato dipinto di marrone-rossiccio, con girasoli di un giallo luminoso, simili a facce sorridenti, sulle persiane e lungo il bordo del tetto aguzzo. (Be', non ho fatto tutto da sola. Un po' mi hanno aiutato amici e vicini.) C'era una sola finestra quadrata sul davanti, e dietro il vetro troneggiava un alto vaso d'argilla che mamma aveva realizzato a Yarrow Heights, pieno di fiori secchi.
Oh, mamma! Com' carinol   La voce di mia sorella era piena di desiderio.   Sembra una casa di bambola.
Si   rise mamma   pi o meno  grande uguale.
Pap aveva detto sprezzante che il rustico non era
pi grande del nostro soggiorno, ma in effetti era perfino pi piccolo. Lottai contro un improvviso attacco di claustrofobia. Non volevo stare troppo vicino a mamma o a Samantha, volevo il mio spazio. Anche se odiavo il museo-mausoleo dove abitavamo, almeno li c'era spazio in abbondanza.
Un vecchio sambuco torreggiava sul rustico. Mamma possedeva mezzo ettaro scarso di terreno, coltivato solo per met; il resto era un campo pieno di fiori selvatici, ombrellifere e cicoria. Non c'era un vero viale d'accesso, solo un vialetto pieno di solchi che finiva davanti a
un filare di piante di pomodoro; e nemmeno c'era il garage, ma una vecchia stalla che veniva usata come magazzino. E sul retro della stalla c'era anche un altro edificio cadente, un fienile, che in effetti apparteneva a qualcun altro, per sembrava trovarsi sulla propriet di mamma, e sul tetto c'era una banderuola a forma di galletto.
Quel galletto! Di colpo ricordai. Ero piccola quando mamma mi aveva portata qui, e mi ero inventata tutta una storia su quel galletto di rame. Nel vicinato c'erano diversi galli che annunciavano l'alba, ma io sostenevo che a cantare fosse quello sul tetto del fienile. Mamma aveva fatto finta di credermi.   Si, Francesca.  il primo a cantare. E il pi rumoroso.
E ora eccolo l, dopo tanto tempo, il mio galletto magico. Io ero diventata grande, o quasi, mentre lui se ne stava ancora l, come sempre. Il fienile era molto vecchio e il tetto sembrava sul punto di crollare. Avrei voluto indicare il mio galletto a mamma e a Samantha, ma fui assalita da una timidezza improvvisa.
Mamma rideva come una ragazzina, mentre apriva la porta.   Spero che non si senta odore di chiuso. Qui non solo ci vivo, ma ci lavoro, anche.   L'interno del rustico somigliava allo studio di Yarrow Heights, per pi confortevole, con pi mobili. C'era un divano letto a strisce gialle, e sedie dallo schienale di giun-< hi intrecciati che mamma aveva comprato al "negozio di antichit" all'aperto davanti al quale eravamo passate, e che poi aveva dipinto di verde, azzurro e rosso. Sul pavimento c'era un bel tappeto di canapa grezza, alle pareti erano appesi arazzi tessuti da mamma durante l'estate, e poi c'erano vasi d'argilla, figure di animali e modelli di ricami. Sul soffitto si apriva un lucernario, e c'era un soppalco chiuso da una ringhiera, dove Samantha e io avremmo dormito in un grande letto con la testiera d'ottone; per arrivarci, dovevamo arrampicarci su una scaletta.    super, mamma   dissi.   Fantastico!
Parlai in fretta. Prima di sentire la voce di pap sussurrarmi beffarda all'orecchio: Ormai vostra madre  nel suo mondo. Sempre di pi.  l che la troverete.

NOVE.
Skagit Harbor: 24-27 luglio
C' una tale pace, qui   disse mamma.   La prima cosa che sento al mattino  il canto dei galli nella fattoria in fondo alla strada. A volte mi sveglio alle sei e mezzo, e se non c' troppa foschia esco con Rabbit: arrivo fino al porto e torno indietro. Anche a lui piace stare qui.
Era ovvio che a Rabbit piacesse Skagit Harbor: poteva scorrazzare senza guinzaglio, cosa proibitissima a Yarrow Heights; e poteva stare tranquillo, sapendo che nessuno lo avrebbe rimproverato o lo avrebbe informato di quanto lo detestava.
La giornata di mamma si svolgeva cos: al lavoro nello studio tutta la mattina, pranzo e commissioni in paese, un salto dagli amici; di nuovo al lavoro nello studio nel tardo pomeriggio e faccende di casa; alla sera si ritrovava con amici e vicini.   Qui a Skagit Harbor non siamo molto formali.   Mamma indossava vecchi calzoni corti color cachi sporchi di vernice o jeans, camicie comode, scarpe da ginnastica o sandali, oppure girava scalza. Aveva gambe lunghe e una calda abbronzatura dorata, e corti capelli rossi striati di ciocche grigio-argento. Sembrava sempre cos felice che la si sarebbe presa per una ventenne traboccante di energia ed entusiasmo. Sembrava cos libera! Una volta Twyla aveva detto: Non  strano pensare che, se non fossimo parenti, neanche ci penseremmo a fare amicizia con la maggior parte dei nostri familiari? All'epoca mi ero dichiarata d'accordo con lei, ma adesso non ero pi tanto sicura.
Oh, mamma... Sei cos divertente!   esclam Samantha.
La abbracci e risero tutt'e due. Di nuovo avvertii una fitta di gelosia, per non potevo comportarmi come Samantha... non avevo pi dieci anni.
Mamma annunci che domenica sarebbe arrivata zia Vicky da Portland.    cos ansiosa di vederci   aggiunse.    passato tanto tempo dall'ultima volta.
Mi sentivo in colpa riguardo a zia Vicky, ma non sapevo cosa dire. Mi chiesi se mamma sapesse che mi aveva telefonato e scritto, e che io non le avevo risposto. Decisi che no, probabilmente non lo sapeva; zia Vicky non gliel'avrebbe detto per non farle capire che era preoccupata per lei. Ossia era preoccupata a causa di pap. Preoccupata per come andavano le cose fra mamma e pap. M'immaginai mia madre che diceva a zia Vicky: "Va tutto benissimo!" M'immaginai zia Vicky prenderla per le spalle e scrollarla con affetto e ordinarle: "Krista, dimmi la verit."
Pi oltre, la mia immaginazione non riusciva a spingersi.
Mamma doveva aver notato la mia espressione - le mie emozioni sono evidenti come increspature sull'acqua - perch aggiunse:   Anche Vicky ama Skagit Harbor. Se riuscir a liberarsi dal lavoro, in agosto verr qui due settimane, in un piccolo albergo...   Esit, sorridendo incerta.   Vicky era un po' preoccupata per noi. Cio, in ansia. Si  messa in testa che le cose siano cambiate fra vostro padre e me, anche se in effetti non lo sono.
Ma, mamma...   cominci Samantha.
No, davvero   l'interruppe lei.   Non  cambiato niente. Semplicemente vostro padre e io abbiamo tempi un po' sfasati, ma in fondo non  cos insolito. Penso che tutto sommato abbiamo risolto le cose piuttosto bene.
Te l'ha ordinato pap, di dire cos. Queste sono parole di pap.
Era un pensiero furbo, alla Occhi di Tempesta, e mi attravers la mente come un lampo.
A voce alta dissi:   Mi sembra che tu e pap andiate abbastanza d'accordo. La settimana scorsa mi ha detto i he hai fatto dei quadri davvero interessanti.
Non era vero, ovviamente. L'avevo detto solo per farla sentire meglio.
Mamma mi lanci un'occhiata sorridente, ma perplessa. Come se si sforzasse di crederci.   Oh, si   disse in fretta, portandosi una mano alla gola come per ag-
ustare una sciarpa invisibile.   Le... le cose fra noi vanno bene. Sono sempre andate bene.
Eravamo uscite sul retro del rustico, e Samantha e Rabbit correvano davanti a noi in un campo pieno di bori selvatici: ispidi fiori purpurei su lunghi steli dritti. Mi augurai che mamma non mi chiedesse a quali dei suoi quadri si fosse riferito pap. Per distrarla, indicai il galletto banderuola sul tetto del vecchio fienile e dissi:   Un tempo pensavo che fosse lui a cantare, ricordi?
Mamma alz lo sguardo e rise.   Oh, Francesca, avevi una tale immaginazione! Quando eri piccola non facevi che inventare storie incredibili.
Davvero? Non ricordo.
Per ricordi il signor Chicchirich. Era cos che lo chiamavi.
Qualcosa ricordavo, in effetti. Ricordi vaghi, per. Ricordavo un giorno in cui pap mi aveva rimproverata perch "mentivo". Perch "inventavo cose non vere". Era venuta a trovarci nonna Connor e mi aveva chiesto come andava all'asilo, e io dovevo averle detto qualcosa di fantasioso e ridicolo, perch intervenne pap e tutti si zittirono.
Mamma e io ci facemmo strada fra l'erba alta e i rampicanti per esplorare l'esterno del vecchio fienile. Mi piaceva l'odore misto di fieno e di antica sporcizia. Mi piacevano le rondini che, simili a grandi farfalle, entravano e uscivano da una finestra rotta. La proprietaria del fienile e del terreno circostante aveva un'ottantina d'anni, mi disse mamma, e probabilmente avrebbe lasciato tutto ai figli, che vivevano a Seattle e non avevano la minima intenzione di tornare a Skagit Harbor.   Se potessi permettermelo, mi piacerebbe comprarlo io. Quasi un ettaro e mezzo. Pensa!   Il suo tono era cos pieno di desiderio che a stento ebbi il tempo di pensare: "Ma pap fa soldi a palate, non siamo ricchi? Non possiamo permettercelo?"
Facemmo il giro del fienile e sbirciammo tra le fessure aperte dal tempo fra le assi. Rabbit trotterell verso di noi e poi torn ad allontanarsi di corsa nel campo, inseguito da Samantha che lo chiamava e batteva le mani. Era una giornata tiepida, con stendardi di nuvole nel cielo azzurro pallido. Come aveva detto mamma, regnava una gran pace. Dietro un angolo del fienile c'era un macigno color sabbia che doveva pesare una tonnellata, sommerso da convolvoli purpurei; e, seminascosta dal macigno, c'era una tana. Pensavo che l'avesse scavata un coniglio, per mamma disse che era troppo grande, probabilmente era quella di una marmotta. 1 ra una tana vecchia, e sembrava disabitata da un pezzo.   Un nascondiglio speciale   dissi.
Hai ragione, Francesca   annui mia madre.   Un nascondiglio speciale. Vi si potrebbe lasciare un messaggio segreto per qualcuno, e nessuno lo scoprirebbe mai.
Tornammo nel rustico, dove a Samantha e Rabbit si erano uniti l'amica di mamma, Melanie, i suoi due bambini e il suo collie, Princess. Da come Rabbit cercava d'ingraziarsi Princess, grossa il doppio di lui, c'era da credere che prima di allora non avesse mai visto un altro cane, tanto meno uno cos bello.
Melanie era una giovane vedova: suo marito aveva fatto il camionista, trasportava legna, ed era morto in un incidente appena quindici mesi prima. Mamma ce lo raccont dopo che la sua amica se ne fu andata. In effetti mentre Melanie era da noi, bevendo t ai mirtilli e mangiando i biscotti di farina d'avena infornati da mamma, mi ero accorta che nessuna di loro due alludeva a un marito, vivo o morto che fosse. Mi chiesi se gli abitanti di Skagit Harbor sapessero qualcosa della vita privata di mamma. E, se lo sapevano, che cosa ne pensavano. Loro la conoscevano come Krista Connor, era cos che firmava i suoi lavori; ma adesso, con il nostro arrivo, diventava chiaro che aveva anche una famiglia.
Nel rustico c'era un solo armadio, dove mamma teneva i suoi pochi vestiti. Per lo pi camicie, jeans, pantaloni comodi, e un unico abito di maglia color zucca, che indossava con fili di perle d'ambra. Qualche maglione, una leggera giacca di tela, poche paia di scarpe. A casa, il suo armadio era pieno zeppo di vestiti elegan-li; e doveva avere trenta o quaranta paia di scarpe.
Non le feci domande, per. Non la stavo spiando. E neanche avevo intenzione di parlarne con pap, anche se sospettavo che me lo avrebbe chiesto.
I due giorni e mezzo successivi furono splendidi, per Samantha e me. Come se in fondo al cuore sapessimo entrambe che non poteva durare.
Andammo a fare una passeggiata su una collina a nord della citt, con vista sul porto e, a est, sulle prime pendici di Mount Moon. Melanie, i suoi figli e Prin-cess vennero con noi e facemmo un picnic tutti assieme. Pi tardi, mentre mamma lavorava nel suo studio, un suo amico artista di nome Mero Okawa ci port in barca sul fiume e a nuotare; possedeva un rustico simile a quello di mamma, ma pi grande e pi vistoso. A Skagit Harbor sembravano conoscersi tutti... almeno nella cerchia degli abitanti di Deer Point Road, per lo pi artisti e proprietari di gallerie. Avevo l'idea che nel giro di una settimana tutti avrebbero conosciuto anche me. Conobbi ragazze della mia et che sembravano davvero simpatiche, e perfino qualche ragazzo. Fin dall'inizio quasi tutti cominciarono a chiamarmi Franky, e la cosa mi piacque. Nessuno mi chiese notizie di mio padre, anche se sapevano chi era. E nessuno mi chiese che scuola frequentassi, come succede a Seattle, dove la scuola che frequenti serve a catalogarti, a sapere chi sei e quanti soldi hanno i tuoi genitori.
Venerd sera un vicino di mamma organizz un barbecue, e tutti portarono qualcosa da mangiare o da bere. Io e Samantha aiutammo mamma a preparare un'insalata di patate. Prima di cena ci fu una partita di soft-ball, e dopo andammo in barca sul fiume al chiaro di luna. C'era gente di tutte le et, e tutti si divertivano. Feci conoscenza con un ragazzo, Garrett (frequentava
l'ultimo anno delle superiori), che sembr trovarmi simpatica... voglio dire in modo scherzoso. Fu gentile anche con Samantha, e si offr di portarci in barca a vela la domenica dopo. Sabato sera Mero Okawa invit un po' di gente nella sua galleria (era il proprietario dell'Orca Gallery), e poi port una dozzina di persone a cena in un posto sul fiume che era il ristorante di pesce preferito da tutti. All'inizio trovavo Mero Okawa un po' strano, per simpatico. Mamma disse che era il suo migliore amico a Skagit Harbor, come un fratello.
E Mero, che l'aveva sentita, comment impassibile:   Spero di essere meglio di un fratello, Krista. I miei erano odiosi.
Mero Okawa diceva di essere per due parti hawaiano e per una caucasico...   Per non sono ancora riuscito a capire quale parte  quale.   Era uno "scultore, pi o meno", ma soprattutto un mercante d'arte su piccola scala, proprietario dell'Orca Gallery e copresidente dello Skagit Harbor Arts Festival, che si sarebbe svolto durante il fine settimana del Labor Day. (Ne sentii parlare parecchio, perch anche altri invitati alla cena, inclusa mamma, vi erano coinvolti.) Mero era snello e non molto alto, con capelli biondo-cenere (scuri alla radice), una levigata carnagione olivastra e ciglia pi lunghe della maggior parte delle ragazze, me inclusa. Portava al colli una Polaroid appesa a una striscia di plastica e scattava foto in continuazione. Aveva anelli a entrambe le mani, una catena d'oro e uno zaffiro al lobo dell'orecchio sinistro. La gente lo prendeva affettuosamente in giro per la sua eleganza "stile Armarli". Fu gentilissimo
con Samantha e me, ma senza la condiscendenza di lauti adulti. Mi sforzai di non giudicarlo con gli occhi
di mio padre, che avrebbe sogghignato e lo avrebbe definito "effemminato" o, peggio ancora, "checca".
Quella sera Mero scatt una serie di foto di mamma, Samantha e me. Diceva che eravamo "incredibilmente fotogeniche", il che ci fece ridere a crepapelle.   No, davvero   insist, puntando di nuovo la macchina fotografica.   Lo siete. "Krista, Francesca, Samantha: una madre e due figlie." Oh, essere John Singer Sargent, per rendervi giustizia!   Era il suo modo di adularti sfacciatamente e farti ridere, anche se sapevi che pensava davvero quello che diceva.
Pi tardi mamma disse che Mero era l'uomo "pi onesto" che conoscesse, e "probabilmente il pi generoso".
Il giorno dopo, domenica, aspettavamo zia Vicky nel tardo pomeriggio. Sarebbe venuta in auto da Portland e si sarebbe fermata in un albergo in paese, dato che nel rustico non c'era posto per un'altra ospite. Avevo deciso che avrei cercato di non essere imbarazzata, ma alla prima occasione le avrei detto che non l'avevo richiamata perch ero depressa per la situazione creatasi nella mia famiglia. Ma ora stavo meglio, molto meglio.
Nonostante fosse domenica, mamma non modific di molto i suoi programmi: indoss i soliti vecchi vestiti sporchi di vernice e si leg una sciarpa attorno ai capelli. Stava preparando pannelli di seta decorati con grandi, lucide erbe di palude, e Samantha e io le davamo uma mano. Ed  proprio vero che il tempo passa in fretta quando hai da fare! Garrett, il mio nuovo amico, sarebbe arrivato fra le tre e le quattro per portare Samantha e me in barca a vela. Sempre che il tempo non si guastasse: ma anche se verso met mattina erano comparsi nastri di nuvole scure, ora il vento di nord-ovest le stava spazzando via. Continuavo a controllare il cielo e a incrociare le dita.
Verso l'ora di pranzo pass un'amica di mamma, e Mero Okawa si ferm un momento mentre andava in paese in bicicletta, e tutti e tre si misero a parlare dell'Arts Festival. Ne approfittai per chiedere a Mero se potevo usare la sua bici, e lui disse di si, nessun problema. Non mi ero resa conto di come fosse scoscesa Deer l'oint Road: scesi a tutta velocit verso il porto, e fu uno spasso, ma sapevo che risalire sarebbe stata una faticaccia. Comunque, prima di rientrare, percorsi la First, la Second e la Third Street, che erano parallele al fiume e non troppo ripide. (Lo confesso: sapevo che Garrett abitava sulla Third, e mi aveva detto che aspetto aveva la sua casa. Cos ci passai davanti. Era una delle case pi vecchie, con la struttura di legno dipinta di un pallido verde mela. Davanti alla casa c'erano parecchi grandi alberi di melo coperti di fiori: a quanto pareva sua mamma aveva il pollice verde. Per fortuna il giardino era deserto, e anche il portico, e nessuno mi vide passare pedalando con aria innocente.)
Dopo un po' rientrai, e quando restituii la bici a Mero, lui mi chiese cosa ne pensavo di Skagit Harbor. Gli risposi che mi piaceva un sacco.
A me piacerebbe restarci per sempre   s'intromise Samantha e andare a scuola qui. Potrei andarci a piedi.
Qui puoi andare a piedi praticamente dappertutto   replic lui ridendo.   Tranne che sul fiume.
Mero aveva un modo particolare di guardarti, sporgendo le labbra, fissandoti con gli occhi incorniciati dalle lunghe ciglia, dedicandoti tutta la sua attenzione. Era lusinghiero, ma anche un po' imbarazzante. Certe persone sono sinceramente interessate agli altri e con tale intensit che quasi ti fanno sentire a disagio. Era come
se dicesse: "Si, Francesca, tu sei speciale. Sei Occhi di Tempesta, e io lo so. Ammettilo, su!"
Notando sul mio viso qualcosa che avrei preferito nascondere, Mero mi chiam Franky - gli avevo detto di chiamarmi cos, non Francesca, come faceva mamma - e mi disse che in quei pochi giorni Samantha e io avevamo reso nostra madre molto felice.   Sentiva terribilmente la vostra mancanza. Vi vuole un gran bene, sai. E farebbe di tutto per evitare che foste...   La sua voce si spense.
Mi sentii avvampare. Evitare che fossimo... cosa? Ferite?
Ma chi potrebbe ferirci?
Samantha si era allontanata e non lo sent. Ma io ero li, e lo sentii. E la cosa non mi piacque. Gli voltai bruscamente le spalle, senza parlare. Temevo di mettermi a piangere. Ed ero anche un po' risentita che un estraneo, per quanto gentile e benintenzionato, mi parlasse con tanta confidenza di affari non suoi.
Anche Mero sembr rendersene conto.   Franky?   mi chiam.   Scusa, mi dispiace se...
Mi allontanai in fretta, senza voltarmi. Come se mi fossi appena ricordata di avere un impegno da qualche parte.
Fu l'ultima volta che parlai con Mero Okawa.
Quel pensiero acuto, alla Occhi di Tempesta.
Resta qui. Insieme a mamma. Per tutta l'estate.
Resta qui anche dopo l'inizio della scuola. Puoi andarci a piedi, a scuola.
Erano circa le tre del pomeriggio, ed eravamo nel cortile sul retro ad aiutare mamma a estirpare le erbacce e a potare le piante. Sembrava che, alla fine, saremmo andate in barca con Garrett: il cielo era quasi del tutto limpido e il vento non troppo forte. Continuavo a rizzare le orecchie e ad alzare lo sguardo ogni volta che un'auto risaliva Deer Point Road, sforzandomi di non sentirmi troppo impacciata. In fondo, mi dissi, stavo piuttosto bene in jeans e canotta, un paio di scarpe da ginnastica di mamma (con il tipo di suola giusto, a sentire lei, per andare in barca a vela) e i capelli (lavati quella mattina) stretti nella solita coda di cavallo. Mero Okawa aveva detto che avevo capelli "rosso dinamite" e "il tipo giusto di lentiggini", e penso fosse serio, anche se il tono era un po' scherzoso. Comunque mi sforzai di non pensare al mio aspetto, ma di comportarmi in modo naturale, rilassato e simpatico e divertente. Non  un vero appuntamento... ha invitato anche Samantha.
Sentii avvicinarsi un'auto, ma andava troppo veloce, e il motore aveva un suono nervoso, impaziente, insolito per Skagit Harbor, dove il limite di velocit era di quaranta chilometri l'ora. Alzai lo sguardo, e la vidi risalire rapidamente il vialetto sassoso e frenare di colpo.
Lo sportello si spalanc e pap usci dall'auto, lasciandolo aperto. Era in maniche di camicia, una costosa camicia di seta bianca fatta su misura, e indossava pantaloni scuri dalla piega perfetta, come se fosse appena uscito da una riunione importante. Il suo viso scintillava d'indignazione e furia.   Francesca!   grid.   Samantha! Venite.
Mamma lo fiss a bocca aperta, paralizzata, le cesoie in mano. Chiaramente stupefatta.   Che succede, Reid? Pensavo...
Mi avete sentito, ragazze? Fate le valigie. Ce ne andiamo.
Samantha scoppi a piangere e corse da mamma. Io esitai, senza sapere che fare. Avevo fra le mani un mazzo di denti di leone che avevo appena strappato. Ricordai come pap mi aveva scrollata dai Blount, e mi balen nella mente il pensiero che avrebbe potuto farlo di nuovo; che avrebbe potuto scrollare mamma, farle del male. Avanz rapido verso di noi, con la falcata di un atleta che colma il distacco fra s e gli avversari. Quando mamma torn a chiedergli cosa fosse successo, con voce debole, spaventata, lui le strapp di mano le cesoie e le scaravent a terra. E poi la chiam con un nome che non ho intenzione di ripetere.
Avevo gi sentito quella parolaccia. Sicuro. Per mai riferita a mia madre.
Segu una scena confusa. Ma l'essenziale era che le cesoie erano per terra e non potevano essere usate per fare del male a qualcuno; e pap si stava calmando, come spesso capitava in situazioni del genere, vedendo che gli mostravamo il dovuto rispetto, che non facevamo resistenza. Acconsent a entrare nel rustico per discutere il problema - qualunque fosse - con mamma, mentre Samantha e io restavamo fuori.
Samantha era in lacrime e aveva bisogno di un fazzoletto, ma sapevo che non era il caso di entrare per recuperarne uno. Per fortuna trovai un pacchetto di kleenex nella station wagon di mamma.
Perch pap  cos arrabbiato?   singhiozz mia sorella.   Aveva detto che potevamo venire qui. Lo aveva detto.
Deve... aver cambiato idea.
Il cuore mi batteva cos forte da farmi male. Forse era un effetto dell'adrenalina. Ma un pensiero era chiaro nella mia mente: se avessi sentito mamma urlare, chiedere aiuto, sarei corsa dalla vicina e le avrei detto di chiamare la polizia.
Subito, senza un istante di esitazione. Non sarei entrata nel rustico. Sarei corsa dalla vicina.
Era come l'inizio di una gara di nuoto: aspetti il segnale, il "via!".
Aspetti il segnale, non ti tuffi prima di sentire il segnale.
Aspetti il segnale, ecco cosa fai.
Ma il segnale non arriv. Dopo una decina di minuti mia madre comparve sulla soglia con gli occhi gonfi, arrossati e l'aria di sentirsi male, e pap era insieme a lei, con i bagagli miei e di Samantha.
Francesca, Samantha   balbett mamma.   Tornate a casa con vostro padre. Subito. Vi ho gi preparato le valigie.
Ma mamma...   cominci a protestare Samantha.
Fa' come ho detto, Samantha. Va' con pap. E, Francesca...
Samantha corse da lei e l'abbracci stretta alla vita. Mamma per rimase ferma, come se non avesse il coraggio di muoversi.   Andate con pap   ripet.   Samantha, Francesca. Subito.   Aveva il viso rigido come una maschera. Gli occhi vitrei.
Avrei voluto urlare: "Perch ci hai portate qui, se non puoi tenerci?"
Torna a casa anche tu, mamma!   singhiozz Samantha.   Vieni con noi! Ora!
Ma lei replic, come intontita:   No, Samantha, no.
Ma...
Mamma si premette le mani sulle orecchie e si pieg in due come se le avessero tirato un calcio nello stomaco.   No   ripet, implorante.   Andate via. Andate con vostro padre. Non potete restare con me, non c' spazio, per amor del cielo, andate con lui.
E intanto pap si comportava come se non sentisse
una parola di quello che dicevamo. Come se fosse superiore. Senza aprire bocca, caric i nostri bagagli sull'auto: una nuova scintillante Mercedes color argento! Samantha e io lo seguimmo stordite.
Neanche ci voltammo a guardare mamma. Era cos debole, cos patetica! Di colpo non ero pi dispiaciuta per lei, volevo soltanto non averla pi davanti agli occhi.
Qualche ora pi tardi mi resi conto di essermi completamente scordata di Garrett.
E solo molto pi tardi mi resi conto che quella fu l'ultima volta che vidi mia madre.

DIECI.
Yarrow Heights: 27 luglio
Vostra madre  innamorata di un altro uomo. Qualunque cosa vi abbia detto, la verit  che ha scelto lui ivece della sua famiglia. Dovr subirne le conseguenze. Non la perdoneremo, mai.
La voce di pap vibrava d'indignazione, ma si sforz di sorriderci. Stringeva una mano di Samantha nella sinistra e la mia nella destra, e sembrava non rendersi conto di farci male, finch a Samantha non sfugg un uggiolio sommesso. Allora ci lasci andare.
Spero che capiate, ragazze. Non c' niente da discutere.
Samantha si asciug il naso sul dorso della mano e borbott un assenso.
Suppongo di aver fatto altrettanto. Era la risposta giusta.
Perch pap sorrise felice e ci abbracci entrambe.   Le mie belle ragazzone!
Pap ci present la nostra nuova cuoca-governante, una paffuta peruviana con la carnagione bruna e il sorriso timido. Aveva un nome musicale: Lorita, o forse Loreena. Poteva avere trentacinque anni, o cinquantacinque. Pap ci inform che sarebbe rimasta sulla scena
sei giorni la settimana, la domenica era libera. Le sue specialit erano: banane fritte, budino di pane con riso, zuppa di ceci, pollo arrosto, spigola alla griglia e "pizza peruviana".
Che ve ne pare, ragazze?   disse pap, stropicciandosi allegramente le mani.   Ce la caveremo a meraviglia, eh?
Sorridemmo a Lorita, o Loreena, e lei sorrise a noi. Era piccolina, poco pi di un metro e mezzo. Accanto a lei, pap sembrava un gigante.
Samantha non chiese se la presenza della nuova governante sei giorni su sette significava che mamma non sarebbe pi tornata. Neanch'io feci domande.
Innamorata di un altro uomo. Non la perdoneremo, mai.
Ci credevo davvero? Non lo so. Credevo che ci fosse un altro uomo nella vita di mamma? Non lo so. Ci credevo mentre pensavo che no, non c'era nessun uomo, non poteva esserci nessun uomo, mamma era andata a Skagit Harbor solo per sentirsi libera? Ma se pap diceva che c'era un uomo, allora un uomo doveva esserci per forza.
E noi non la perdoneremo, mai.

UNDICI.
Il tradimento: 11 agosto
Franky? Non prendertela a male, d'accordo?
Twyla sembrava imbarazzata. Era raro che lei si trovasse in situazioni imbarazzanti... era la ragazza pi posata della nostra classe. Perci Occhi di Tempesta fu subito all'erta.   D'accordo, Twyla   dissi, spremendo un sorriso.   Che c'?
Ecco... ieri mi ha telefonato tua madre.
Fu come quando senti cadere una scarpa. Trattieni il fiato e aspetti che cada anche l'altra.
A te? Mia madre ha telefonato a te?
Twyla annu. Avevamo giocato a tennis e fino ad allora aveva vinto lei, soprattutto perch non avevo voglia d'impegnarmi: per vincere, o anche solo per cercare di vincere, devi credere che ne valga la pena. E la mia parte Occhi di Tempesta pensava che ogni tanto  bello lasciar vincere un'amica:  come se le facessi un piccolo dono, per devi farglielo senza che lei se ne accorga. Pensavo anche che Twyla era come una sorella, per me, una sorella della mia stessa et. E considerato il mio attuale stato d'animo, avevo bisogno di lei.
Tua madre ha telefonato   riprese Twyla   e ha parlato con mia madre, e poi ha chiesto di parlare con me... e abbiamo chiacchierato per una mezz'ora o gi
di li.  stato carino.   Tacque, e quella parola, "carino", rimase sospesa fra noi.
Che vuoi dire, quando definisci qualcosa "carino"? Eravamo sedute su una panca dietro uno dei campi da tennis, e Twyla beveva acqua minerale, le snelle gambe nude incrociate strette alle ginocchia e anche alle caviglie, per sicurezza. Twyla l'impassibile, che faceva del suo meglio per non contorcersi sotto il mio sguardo.
Non parlavo con mia madre da pi di due settimane. Da quando pap ci aveva portate via da Skagit Harbor. Pap diceva: Vostra madre non comunica, ragazze.  nel suo mondo. Non ero sicura cosa questo significasse, ma se osavo chiederlo - ossia: se prendevo fiato per chiederlo - lui mi zittiva con un sorriso tagliente come un rasoio e un cenno ammonitore dell'indice. Mi chiedevo se mamma avesse tentato inutilmente di chiamarci. Tenevo il cellulare spento. Non rispondevo mai al telefono di casa e non ascoltavo mai la segreteria telefonica.
E nemmeno l'avevo chiamata a Skagit Harbor. Forse avevo anche perso il numero.
Chiesi a Twyla che cosa volesse mia madre da lei.
Ecco, insomma, Franky... cio, non saprei. Era come se volesse parlare e basta... parlare di te.
Questo si che era strano! Mia madre che telefonava alla mia migliore amica alle mie spalle.
Mi attravers una fiamma alla Occhi di Tempesta. Come se mamma mi avesse tradita. Non erano affari di Twyla quello che succedeva nella mia famiglia.
Nella mente mi guizz un pensiero eccitato/impaurito: "Meglio che pap non sappia di questo tradimento."
Parlare di me, Twyla? A che proposito?
Twyla scroll le spalle, accigliata. I suoi begli occhi erano evasivi.   Voleva solo sapere se continuavamo a
no
il Quaoo
vederci. A parlare. Le ho spiegato che ero stata in campeggio, ma che oggi avremmo giocato a tennis insieme. Allora ha voluto sapere a che ora, e dove, e se ultimamente avevi preso lezioni... Insomma, sono rimasta un po' perplessa. Voglio dire: com' che tua madre non lo sapeva? E poi ho capito che non era a Seattle. Mi rivolgeva tutte quelle domande perch era un po' che non ti vedeva. Credo che le facesse piacere sentirmi dire il tuo nome: Franky. Per lei continuava a chiamarti Francesca. Aveva un tono strano, diverso... fra l'eccitato e l'ansioso. Alla fine le ho detto: Signora Pierson, qualcosa non va? Non ha visto Franky, ultimamente? Pensavo che fosse a casa. E lei: Va tutto bene, Twyla.  solo che sono qui per l'estate, a Skagit Harbor, e mi sentivo un po' sola.
Twyla fece una pausa per bere un sorso d'acqua. La sua carnagione perfetta sembrava un po' meno perfetta, come se questa conversazione le avesse fatto venire l'orticaria.
I miei non si sono separati, se  questo che vuoi sapere   dissi. Mi sforzai di usare un tono freddo, alla Occhi di Tempesta, ma la mia voce crepitava come spaghetti spezzati.
Oh, no. Non volevo...
Questo posto a Skagit Harbor  un rustico che appartiene alla famiglia di mamma. Si  trasferita lass per un po'. Fa pannelli di seta. Vasi. C' una galleria che espone i suoi lavori.
Twyla sorrise incoraggiante.    splendido, Franky.
Mamma e pap non sono separati;  solo che mio padre  sempre in giro per lavoro.
Come se Twyla non lo sapesse.   Ma naturale!   esclam.   Reid Pierson! Lo vediamo sempre alla tiv. Va dappertutto.
Insomma... mamma  andata a Skagit Harbor per l'estate. Per qualche settimana. Samantha e io siamo state a trovarla non molto tempo fa e ci torneremo fra poco. Resteremo lass fino al Labor Day.
Twyla mi chiese di Skagit Harbor, non solo per educazione, ma anche perch era sinceramente interessata. (Almeno credo.) Un suo zio aveva una fantastica residenza estiva a Port Greene, non troppo lontano da l. Cos le raccontai del rustico, e dei lavori di mamma, e di com'era carino il paese, e di questo ragazzo - Garrett - che mi avrebbe portata in barca a vela... Parlavo, e la mia voce suonava strana alle mie stesse orecchie, ansiosa, avida. Volevo far sapere a Twyla che le cose nella famiglia Pierson andavano bene, proprio come nella sua famiglia.
Ma avrei anche voluto confessarle: "Ho tanta paura, Twyla."
Supplicarla: "Non dirlo a nessuno, Twyla, ti prego. Non tradirmi."
Fu una lunga pausa. Era ora di fare un'altra partita.
Tornando in campo, Twyla fece oscillare la racchetta per sciogliere i muscoli e poi, come se le fosse appena tornato in mente, disse:   Oh, Franky. Prima di riag-gangiare, tua mamma mi ha raccomandato di dirti: Non dimenticare il signor Chicchirich.

DODICI.
La telefonata: 25 agosto
Quella sera alle otto, quando il telefono squill, mi resi conto di quanto disperatamente desiderassi che fosse mamma. Non le parlavo dal 27 luglio: la Domenica del Tradimento. Sapevo che ci aveva telefonato. La nostra nuova governante aveva ricevuto istruzioni da pap su come comportarsi con l'assente signora Pierson se quando avesse chiamato, in modo da non disturbare il resto della famiglia. Quanto a me, accendevo il cellulare solo se dovevo usarlo, e non lo avevo usato per chiamare mamma n avevo intenzione di farlo.
Non potete restare. Non c' spazio. Andate con lui.
Il telefono continuava a squillare. La governante non avrebbe risposto a quell'ora di sera. Pap era ancora fuori. Todd era a casa per il resto dell'estate, ma quella sera era fuori anche lui. Fissai il telefono paralizzata, le unghie che scavavano il palmo della mano.   TI odio. Non ti voglio bene. Vattene.
Non permettetele di manipolarvi, ragazze. Quella donna vuole ricattarci con i sentimenti. Prima ti tradisce, e poi d a te la colpa di quello che ha fatto.
Non potete vivere con tutt'e due. Dovete scegliere.
Samantha aveva scelto, e anch'io.
Lei aveva detto:   Scelgo te, pap.   Un rapido sorriso impaurito. Il pollice infilato in bocca.
E io, deglutendo a fatica:   T-te, pap.
Le parole mi erano uscite rauche, spezzate. Ero stordita, esausta. In quel momento Occhi di Tempesta era cos lontana che quasi non riuscivo a ricordarla.
Occhi di Tempesta? I miei occhi erano di un verde smorto, e arrossati...
Era la risposta giusta, per. Pap ci sorrise con l'entusiasmo di un ragazzo e ci avvolse in un abbraccio. La nostra ricompensa. E una promessa. Lui ci amava, lui voleva bene alle sue belle ragazzone, lui ci avrebbe protette. Perch lui era forte. Vostra madre vi ha tradito.
Non c'era bisogno che aggiungesse: Vostra madre non pu proteggervi.
Penso che mamma ci abbia scritto. Cio, ne sono sicura. Ma pap faceva mandare tutta la posta a una casella postale alla stazione di Yarrow Heights, e soltanto lui ne aveva la chiave.
Pi passavano i giorni, pi mi sembrava di disprezzare mia madre. Rivedevo la sua faccia sconvolta, e quando si era piegata come se l'avessero presa a calci nello stomaco, e mentre ci respingeva, e diceva a Samantha di andarsene.
Andate con lui!
Eravamo andate con lui. Con pap. Capivamo fin troppo bene quello che ci stava dicendo: nostra madre ci aveva tradito.
Non gli riferii che mamma aveva telefonato a Twyla per chiederle di me.
Non volevo sconvolgerlo pi di quanto gi fosse.
E ce l'avevo anche con Twyla. La mia cosiddetta migliore amica. Be', forse era meglio non avercela, una
migliore amica, se poi ti parla alle spalle e ti tradisce. Me l'immaginavo, al telefono con Jenn, Marnie, Leona: "Avete saputo che i Pierson si sono separati? La signora Pierson se n' andata di casa. No, non parlarne con Franky...  patetica, lo nega perfino a se stessa."
Quando riprendemmo a giocare a tennis, la martellai con palle che erano dinamite pura, facendola correre avanti e indietro per tutto il campo, mirando ogni servizio con precisione crudele. Era Occhi di Tempesta in azione, maligna e vendicativa. Mio padre sarebbe stato fiero di me! Le lodi dell'istruttore di tennis avevano convinto Twyla di essere una brava tennista per la sua et, e ora Occhi di Tempesta la stava ridicolizzando. A fine partita aveva il viso coperto di chiazze rosse e i se-tosi capelli neri arruffati.   Oh, Franky!   disse con voce ferita, confusa.   Che ti  preso?
Li per li mi gonfiai di soddisfazione, ma appena rimasi sola mi sentii malissimo.
In agosto Twyla mi telefon di rado. Ma dissi a me stessa che non m'importava affatto.
E adesso il telefono squillava e io risposi, portandomi la cornetta all'orecchio con mano tremante.
S?
Francesca? Grazie al cielo hai risposto.
Era lei. Mamma.
Mi chiese come stavo, e io risposi "bene" con voce atona, fredda. Una voce che significava: "Perch mi telefoni? Perch ora? Perch m'infastidisci?" La voce di mamma era trepidante, ansiosa. Sembrava che avesse un brutto raffreddore. Come se facesse uno sforzo gigantesco per parlare chiaramente, per non balbettare o scoppiare a piangere. Chiusi gli occhi. Mi sembrava di vederla con gli occhi di pap, chiusa nel piccolo rustico
confortevole dove viveva la sua perfetta vita egoista. La sua casa di bambola. Il suo mondo. Mi stava dicendo che sentiva tanto la mancanza mia e di Samantha, che desiderava tanto averci con lei. Che si sentiva sola. E intanto mi supplicava di non dire a mio padre che aveva telefonato, perch lui glielo aveva proibito, e lei glielo aveva promesso, per non aveva potuto farne a meno, doveva assolutamente sentire la mia voce...   Oh, Francesca, tu e Samantha sapete che vi voglio tanto bene, vero? Non smetterete di volermi bene?
Deglutii a fatica, rifiutandomi di scoppiare in lacrime.
Puoi sempre tornare a casa, mamma. Quando vuoi.
No... no, Francesca   balbett lei.   Tesoro, non... non posso.
Come sarebbe: non posso? Certo che puoil
Non pi. Non ora.
Non  vero! Pap dice che puoi tornare in qualunque momento, ma sei tu che non vuoi.
No, Francesca. Ti prego, tesoro. Non chiedermi di spiegare, mi sconvolge troppo, non al telefono, se potessimo vederci...
Avrei voluto sbattere gi la cornetta. Non chiedermi di spiegare.
Era come quando aveva respinto Samantha. Non potete restare. Non c' spazio.
Cominci a piangere. La odiavo, voleva ricattarmi con i sentimenti. Sapevo esattamente cosa stava facendo. Rimasi in silenzio cos a lungo che dopo un po' lei disse, ansiosa:   Francesca, sei sempre l?
E io:   S, mamma. Dove altro dovrei essere?
E poi sentii un'auto nel viale. Forse era pap che tornava a casa, il che significava che era consigliabile interrompere quella conversazione.   Devo andare,
mamma. Faresti meglio a non telefonare pi. Samantha e io cominceremo la scuola fra due settimane. Se non sei tornata per allora, ti prego, ti prego, non tornare pi.
Francesca, tesoro...
Non sono Francesca! Odio quel nome! E odio anche te! Addio!
Fu l'ultima volta che parlai con Krista Connor, mia madre.

TREDICI.
GL'ultimo giorno: 26 agosto
Quando una cosa  l'ultima, non sempre te ne rendi conto. Come quando attraversi un guado, pu succedere senza che te ne accorgi.
In seguito, quando m'interrogarono a proposito di quel giorno, mi sforzai di ricordare com'erano andate le cose. Dissi la verit. Non tutta, per. Perch la maggior parte di quel giorno era irreale per me, come schegge di un sogno. Le brutte schegge di un brutto sogno.
Per tutta la mattina aspettai che il telefono squillasse di nuovo. D'un tratto ero ansiosa di avere notizie di mamma. Cercai il numero di Skagit Harbor nella mia stanza - dappertutto! - ma non riuscii a trovarlo.
Suppongo di averlo saputo fin da allora, che qualcosa non andava.
Lo chiesi al servizio informazioni, e scoprii che il numero di telefono di Krista Connor non era sull'elenco.
Allora mi feci dare quello di Mero Okawa, ma quando lo chiamai, mi rispose soltanto la segreteria telefonica: Salve! Mero adesso non c', ma ti prego di lasciare un messaggio...
In bella mostra su un tabellone nella mia camera c'erano due delle foto che Mero aveva scattato a mamma, Samantha e me. Continuavo a guardarle, come se nascondessero un segreto. Una era stata scattata nell'Orca Gallery davanti a un bel pannello di seta cremisi fatto da mamma, e l'altra sul portico ventoso del ristorante con vista sul fiume. Mia madre era al centro, le braccia attorno a Samantha e me, e tutt'e tre sorridevamo felici.
Stupita, mi resi conto che mamma e io eravamo quasi della stessa altezza, e che i nostri lineamenti, specialmente gli occhi, erano simili.
Mi sentivo stordita, sganciata dalla realt. Non lasciai un messaggio a Mero.
La sera prima, l'auto che avevo sentito arrivare mentre ero al telefono con mamma era proprio quella di mio padre. Per ero stata svelta a riattaccare, e lui non aveva sospettato niente.
Quando aveva bussato alla porta della mia stanza per darmi la buonanotte, lo avevo visto stanco, le occhiaie profonde impastate, credo, dal cerone che usava in televisione e che non si era preso la briga di togliersi. Stava lavorando a Seattle: registrava una serie di documentari su vari sport. Era stata una lunga giornata, mi disse. E aveva un'emicrania da sinusite. Probabilmente un attacco d'allergia.   La casa  ancora piena dei peli di quel cane schifoso. Nei tappeti. Lo sento.
Rabbit non  pi qui da un pezzo   gli feci notare.   Forse...
Lo sento, ti dico.  come se ce l'avessi nel letto, quella bestiaccia.
La mattina dopo pap usc per andare allo studio verso le otto, ma alle nove e mezzo la sua assistente telefon per chiedere dove fosse. Rispose la nostra governante, e mi pass la chiamata.   Francesca? Ciao, sono Holly Merchant. Aspettiamo tuo padre da quaranta minuti e non riusciamo a raggiungerlo al cellulare. Non  che per caso  ancora li, vero?
Non credo   risposi. Per corsi ugualmente a controllare in camera sua, e nello studio, e in soggiorno, e nella palestra nel seminterrato. Naturalmente pap non c'era. E neanche una delle sue auto, la nuova Mercedes color argento.
Pi tardi, verso mezzogiorno, Holly Merchant richiam per dirmi di non preoccuparmi: pap era arrivato. Si era dovuto fermare a un pronto soccorso di Seattle per farsi prescrivere qualcosa contro l'emicrania.
Quando pap rientr, quella sera alle sette, era incerto sulle gambe e gli luccicavano gli occhi. Era strano, come se covasse la febbre, e anche un po' stordito. Aveva cercato di togliersi il cerone, ma ancora se ne vedeva un po', impastato e granuloso, sulla fronte. Ripet quello che Holly Merchant mi aveva detto al telefono: era andato in un pronto soccorso, dove gli avevano prescritto delle pillole a base di codeina che lo avevano aiutato a sopravvivere durante le lunghe ore della registrazione. Il medico gli aveva anche raccomandato di prendere un'altra pasticca dopo cena, andare subito a letto e dormire per dodici ore.
Ragion per cui cenammo presto, in cucina. Le pietanze peruviane erano saporite, ma supercondite e pesanti, perci pap non riusc a mangiare molto; per ci prov, buttando gi i bocconi con lunghi sorsi di acqua fredda e un po' di vino rosso. Dato che Todd era appena tornato da quattro settimane trascorse in un campo estivo di football sulle Cascade Mountains, la maggior parte della conversazione si svolse fra lui e pap. Era stato trasferito, annunci mio fratello, dalla Washington State alla Western Washington, a Bellingham, dove aveva maggiori possibilit di praticare il football a livello universitario. (Doveva averlo aiutato pap, a ottenere il
trasferimento, perch Todd aveva presentato la richiesta in ritardo.)
Mi sarebbe piaciuto partecipare alla conversazione -detestavo quando Samantha e io venivamo escluse cos esclamai sorridendo:   Fantastico, Todd! Una grande notizia. Non vediamo l'ora che inizi la stagione di football.
Lui a stento mi degn di un'occhiata.   Come no   disse. Al solito, la sua attenzione era concentrata su pap.
Todd era pi massiccio che all'inizio dell'estate. Presumo si stesse preparando a giocare in difesa. Collo e braccia erano fasci di muscoli. Aveva la fronte foruncolosa e la faccia arrossata, ruvida. Non faceva che ridere, per sembrava nervoso. Un pensiero mi attravers rapido la mente: "Prende steroidi."
Un pensiero spaventoso. Non solo perch gli steroidi erano pericolosi, ma perch Todd era il figlio di Reid Pierson che, come molte altre celebrit sportive e televisive, si era dichiarato decisamente contrario alle droghe per gli atleti.
A met della cena pap chiuse gli occhi e mormor:   Uff, sono a pezzi.   Aveva mangiato s e no met di quello che aveva nel piatto e bevuto un bicchiere di vino... di sicuro non uma grande idea, dal momento che aveva preso la codeina. Si alz barcollando, sforzandosi di ridere. Samantha, Todd e io lo fissammo ansiosi.   Venite, piccole. Il vostro povero pap ha bisogno di due infermiere. Una bella infermiera per braccio. Ooops!   Tipico di pap, scherzare sul fatto di sentirsi male; non sopportava la debolezza di nessun genere, specialmente la propria. Cos Samantha e io lo aiutammo a scendere le scale, mentre Todd ci seguiva nel caso servisse anche il suo aiuto. Pap era pesante e accaldato. Non
scherzava, aveva davvero bisogno del nostro sostegno. Quando arrivammo davanti alla sua camera, avevamo tutti l'affanno. Per pap non ci permise di aiutarlo a svestirsi.   Buonanotte, ragazze. 'Notte Todd. Siete meravigliosi. Vi voglio bene.   Si afflosci sul bordo del letto e cominci a sfilarsi una scarpa.   Spero che il vostro povero vecchio sopravviva anche a questa notte.
Todd chiuse la porta. Per un lungo momento restammo tutti e tre in corridoio, aspettando che nostro padre ci richiamasse. Ma naturalmente non lo fece. Aveva troppo orgoglio.
Finalmente Todd gir sui tacchi e si allontan. Era chiaro che non voleva perdere tempo con le sorelle, ma noi gli trottammo dietro, sentendoci sole e preoccupate.
Che facciamo se pap sta male?   piagnucol Samantha.   Male davvero?
Per tutta risposta, Todd ci fulmin con gli occhi e replic:    colpa di quella, se sta male. E allergico a quella donna.
Che donna? Chi?
Lo fissai confusa, chiedendomi se si riferisse alla nuova governante.
A quella. Quella donna a Skagit Harbor. La sgualdrina.
Todd!   Ero cos sbigottita da non trovare le parole. Era terribile sentire mio fratello dire una cosa simile di mamma, e per giunta davanti a Samantha.    anche tua madre   protestai infine con voce fioca.
No   ribatt lui con un sorriso beffardo, voltando appena la testa mentre si allontanava in corridoio.    la mia matrigna.  vostra madre.

II
SCOMPARSA
QUATTORDICI.
L'interrogatorio: 1 settembre
Quando e dove ho visto mia madre per l'ultima volta? A Skagit Harbor. A luglio. Credo... no, non ricordo la data. Non ci ho pensato molto, da allora.
Nessuno pu arrestarmi per questo, giusto?
No, ve l'ho detto, non li ho mai sentiti litigare.
Se da casa mancano alcune cose di mia madre, allora dev'essere venuta a prenderle lei. Di notte, forse. Non lo so.
No, non entro mai nello studio di mia madre. Neanche ricordo l'ultima volta che ci sono entrata. Non guardo mai nei suoi armadi... perch dovrei?
No, non siamo molto vicine.
 a mio padre che mi sento pi vicina. Come
tutti.
Ve l'ho detto, credo di si. Credo di aver conosciuto Mero Okawa.
Almeno mi pare. o forse lo confondo con qualcun altro. Non ho fatto molta attenzione agli amici di mia madre a Skagit Harbor. Se non mi credete, sottoponetemi alla macchina della verit.
Quando ho parlato con mia madre per l'ultima volta?
Preferirei che la chiamaste Krista Connor. Preferirei che non vi riferiste di continuo a lei come mia madre.
Krista Connor: cos firmava i suoi lavori. A Skagit Harbor non era Krista Pierson. Non era nostra madre, l. L'aveva deciso lei.
Ci ha mandate via. Ha detto che il rustico era troppo piccolo per noi. Per tutt'e tre. Era troppo piccolo? Non ricordo.
Chiedete a pap. Ve lo dir lui. Pap vi dir la verit.
Quando ho parlato con Krista Connor per l'ultima volta?
Come sapete che  stato in un momento diverso da quando l'ho vista l'ultima volta? Be',  ovvio. Da come me l'avete chiesto. Mi avete fatto due domande distinte. Perci probabilmente conoscete gi la risposta.
Perch se fate due domande distinte - quand' stata l'ultima volta che l'ho vista, e quando l'ultima volta che le ho parlato - allora gi sapete che l'ultima volta che le ho parlato  stato al telefono, non di persona. Perci sapete che ha telefonato, e che io ho risposto al telefono. Sapete quanto  durata la telefonata. L'avvocato di pap, il signor Sheehan, dice che avete il diritto di controllare le telefonate fatte e ricevute, perci gi lo sapete. Perch me lo chiedete, se gi lo sapete?
A luglio. Verso la fine di luglio. Quando prima ci ha portate a Skagit Harbor e poi ci ha mandate via.
Dopo, non so. Ve l'ho detto. Di solito  la governante a rispondere al telefono. No. Pap non ci ha "ordinato" di riagganciare se avesse chiamato mamma. Ognuno deve assumersi la responsabilit delle proprie decisioni, dice pap.
 stato a fine agosto, non ricordo che giorno. Quando ho risposto al telefono. Gi lo sapete, avete i tabulati del suo traffico telefonico, allora perch mi chiedete per quanto tempo abbiamo parlato? A parte che, in effetti, non "abbiamo" parlato; per lo pi  stata lei a parlare.
Perch ha telefonato? Non lo so. Non ricordo.
Ve l'ho detto: non ricordo.
... Be', forse per dire che sentiva la mancanza mia e di Samantha. Porse era per questo.
Quanto tempo  passato? Prima che riattaccassi?
Perch me lo chiedete, avete i tabulati, no? A meno che non cerchiate di imbrogliarmi. A meno che questa non sia una partita.
Se ho idea di dove sia Krista Connor? Ve l'ho gi detto: NO.
NO, non mi ha detto dove sarebbe andata. NO, non mi ha detto con chi sarebbe andata. NO, non so perch sarebbe dovuta "sparire".
NO, non sono arrabbiata con Krista Connor. Non provo niente per Krista Connor. Come tutti gli altri. Nella nostra famiglia. Perch ci ha lasciati. Ci ha traditi.
Ci ha abbandonati, per vivere nel suo mondo.
Ha perfino portato via Rabbit. Rabbit? Il nostro terrier. Ci manca tanto. La nostra casa  cosi silenziosa, senza Rabbit... Mamma non aveva il diritto di portarselo via, ecco perch pap dice che  una donna egoista.
E adesso anche Rabbit non c' pi.  "scomparso".
NO, pap non ha mai "picchiato o preso a calci" Rabbit! Chi ve l'ha detto?
NO, pap non mi ha mai "picchiata o minacciata". NO, pap non mi ha mai "maltrattata". E neanche ha mai maltrattato Samantha.
Se zia Vicky dice queste cose, allora... mente. Se la famiglia di mia madre dice queste cose... Se gli amici di mia madre dicono queste cose, allora mentono tutti, e io li odio.
Maria? Maria ha detto che...? Mente. Si sbaglia.
No, non so perch dovrebbe inventarsi queste cose. Forse gliele ha dette mamma, e mamma mentiva. Fingeva che pap le avesse fatto male, e invece si era fatta male da sola. Lividi sul collo. Ecchimosi. Le nascondeva con una sciarpa.
No. Non lo so. Non so perch si facesse queste cose.
Forse Maria vuole vendicarsi di pap. Perch l'ha licenziata... perch rubava, ci ha detto.
Ce l'ha detto pap. Non lei. Lei, mai. Ci ha detto di non costringerla a spiegare. Ci ha urlato: Andate via! E noi ce ne siamo andate. Non la odiamo, per.
No,  stato pap. Mentre tornavamo da Skagit Harbor. Ha detto...
Vostra madre  innamorata di un altro uomo. Ha scelto lui, invece della sua famiglia. Non la perdoneremo mai.
Siamo dalla parte di pap, assolutamente.
No, pap non ci ha detto chi  l'altro uomo. No, non so se lo sa. Se lei glielo abbia detto. No, pap non era arrabbiato. Non  arrabbiato. Il mio pap non si arrabbia mai.
Todd  disgustato da tutta questa faccenda. Ha fatto piangere Samantha e me... dice che nostra madre  una sgualdrina.
Se penso che Krista Connor sia una... Non lo so. Non ci penso.
Se non mi credete, mi sottoporr alla macchina della verit.
Si, la madre di Todd era un'altra. Non Krista Connor. Sua madre mor, e pap si rispos. Todd aveva quattro anni, credo.  successo tanto tempo fa. Non ci pensiamo mai.
SI, pap  rimasto a casa tutta la notte. Ve l'ho DETTO.
S, mi sarei accorta se fosse uscito di casa. SI, potrei giurarlo.
NO, pap non mi ha detto che cosa rispondere. NO, non ne ho parlato con Samantha e Todd.
Il signor Sheehan ha detto di non rispondere a questa domanda, ma non  per questo che non rispondo; ve l'ho gi DETTO: NON LO
so.
S, gli voglio molto bene.  un padre meraviglioso e io... gli voglio molto bene.
Mero Okawa? Ve l'ho detto, non ne so niente.
Tranne che  "scomparso" anche lui.
Ve l'ho gi detto, non ricordo. Penso che fosse
il proprietario di una galleria. Scattava foto a tutti, non solo a noi.
No, pap non lo ha mai conosciuto. Si, pap  venuto a Skagit Harbor. Per riportarci a casa. Ma non ha visto Mero Okawa, lo so. Come faccio a saperlo? Lo so e basta. Perch me l'ha detto pap. E pap non mente mai.
Sono tante le cose che non riesco a ricordare. Non dormo bene, e durante il giorno ho come l'impressione che il mio cervello chiuda i battenti. Specialmente per quanto riguarda Krista Connor... comincio a dimenticarla. Perch lei ha dimenticato me, ecco perch. Fin da prima del 26 agosto. Per questo non posso perdonarla.
Nessuno pu costringermi a ricordare. Ho il diritto di dimenticare.

QUINDICI.
La scomparsa: 27 agosto
Ecco quello che so e quello che ho dovuto immaginare.
Mercoled attorno a mezzogiorno Melanie Blanchard, amica e vicina di Krista Connor, pass davanti al rustico su Deer Point Road e vide la station wagon sul vialetto; cos, sapendo che di solito a quell'ora Krista era in casa a lavorare, buss alla porta... una porta zanzariera, in effetti. Non ricevendo risposta, e vedendo che le luci all'interno del rustico erano accese, chiam:   Krista? Ciao, sono Melanie.   Di nuovo nessuno rispose. Neanche Rabbit, che di solito le abbaiava un saluto.   Krista?   chiam ancora Melanie.   Ci sei?
Melanie si volt a controllare: s, quella sul vialetto era proprio la station wagon di Krista. E poi scorse la SUV di Mero Okawa parcheggiata in strada, proprio davanti al rustico.
Spinse la zanzariera ed entr.
Ed ecco quello che vide: una sedia dallo schienale di giunco rovesciata, un vaso di fiori secchi spaccato sul pavimento, un cavalletto caduto, tubetti di colori e pennelli sparsi dappertutto. Una delle trapunte fatte a mano da Krista era stata strappata dal divano e sembrava macchiata di... sangue? Melanie si guard attorno a occhi sbarrati, inorridita.
Sembrava che un tornado avesse attraversato la casa della sua amica, accanendosi su alcune cose e risparmiandone altre.
Melarne chiam il suo collie, che stava fiutando nervosamente il vialetto, e Princess cominci a girare nel rustico annusando e latrando contro la coperta macchiata, girando su se stessa come se lottasse contro un avversario invisibile.
Krista? Dove sei?
Spaventata, Melanie controll il piccolo bagno accanto al cucinotto, profumato di spezie e di fiori: vuoto anche quello.
Sal sul soppalco: vuoto. La trapunta che copriva l'antico letto di ottone era a posto, e cos pure i cuscini ricamati da Krista.
Me lo sentivo   avrebbe detto in seguito Melanie premendosi le mani sul cuore.   Sapevo che qualcosa non andava. Le luci accese, il disordine... le macchie di sangue. Me lo sentivo.
Per non voleva fare l'allarmista. Chiese ai vicini, ma quella mattina nessuno aveva visto Krista. Uno di loro, una donna, accompagn Melanie e Princess a perlustrare il resto della propriet: la vecchia rimessa, il fienile li accanto.
Poi Melanie si attacc al cellulare e cominci a telefonare ad amici comuni. Per primo chiam Mero Okawa, a casa: le rispose la segreteria telefonica. La Orca Gallery: di nuovo la segreteria telefonica. Quando parl con altri amici, le dissero che quella mattina non avevano visto Krista, ma che la sera prima era in paese: era andata all'inaugurazione di una mostra, e poi a cena con un gruppo che includeva Mero Okawa e altri organizzatori dello Skagit Harbor Arts Festival. La compagnia si era sciolta verso le dieci, e Krista e Mero
erano stati visti andare via insieme. Avevano diverse cose da discutere, e Mero l'avrebbe riaccompagnata a casa.
Finalmente, nel primo pomeriggio, Melanie si decise a chiamare la polizia di Skagit Harbor.
Devo... devo denunciare la scomparsa di una donna.

SEDICI.
Il giuramento: 2 settembre
Prima parl a quattr'occhi con Todd. Poi con Samantha. Poi...
Franky? Mi credi, vero?
Mi stringeva le mani tra le sue, forti e calde, grandi il doppio delle mie. Parlava in tono ansioso, infervorato, come mai prima.
Mi avrebbe protetta e non mi avrebbe mai tradita... non come aveva fatto lei.
Lui non mi avrebbe abbandonata. Avrebbe lottato, lui, avrebbe lottato per me.
Non ho mai fatto del male a vostra madre, tesoro. Non l'ho mai toccata. Non so dov', n con chi, e nemmeno perch ci stia facendo questo. Perch voglia fare del male alla sua famiglia.
Aveva gli occhi lucidi di lacrime. Da quando era stata denunciata la scomparsa di mia madre, Krista Connor, da quando polizia e giornalisti avevano invaso la nostra vita, la famiglia era come asserragliata in una fortezza circondata da nemici. Una fiamma bruciante ci attraversava, ci univa.
Te lo giuro, tesoro   mi disse pap.   Non so dov' tua madre.  scomparsa di propria volont. Aveva gi minacciato di farlo, molte volte. La polizia la trover, alla fine. Sar smascherata...
Le veneziane della stanza, uno studio con pesanti mobili di pelle e un computer spento, erano tirate. Mi faceva male la testa, dovevo fare un grande sforzo anche solo per ricordare dove mi trovavo. Non a casa nostra, ma in quella dell'avvocato di pap a Pinewood Grove, un "quartiere protetto" a Vashon Island. Il signor Sheehan ci aveva fatti trasferire l dopo che sul "Seattle Times" era comparso in prima pagina un articolo intitolato:
DENUNCIATA LA SCOMPARSA DELLA MOGLIE DI REID PIERSON A SKAGIT HARBOR La polizia interroga Pierson e altri
C'era una foto dei miei genitori in abito da sera scattata a gennaio, in occasione di qualche evento pubblico.
Dopodich accadde tutto molto in fretta.
Servizi a non finire sulle tiv locali. Avvoltoi, s'infuri il signor Sheehan. Sconosciuti invasero la nostra propriet: giornalisti, fotografi, troupe televisive con telecamere simili a occhi mostruosi. Non potevamo uscire di casa senza essere presi d'assalto. Quando pap appariva da qualche parte, per esempio fuori dalla stazione di polizia, accompagnato dal signor Sheehan o da uno degli assistenti, nugoli di cronisti correvano a circondarlo. Lui si sforzava di esibire il suo sorriso da Reid Pierson. Si sforzava di essere gentile, ma le loro domande erano scortesi e offensive:   Signor Pierson? Reid? Dov' sua moglie? Cos' successo a sua moglie?  vero che eravate separati?  vero che sua moglie ha
un amante? Cosa voleva sapere la polizia? Cos'ha risposto alle domande della polizia?
E intanto il signor Sheehan spingeva pap dentro una limousine in attesa (una con i finestrini oscurati, in modo che nessuno potesse guardare dentro) e scacciava via infuriato quegli individui orribili come se fossero mosche.
Ma, come le mosche, non li si poteva scacciare via a lungo. Non in pubblico.
Per lo meno adesso, almeno per un po', eravamo al sicuro. Pap era stato interrogato a lungo e cooperava pienamente con le indagini della polizia. Todd, Samantha e io ci eravamo trasferiti insieme a lui nella grande casa del signor Sheehan a Vashon Island, circondata da una cancellata di ferro battuto alta pi di tre metri, al sicuro. Il signor Sheehan era un famoso avvocato difensore, e spesso portava i clienti in casa propria per proteggerli dall'invadenza dei media. Mio padre si fidava di lui e ci incit a fare altrettanto.
Adesso pap mi stringeva forte le mani, spiegandomi che Krista Connor aveva organizzato tutto questo per punire la sua famiglia. Per vendicarsi.   Avrei voluto risparmiarvelo, tesoro. Non volevo dirlo a te e a Samantha, ma a Todd l'avevo gi detto.  dalla primavera scorsa che vostra madre tenta di "conquistarvi".  cos che ha detto: che avrebbe "conquistato le ragazze". Vuole il divorzio, e vuole che siate affidate soltanto a lei. Ha conosciuto un altro uomo e ha intenzione di sposarlo. Perci ha organizzato tutto questo: per i soldi.  un ricatto. Vuole milioni di dollari come liquidazione, pi un pagamento mensile, pi altri soldi per il vostro mantenimento, ma io mi sono opposto perch non voglio distruggere la nostra famiglia. Non m'importa dei soldi. M'importa solo di te, di Samantha e di Todd. Non
credo nel divorzio. E dato che ho rifiutato di concederglielo, lei ha fatto questo non solo a me, ma a tutti noi... Mi credi, tesoro, vero?
Vidi la verit risplendergli negli occhi, e la verit era che pap mi amava e mi avrebbe protetta.
S-si, pap.
Stretta fra le sue braccia forti, crollai e piansi, piansi davvero, per la prima volta da quando la notizia della scomparsa era arrivata da Skagit Harbor.

DICIASSETTE.
Vashon Island: 3-4 settembre
La odio. Se n' andata.
Samantha non faceva che piangere. Aveva gli occhi arrossati e gonfi da fare paura. Non mangiava, e quando la stringevo fra le braccia mi sembrava fragile come un passerotto. Perfino i suoi capelli, di solito lisci e morbidi, erano pieni di nodi, e quando tentavo di districarli, lei piagnucolava e mi respingeva come se volessi farle male di proposito.
Dai, Samantha. Non puoi avere i capelli in queste condizioni.
Lasciami in pace! Ti odio!
Mi chiesi se ricordasse come, l'ultima volta che l'avevamo vista, mamma l'aveva respinta gridando: Andate via. Non c' spazio.
Nella casa del signor Sheehan, una casa che sapeva di liquori e sigari costosi, Samantha e io occupavamo una delle stanze per gli ospiti. E dato che la nostra governante Lorita (era cos che si chiamava) non era venuta con noi, toccava a me occuparmi della mia sorellina. Non mi dispiaceva, per Samantha era diventata terribilmente appiccicosa e voleva sempre dormire con me. Pochi minuti dopo esserci infilate ognuna nel proprio letto, la sentivo sussurrare:   Franky? Posso venire da te? Ho paura.   Quasi sempre dicevo di s. Ma poi Samantha diventava troppo calda, o inquieta, o scalciava le coperte, o digrignava i denti, o parlava nel sonno, o si svegliava e si metteva a piangere, e io proprio non lo sopportavo... cos sgusciavo nell'altro letto e mi sforzavo di prendere sonno.
Davo la colpa di tutto a mamma. Non fosse stato per lei, niente di tutto questo sarebbe successo, le nostre vite non sarebbero state sconvolte.
Per colpa di Krista Connor, cio. Non era pi "mamma".
Pap ci promise che questo "assedio" non sarebbe durato a lungo.
Si  nascosta da qualche parte, ragazze.  la sua vendetta. Ma non riuscir a nascondersi per sempre. Prima o poi la polizia la trover. E questo incubo avr fine.
Pap avrebbe voluto posticipare il nostro rientro a scuola di una settimana, ma io rifiutai. Il solo pensiero di perdere il primo giorno di scuola mi rendeva nervosa. Come se avessi qualcosa da nascondere! Tutti avrebbero mormorato: "Dov' Franky? Si vergogna di farsi vedere?"
In realt le mie amiche si stavano comportando benissimo. Twyla mi chiamava due volte al giorno e, se non me la sentivo di rispondere, lasciava un messaggio (Franky? Solo un saluto. Non c' bisogno che richiami.); Jenn, Katy, Eleanor, Carole telefonavano o mi mandavano e-mail, e cos pure Meg Tyler, la nostra istruttrice di nuoto, alcuni insegnanti che avevo avuto l'anno prima, e perfino qualche ragazzo.
Cercavo di non contraddire mai pap, che era sempre tesissimo, per lo pi attaccato al telefono o in attesa che squillasse, ma questo dovetti dirglielo:   Comincer la scuola come tutti gli altri, pap. Devo. Per piacere!
Era una decisione ostinata, alla Occhi di Tempesta. Sentivo la frenesia nella mia voce. Pap e Occhi di Tempesta erano un'accoppiata pericolosa, come la benzina e un fiammifero acceso, e ricordavo bene la scena dai Blount, quando mi aveva afferrata per le spalle e scrollata, scrollata, scrollata, perch avevo rifiutato di scusarmi...   Altrimenti diranno tutti che mi sto nascondendo. Come se mi vergognassi. Invece no. Voglio tornare alla normalit.
Pap mi fiss sorpreso, ma anche ammirato.   Hai fegato, Franky.
Significa che la settimana prossima potr andare a scuola?
Non sar io a impedirtelo, tesoro.
Cos mi dissi che tutto sommato non avevo bisogno di mia madre. Sarebbe stato strano iniziare la scuola senza di lei in giro, ma in fondo fin dalla primavera scorsa era stata via per met del tempo, e anche l'autunno, chiusa nel suo rustico a Skagit Harbor, perci in pratica che differenza c'era? Se Krista Connor era "scomparsa", o se Krista Connor era "separata" e viveva da qualche altra parte.
Ecco che cosa continuavo a ripetermi nella casa del signor Sheehan, a Vashon Island.
Samantha era soltanto in sesta e molto pi vulnerabile di me. Mi sembrava che tutta quella tensione mi avesse fatto diventare pi matura, mentre lei era decisamente regredita. In passato le era sempre piaciuto leggere, ma negli ultimi tempi era troppo inquieta per concentrarsi su pi di poche pagine per volta. Passava il suo tempo saltellando da un canale della tiv all'altro - avanti e indietro, dall'uno al novantotto e viceversa - fissando lo schermo con occhi vitrei, vuoti. Samantha non ci teneva affatto a iniziare la scuola, e anch'io fui d'accordo con pap nel decidere che per il momento avrebbe fatto
meglio a restare a casa.   Almeno finch non torna mamma.
Pap mi guard stranamente, con un sorriso forzato, sorpreso.
Avevo commesso un errore chiamando Krista Connor "mamma": a pap non faceva piacere che una delle sue figlie pronunciasse quella parola. A volte, per, in occasioni del genere, non avrei saputo come altro chiamarla.
Il signor Sheehan era tutto predizioni e promesse.   Questa persecuzione non durer molto, vedrete. Finir appena si renderanno conto del loro errore.
Aveva una voce scattante, sicura, "da televisione". Quando lui e pap erano insieme, si sarebbe detto che la celebrit televisiva fosse Michael Sheehan, non Reid Pierson. (In privato pap non era spesso del suo umore "su". Certe volte neanche si radeva. Doveva conservare la sua energia e il suo entusiasmo e il suo sorriso da Reid Pierson per quando usciva di casa e "andava in onda".)
Siete due brave ragazze   ci diceva il signor Sheehan.   Proprio due brave ragazze.
Occhi di Tempesta pensava che quel tizio con i suoi modi entusiasti fosse un ipocrita di prima categoria, per un ipocrita che stava dalla parte di pap. Conosceva i "bizantinismi" del sistema giudiziario e avrebbe aiutato Reid Pierson a superare incolume quella prova.
Come no, per una barcata di soldi, pensava Occhi di Tempesta. Una valanga di soldi.
Sapevo che gli avvocati difensori del suo calibro si facevano pagare oltre trecento dollari l'ora, e addirittura di pi per la discussione del caso in tribunale.
Tribunale? Se ci fosse stato un processo.
Per era impossibile che ci fosse un processo... mamma si era semplicemente nascosta. Nessuno le aveva fatto del male. Mamma era viva. Mamma voleva "punirci". O no?
Il signor Sheehan ripeteva che eravamo due brave ragazze.   E duro essere le figlie di una celebrit come Reid Pierson. Il fatto  che il pubblico ama le celebrit, specialmente quelle sportive, per gode quando le vede finire nei guai. E ci godono anche poliziotti e pubblici ministeri, perch se arrestano una celebrit, anche loro finiscono sui giornali e in televisione. Carogne!   Il signor Sheehan parlava con tale veemenza, con tale fervore, da farmi quasi sentire in colpa perch non riuscivo a trovarlo simpatico.
E poi ci dava l'imbeccata. Non smetteva mai di darci l'imbeccata.
Ero gi stata interrogata da una donna dell'ufficio del procuratore distrettuale. E anche Todd. (Ma non Samantha che, aveva protestato il signor Sheehan, era troppo giovane.) Dato che ero minorenne, pap e il signor Sheehan erano stati presenti. Penso di essere apparsa imbronciata, risentita. Soprattutto (lo confesso) avevo paura. Il signor Sheehan disse che mi avrebbero interrogata di nuovo, e voleva essere sicuro che dicessi esattamente quello che avevo intenzione di dire: non una parola di pi, non una parola di meno.   Non devi mai concedere un dito agli avversari. Devi farli dannare e non concedere loro niente.   Mi sforzai di pensare alle indagini della polizia come a una specie di partita della quale il signor Sheehan conosceva le regole e le avrebbe spiegate anche a noi, per non riuscivo a scacciare il pensiero che scopo dell'indagine era ritrovare Krista Connor, e questo era uno scopo giusto, desiderabile. O no?
Lo sai che tua madre non c' pi. Lo sai che non torner.
Occhi di Tempesta lo sa.
Molti furono i testimoni interrogati durante le indagini sulla scomparsa di Krista Connor. Non solo la nostra famiglia, ma parenti di mia madre, amici e vicini e conoscenze di Seattle oltre che di Skagit Harbor, e probabilmente molti altri ancora. (La polizia di Skagit Harbor continuava a indagare anche sulla scomparsa di Mero Okawa, che per suscitava molto meno interesse.) Da quanto dicevano in televisione, e non era poco, sapevo che la polizia perlustrava boschi e paludi ed edifici abbandonati nella zona di Skagit Harbor, oltre che tratti del fiume e altre via d'acqua. I medici legali erano al lavoro sulla scena del crimine.
Sapevo che si trattava di un'indagine per omicidio, non per cercare una persona scomparsa. Per mi sforzavo di non pensarci.
No!  impossibile che mamma non ci sia pi. Non ci credo.
 impossibile che non ci sia pi.  come dice pap,  una specie di partita.
E noi, Francesca e Samantha, dovevamo aiutarlo a vincere.
Dunque... la notte del 26 agosto vostro padre non  mai uscito di casa. Su questo siamo d'accordo, giusto, ragazze?
Samantha annui, stuzzicandosi una crosta su un ginocchio. Aveva gli occhi vitrei, un pallore malaticcio. Quando non piangeva o piagnucolava, sembrava uno zombi.
Come hanno detto parecchi testimoni, vostro padre  tornato a casa dritto dallo studio; e quando avete cenato tutti insieme verso le sette e mezzo era "sfinito" e "sotto l'effetto della codeina", giusto? Poi, fra le otto e mezzo e le nove,  andato a letto dopo aver preso un'altra pasticca che lo avrebbe fatto dormire almeno dodici
ore. E cos  stato.   Il signor Sheehan fece una pausa a effetto, sorridendo. Come se si rivolgesse a un pubblico attento.   A quanto vi risulta, Francesca, Samantha, vostro padre ha dormito tutta la notte e se fosse uscito di casa lo avreste sentito, giusto? Todd ha gi giurato che  cos, e lo giurerete anche voi. Francesca... Samantha?
La testa di Samantha scatt in un assenso-da-zombi. Vedendomi esitare, il signor Sheehan mi scrut con un sorriso un po' pi insistente.
Francesca?
Annuii anch'io. Si. Avrei giurato.
Allora, ragazze, quando vi chiederanno, perch ve lo chiederanno, dove pensate che fosse vostro padre quella notte, se ritenete possibile che abbia lasciato la casa anche solo per cinque minuti, che cosa direte?
Samantha rabbrivid, il dito incollato alle labbra.   P-pap  stato a casa tutta la notte   disse con voce sottile.   Ne sono sicura.
Il signor Sheehan si rivolse a me. I suoi occhi erano inflessibili, scaltri.   Francesca? Lo sai che cercheranno di prenderti in trappola, se possono.
Gliel'ho gi detto   borbottai.   Un centinaio di volte.
Una volta in pi non ti far male.
Eppure ancora esitavo. Avevo l'impressione di avere la testa piena di schegge di vetro in movimento, e facevano male. Occhi di Tempesta era sveglia. Occhi di Tempesta ha sentito.
Sentito che cosa?
Qualcosa.
Era solo un sogno. Un sogno non  una prova.
Fissai l'insieme di macchie su una delle mie scarpe da ginnastica. E mi chiesi come mai un giorno compri un nuovo paio di scarpe super, e un altro giorno (nel
mio caso piuttosto alla svelta) si sporcano, e dopo un po' finiscono per essere uguali spiccicate alle vecchie scarpe che hai messo via insieme ad altre paia che non hai avuto il coraggio di buttare. Mentre pensi quanto in fretta pu succedere, ecco che le scarpe nuove non sono pi nuove.
Un'auto nel viale d'ingresso, a fari spenti. Una porta aperta infondo al corridoio. Passi?
No, non  una prova.
I fosforescenti numeri verdi dell'orologio digitale galleggiano nel buio accanto al letto, davanti agli occhi spalancati di Occhi di Tempesta: 4,38.
No! Non  una prova.
Quando il signor Sheehan sudava, l'odore della sua colonia sapeva un po' di rancido... come ora, per esempio. Mi fissava con quel suo sorriso teso. E anche Samantha - che per quasi tutto il giorno era stata troppo irrequieta per guardarmi - mi fissava, il pollice infilato in bocca. Per un momento mi chiesi se avessi parlato a voce alta, o mugolato, o bisbigliato qualcosa fra me.
Si. Sicuro. L'ho gi detto. Posso giurarlo: quella notte pap  rimasto a casa. Tutta la notte. Non si  allontanato, neanche per cinque minuti. Lo avrei sentito, se l'avesse fatto. Lo giuro.

DICIOTTO.
Logica alla Occhi di Tempesta: 4 settembre
Occhi di Tempesta tir le sue conclusioni. Era semplice come intuire che i lati di un triangolo equilatero sono uguali fra loro. Se mamma non c' pi, e se non torner mai pi, allora c' solo pap. Pap ti ama. C' soltanto pap adornarti.

DICIANNOVE.
Occhi di Tempesta: primo giorno di scuola, 8 settembre
Eccola...
Quale? La rossa? S,  lei, Franky. Franky chi?
Non guardare, scema! Lo sai, Franky Pierson. La figlia di Reid Pierson. Oh, mio Dio. Lei? Lei.
Come l'ha presa, Franky?  assurdo. Ma conosci Franky.. .finge che vada tutto bene.
Secondo me sono stronzate. Il pap di Franky non ha fatto niente. Non crederei mai una cosa del genere di Reid Pierson. Neanch'io! Reid Pierson  super.  cos carino. E dolce. Mia mamma ha una cotta per lui. Anche la mia!
Ma se non  stato lui, chi  stato? A fare cosa? Non  stato trovato nessun cadavere. Finora.
Avevo insegnanti simpatici e tre delle mie amiche, Twyla inclusa, frequentavano le mie stesse lezioni. Anche le materie che avevo scelto sembravano promettenti: di sicuro lo erano biologia e arte e letteratura; anzi, quest'ultima era in pratica un seminario con appena sette studenti e un insegnante che era anche un poeta. Quando Twyla mi chiese se preferissi pranzare soltanto con lei e Jenn, o unirmi a una tavolata pi ampia (come facevamo di solito), la ringraziai e risposi che non avevo fame e che invece sarei andata in biblioteca. (Il che era vero, anche se mangiai alla svelta qualcosa preso da una macchinetta nell'atrio.) Erano tutti cos gentili. Almeno in mia presenza.
Con un'eccezione: il direttore della scuola, il signor Whitney, lo stesso che da anni cercava di convincere mio padre a fare visita alla Forrester (Solo per un saluto, e magari per bere insieme un bicchierino di sherry nel mio ufficio), che mi evitava come la peste. Se prima mi salutava con un sonoro "Francesca! Ciao!", ora, quando lo incrociai per caso nel corridoio dove si era fermato a chiacchierare con alcuni studenti dell'ultimo anno, per un istante sembr che la mia vista lo paralizzasse, e poi mi volt le spalle - di poco, ma in modo inequivocabile - come se avesse visto qualcosa di deforme. E io, con la mia voce lugubre da Occhi di Tempesta:   Buongiorno, signor Whitney   tanto per fare capire a quell'ipocrita che lo avevo inquadrato.
Dopodich, di colpo mi resi conto che tutti mi osservavano con la coda dell'occhio. Allungando il collo al di sopra dello sportello dell'armadietto. Voltando di un pelo la testa sulle scale. Quel pomeriggio, quando ripresero le lezioni, gli insegnanti sembravano imbarazzati quando leggevano il mio nome durante l'appello:   Francesca Pierson?
E appena alzavo la mano e dicevo:   Presente   nell'aula calava il silenzio. E sapevo che tutti quelli dietro di me mi fissavano, e tutti quelli davanti a me evitavano accuratamente di voltarsi a guardarmi.
Gli insegnanti sapevano chi ero, naturalmente. Era la prima volta che mi vedevano, per sapevano. I loro occhi erano lucidi di simpatia, come se fossi una lebbrosa che si pu compatire, ma solo a distanza, perch forse  contagiosa. Povera ragazza! Sua madre  scomparsa. E suo padre "collabora" con la polizia. E sai chi  il padre, vero? Avevo quasi l'impressione di sentire queste parole ronzarmi nelle orecchie come moscerini. Comunque riuscii a mantenere un controllo alla Occhi di Tempesta fino a met della quinta ora, storia, quando qualcosa mi colpi con la forza di un'ondata, una sensazione gelida, di nausea, e capii che non sarei mai riuscita ad affrontare il resto della lezione. Alzai a fatica la mano per far capire all'insegnante che mi sentivo male, e a testa e occhi bassi, lo zaino stretto al petto, corsi fuori dall'aula.
Una volta in bagno, ebbi un improvviso attacco di diarrea. Mi sembrava di avere le budella in fiamme. Tremavo da capo a piedi. Ero cos debole che dovetti trascinarmi in infermeria, dove l'infermiera mi diede un'occhiata, mi fece stendere sul lettino, prese la temperatura (38: una febbriciattola, la defin) mi diede due pasticche e annunci che forse mi stava venendo l'influenza.
Rimasi distesa tremante sotto una coperta chiedendomi: "L'infermiera sa chi sono? Sa chi  mio padre? Dir a tutti quelli che conosce: indovinate chi  venuta oggi in infermeria?"

VENTI.
Zia Vicky e la falena-cobra: 9 settembre
Avevo preso la decisione alla Occhi di Tempesta di fare la dura, ma quando zia Vicky mi corse incontro e mi abbracci, non potei fare a meno di abbracciarla anch'io. Mi afferr per le braccia come se fossi sul punto di cadere e lei dovesse salvarmi, e la sentii tremare. E di colpo, assurdamente, pensai: "Questa non  zia Vicky,  qualcun altro." Perch perfino la sua voce era cambiata.
Non ci resta che sperare, Franky. E pregare. Krista potrebbe stare, deve stare, bene.
Zia Vicky era la sorella maggiore di mia madre, di tre o quattro anni. Era una donna alta, dall'aspetto di solito deciso, e in eccellenti condizioni fisiche grazie a lunghe camminate con lo zaino in spalla. In famiglia zia Vicky era criticata, e ammirata, perch non si era mai sposata, perch era un tipo indipendente, perch "faceva la sua vita". Ma adesso era nervosa, inquieta. Fu un colpo vederla cos tesa, sofferente. I capelli di un rosso sbiadito, pi grigi di quelli di mia madre, erano spazzolati all'indietro, lasciando scoperto il suo viso cos che appariva indifeso e come logorato, consumato. Pap non voleva che la incontrassi: non erano mai andati molto d'accordo, anche se in passato era sembrato che la ammirasse, in un certo senso. Diceva che Krista
era la sorella Connor con la bellezza, e Vicky quella con il cervello. Suppongo che la intendesse come una lode, ma detto cos sembrava che sia a Krista che a Vicky mancasse qualcosa di essenziale.
Adesso gli occhi della zia erano arrossati come quelli di Samantha, e le tremava la voce. Era terribile vederla in quello stato!
Franky   mi disse in tono implorante   stai bene? Come state, tu e Samantha?
Scrollai le spalle. Non sopportavo che tutti gli adulti mi facessero la stessa domanda.
Del resto non avevo la minima intenzione di dirle la verit... per esempio che il mio intestino si comportava in modo disgustoso, che quel mese il mio ciclo era arrivato con undici giorni di anticipo e i crampi mi avevano letteralmente distrutta, che non riuscivo a dormire per pi di un'ora di seguito, che facevo sogni pazzeschi, che ero confusa e arrabbiata. No, non avrei detto a nessuno, neanche a zia Vicky, quello che avevo nel cuore.
Mia madre se n' andata. Ci ha lasciate.
Perch ora dovremmo preoccuparci per lei?
Zia Vicky mi strinse le spalle e mi fiss dritto negli occhi.   Dimmi tutto quello che sai, Franky, ti prego. Quando l'hai vista l'ultima volta? Cos' successo quella domenica, quando sono andata a Skagit Harbor e tu e Samantha non c'eravate pi? E... oh, tutto! Dimmi tutto.
 tremendo quando gli adulti ti supplicano.  tremendo non poter dare loro quello che vogliono, e li detesti perch ti mettono in una posizione cos orribile.
Pap mi aveva avvertito che zia Vicky avrebbe fatto domande "indiscrete", "ostili". Come la polizia. Mi aveva avvertita che sarei dovuta stare attenta a quello che avrei detto, perch zia Vicky stava dalla parte di tua madre, era nostra nemica. Pap era convinto che
la zia non avesse mai approvato il matrimonio della sorella minore, e che qualunque cosa avesse detto di Reid Pierson sarebbe stata contaminata dal pregiudizio. Quella donna odiava ogni tipo di sport, disse pap, e perci odiava anche lui.
Adesso zia Vicky mi chiedeva di quella domenica. Quando pap era venuto a Skagit Harbor per portarci a casa. Forse, mentre lui e mamma erano insieme nel rustico, avevo sentito... qualcosa?
Feci un cenno brusco con la testa. No.
Ma lei non mi credette.   Guardami, Franky. Guardami negli occhi. So quello che hai detto alla polizia, ma... ti prego, a me lo dirai?
Chiusi gli occhi, scossi la testa. Sentii la coda di cavallo frustarmi la schiena.
Oh, Franky   disse zia Vicky, cedendo di colpo alle emozioni.   Ho tanta paura che tuo padre... che abbia... abbia...   S'interruppe, gli occhi lucidi di lacrime. Qualunque cosa fosse, non riusciva a dirlo.
L'abbia picchiata. Maltrattata. Minacciata.
Indietreggiai, cedendo anch'io alle emozioni. Una collera alimentata dal panico mi avvolse come una fiamma.   Non so dove sia finita mamma, zia Vicky.
Franky, aspetta.
Lasciami in pace!
Corsi fuori dalla stanza. Le mani premute sulle orecchie per non sentire la voce della zia che mi chiamava.
Quando, in ottava, entrai a far parte della squadra di nuoto, pap fu cos fiero di me da permettermi di accompagnare zia Vicky in uno dei suoi viaggi nel Sudo-vest. Dur appena cinque giorni, ma ci divertimmo un mondo, facendo lunghe camminate e ammirando i panorami. In particolare mi ricordo l'orto botanico collegato al museo di storia naturale di Albuquerque, New Mexico. Era fantastico: alberi e rampicanti giganti, sgargianti fiori tropicali; e tante farfalle, alcune grandi quanto la mia mano aperta, dai colori vividi come se fossero dipinte, e sembravano quasi addomesticate. E uccelli chiacchierini dappertutto. Si aveva quasi l'impressione di trovarsi in una foresta tropicale, l'aria cos umida che la sentivi congelarsi sulla pelle. I miei uccelli preferiti erano i grandi cacatoa bianchi e i pappagalli amazzonici, dalle penne verdissime bordate di cremisi e gli incredibili occhi saggi. C'era Daisy, che strill: Ciao! Bella ragazza! Bel-la ragazza! quando zia Vicky e io ci fermammo ad ammirarla; stavo per accarezzarle la testa, ma la zia mi blocc appena in tempo. Sul trespolo di Daisy c'era un piccolo, buffo avviso: attenti: becco! dopo mi pento, per becco, siete avvisati! mi piace beccare.
Ma le creature pi strane di tutto il giardino erano le enormi farfalle-cobra.
Erano belle, grandi quasi come pipistrelli, raggruppate su tronchi e rampicanti. Alcune erano mimetizzate cos bene da essere quasi invisibili. Avevano il colore di una foschia marrone-rossiccio, con macchie screziate sulle ali. Zia Vicky mi spieg di aver scelto quel periodo per visitare l'orto botanico perch era la loro stagione riproduttiva, che cadeva ogni cinque anni. Ne vedevi dappertutto che si accoppiavano... pi o meno: una grande falena screziata posata su un'altra un po' pi piccola, immobile. O, almeno, immobile finch la guardavamo noi.
La cosa pi notevole di quelle falene, mi spieg la zia, era che passavano cinque anni chiuse nel bozzolo e "vivevano" solo dai tre ai cinque giorni. Nascevano do tate del sistema riproduttivo, ma non di quello digerente! Una volta uscite dal bozzolo, avevano solo pochi giorni per accoppiarsi prima di morire.   Ma una nuova generazione nasce per proseguire il ciclo.   Da come lo disse, sembrava una buona notizia.
Rabbrividii e risi.   Sono contenta di non essere una falena.
Si, Franky, ma per loro quei pochi giorni sono tutta la vita. Probabilmente, se potessero pensare, la riterrebbero una lunghezza giusta.
Oh, zia Vicky! Che idea!
Le vie della natura sono misteriose, Franky. Eppure, chiss come, tutto ha un senso.
Sapevo che zia Vicky aveva studiato biologia ed ecologia. Ma insistei lo stesso, cocciutamente:   Forse in realt non ha nessun senso. Forse sono le persone come te che insistono a darglielo.
Tre anni dopo mi torn in mente quella conversazione. La certezza di zia Vicky che le cose avessero un senso e si sarebbero risolte comunque per il meglio. Esattamente come ora, tredici giorni dopo la scomparsa di Krista Connor e Mero Okawa, sosteneva che anche per loro tutto si sarebbe potuto risolvere per il meglio.

VENTUNO.
L'indagine: 27 agosto - 9 settembre
Mi manca Rabbit. Rivoglio Rabbit.
Samantha parlava in tono triste e insieme distratto. Sapendo che i suoi desideri non avevano comunque la minima importanza.
Nonostante tutte le ricerche di polizia, soccorritori e volontari, di Krista Connor e Mero Okawa non c'era traccia. E cos pure del cane di Krista Connor, Rabbit.
Nei notiziari raramente si faceva cenno al cane scomparso. A nessuno importava di lui. Tranne a me e a Samantha. Avrei tanto voluto che Rabbit fosse vivo. A volte chiudevo gli occhi per risentire meglio il ticchettio delle sue unghie sul pavimento, i suoi acuti latrati affannosi. "Ehi! Ciao! Eccomi qui!"
Non riferii a Samantha quello che avevo scoperto cliccando fra i vari siti web dedicati al caso: che le macchie di sangue sulla trapunta di Krista Connor erano state identificate come "non umane".
Non era il sangue di Krista Connor, n quello di Mero Okawa; era il sangue di Rabbit. Lo sapevo.
Aveva abbaiato, cercato di mordere, di proteggere la sua padrona. Un piccolo cane coraggioso, che qualunque uomo o giovanotto robusto avrebbe potuto uccidere prendendolo a calci con forza, ripetutamente.
In famiglia non parlavamo mai dell'indagine.
Per "famiglia" intendo la nostra famiglia ristretta: pap, Todd, Samantha, io.
E nemmeno parlavamo mai direttamente di Krista Connor. Per lo pi era lei, quella donna. Una persona scomparsa, come un oggetto scomparso. Anche di Mero Okawa parlavamo di rado... era facile dimenticare Mero Okawa, ma quando qualcuno ne faceva il nome, era semplicemente "Okawa".
Solo pap e il signor Sheehan pronunciavano quel nome: "Okawa". In tono sprezzante, disgustato. Come se lasciasse in bocca un saporaccio.
Da come ne parlavano giornali e televisione, sembrava chiaro che i due scomparsi fossero una "coppia". Dato che erano spariti insieme, e che la SUV di Mero Okawa era rimasta parcheggiata per tutta la notte davanti al rustico di Krista Connor, si dava per scontato che fossero amanti, o comunque legati in qualche modo. Amici e vicini di Skagit Harbor negarono con veemenza questa possibilit, ma nessuno era disposto ad ascoltarli. C'era il desiderio generale di credere che Krista Connor, separata dal suo celebre marito, avesse avuto una relazione con il proprietario di una galleria locale, e che questo rapporto adulterino fosse il motivo della loro scomparsa. In realt c'era anche la convinzione generale che il celebre marito avesse avuto a che fare con quella scomparsa, ma una tesi opposta voleva che i due, "la coppia", fossero fuggiti assieme. Sul "Seattle Star", un giornale scandalistico, un non identificato "amico intimo" di Mero Okawa lo defin "un uomo collerico che aveva alle spalle una storia di violenza domestica". Sul "Seattle After Hours", un programma trasmesso in seconda serata da una tiv via cavo, fu discussa la possibilit che Krista Connor fosse stata "rapita" da Mero Okawa.
La coppia scomparsa fu avvistata a Las Vegas, Palm Springs e a Kailua Bay, nelle Hawaii.
Incalzato dalla stampa, il signor Sheehan ammise che il suo cliente e Krista Connor avevano discusso la possibilit di una "separazione amichevole", ma non il divorzio.
N Reid Pierson n sua moglie Krista Connor credevano nel divorzio, insist il signor Sheehan. E anche se c'era di mezzo un altro uomo (della qual cosa il mio cliente era totalmente all'oscuro), quando Krista Connor era scomparsa, i Pierson erano sul punto di riconciliarsi.
Quando lessi questa notizia sul sito web provai una fitta di speranza. Mamma torner a casa? Davvero?
Desideravo tanto crederci, con tutta l'intensit di Occhi di Tempesta.
Che voleva tua zia, Franky?
La voce di pap era cordiale, disinvolta. Per vidi la tensione nella sua mascella. Ultimamente non lavorava: era ancora sul libro paga della rete, ma i suoi doveri di telecronista sportivo erano stati (a quanto diceva il "Seattle Times") "momentaneamente sospesi", perci era nervoso e non perdeva d'occhio le sue figlie.
Oh, solo parlare   risposi.   Niente di speciale.
Voleva spargere semi di scontento, eh? Come tutta quella famiglia.
Mi morsi le labbra, senza sapere che dire. Il mio cuore astioso, alla Occhi di Tempesta, batteva forte.
Ti avr chiesto di me, immagino. Sempre pronta a seminare sospetti. Come se non soffrissi quanto lei, anzi di pi. Sono il marito, santiddio!   Si asciug rabbiosamente gli occhi. Aveva una continua emicrania da sinusite, diceva. E le medicine erano inutili.   Gliel'hai detto, questo? Alla Grande Sorella impicciona?
Zia Vicky  a posto, pap   replicai, a disagio.    solo preoccupata per... sua sorella.
Be', mi sembra il minimo. Sparire cos. Con il suo amichetto "indigeno". Sembra che questo Okawa sia pure un pervertito. Coinvolto in rapporti con ragazzini. E quell'illusa di tua madre c' finita proprio in mezzo.   Scosse la testa tristemente.
Questo non l'avevo mai sentito! Avvertii dentro di me l'impulso di negarlo con una veemenza alla Occhi di Tempesta.
I Connor sono una famiglia disfunzionale per eccellenza. Sospettosi, paranoici. Il loro avvocato ha informato il pubblico che hanno "rotto i rapporti" con me. Bella roba, eh?
Non sapevo bene che cosa significasse, per capivo che era meglio non chiederlo.
La prossima volta che tua zia Vicky mette piede in questa casa, voglio esserci anch'io. E anche Mike Sheehan. Non voglio che quella femmina contorta, odia-uomini, ti avveleni la mente come ha avvelenato quella di sua sorella. Tutti i Connor non hanno fatto che dire menzogne su di me alla polizia. Non glielo perdoner mai. E nemmeno tu.
Sembrava cos avvilito, cos triste, che avrei voluto abbracciarlo. Per avevo paura di avvicinarmi.
Va bene, pap.
Todd  dalla mia parte. Todd  uguale a me, da capo a piedi. Todd sa come stanno le cose. Lei gli ha spezzato il cuore, pretendendo di fargli da madre quando non era neanche adatta a fargli da matrigna. E tu, tesoro, e Sam-Sam. Anche voi siete dalla parte del vostro pap, vero? Quando quella ricomparir viva e vegeta, la polizia la arrester. E allora sai che far? La denuncer! Per aver trascinato la sua famiglia nel fango, per aver tentato di distruggerci. Di rovinare la carriera di Reid Pierson. E voi ragazze testimonierete a mio favore, vero!
Non era una domanda, era un ordine.
Franky? La mia bella ragazzona! Sei in squadra con il tuo pap, vero?
S, pap.
Le cose potrebbero diventare sgradevoli. Perfino peggio di quanto siano ora. Quando lei torner.
Parlava con tale convinzione, con una smorfia quale mai si sarebbe permesso in televisione, che dovetti per forza credergli.
Quando lei torner.

VENTIDUE.
Il "Don Spence Show": 10 settembre
La voce era commossa, sincera.
Sapete quello che penso? Penso che  come l'eccitazione che attraversa la folla quando un atleta, un campione, ha un infortunio e viene portato fuori dal campo. Ti amano, ma ragazzi!, di sicuro non vedono l'ora di trascinarti gi, gi, al loro livello.
Non era Reid Pierson a pronunciare quelle parole in tono sentito, ma il suo intervistatore, Don Spence dal ciuffo arruffato, del popolare "Don Spence Show".
Ecco, Don, presumo... tutto sommato non posso dirmi in disaccordo con te   replic pap con un sorriso cauto, aggrottando la fronte come se si sforzasse di essere imparziale nel suo giudizio.   Per ritengo che sia una reazione istintiva, capisci? Non consapevole.
Non sar consapevole, per  reale.
Oh, si, eccome. Su questo posso testimoniare.  reale.   Pap rise e scosse la testa con aria grave.
Don Spence stava intervistando Reid Pierson, suo collega-rivale da molti anni. A volte era imprevedibile, perfino crudele con lo sfortunato ospite di turno; ma di solito era cordiale, amichevole, divertente. Lui e pap lavoravano per reti rivali, ma, be'...   Ora come ora non c' un cronista sportivo migliore di Reid Pierson
disse Dori Spence dopo avere dato il benvenuto al suo ospite e avergli stretto la mano.   E non lo dico per adulare, sapete che Don Spence non  un adulatore. Lo dico perch  vero.
Grazie, Don. Lo apprezzo molto.
Pap parl umilmente, e per un momento sembr lottare contro le lacrime.
Com'era bello, pap! Sembrava quasi un giovanotto. La sua postura era perfetta, la testa alta. Le occhiaie simili a lividi sembravano svanite. E cos pure l'espressione tesa, sofferente, delle ultime settimane. Aveva l'aria seria, perch era li per discutere la scomparsa di sua moglie in circostanze molto sospette, ma al momento giusto sapeva anche sorridere.
Todd, Samantha e io stavamo guardando l'intervista nella nostra casa di Yarrow Heights. (Eravamo tornati li ora che gli "avvoltoi dei media", come li definiva pap, si erano fatti meno invadenti.) Todd stava registrando il programma, come aveva registrato ogni telegiornale e ogni talk show locale dal 27 agosto, con l'intenzione di mettere insieme un "archivio" per pap. Il suo trimestre autunnale alla Western Washington sarebbe iniziato solo fra due settimane, e lui era convinto che per allora il caso sarebbe stato risolto. Per allora saremmo tornati alla normalit.
Ne ero convinta anch'io. Dopo quel primo, terribile giorno, avevo continuato ad andare a scuola. Un giorno alla volta, un'ora alla volta. Puoi farcela! era la logica di Occhi di Tempesta.
Don Spence continuava a sparare domande in tono franco, candido, e Reid Pierson a rispondere in tono altrettanto franco, candido:
Sai dove si trovi tua moglie, Reid?
No, Don. Non lo so.
Hai avuto a che fare con la sua scomparsa, Reid?
No, Don. Assolutamente no.
Non sei in contatto con lei?
Magari lo fossi!
Conosci Mero Okawa?
No.
Lo hai mai incontrato?
Mai.
C' qualcosa di vero, Reid, nelle voci secondo le quali tua moglie Krista avrebbe chiesto il divorzio?
Assolutamente no, Don. Assolutamente no...
Pap quasi cedette all'emozione rispondendo a quest'ultima domanda.
Dopo un intervallo pubblicitario, il "Don Spence Show" riprese con un collage di immagini registrate che ci colse completamente alla sprovvista: una serie di primi piani dei nostri genitori. Pap e mamma pi giovani, sorridenti, belli, felici. Sentii un nodo stringermi la gola. C'erano foto dei Pierson con la loro famiglia: l'alto, attraente Todd ("il figlio ventenne avuto da Reid Pierson dal suo primo matrimonio") e le loro figlie ("Francesca, ora quindicenne, e Samantha, dieci anni").
Samantha, sul divano accanto a me, emise un uggiolio fioco, come di gattino impaurito.   Oh. Mamma.
Battei le palpebre per scacciare le lacrime. Ero mortificata e imbarazzata di vedermi alla televisione, ingrandita sullo schermo gigante incassato nella parete del nostro soggiorno.
Voglio che mamma torni   piagnucol Samantha.   Perch non torna? Pap dice che si sta nascondendo.
Piantala, Samantha   la zitt brusco Todd.   Sto cercando di ascoltare.
Segu un breve riassunto dei "momenti salienti della carriera del famoso giocatore di football". E brevi interviste con varie personalit che volevano dichiarare il loro sostegno a Reid Pierson: il proprietario dei Seahawks; giornalisti sportivi; l'ex sindaco di Seattle, Brock Hawley, che era stato amico di pap per anni; l'uomo d'affari e filantropo di Seattle, Bud Blount.   Quello che sta succedendo qui, questo processo dei media   disse in tono accalorato il signor Blount   mi manda in bestia. "Innocente fino a prova contraria", cos dice la legge americana. Chiunque conosca Reid Pierson lo descriver come un bravo marito, un padre affettuoso e un uomo onesto. Francamente penso che questo sia un litigio fra coniugi, fra innamorati, qualcosa di personale e di privato che  sfuggito di mano...
Seguirono filmati e foto di Reid Pierson ventenne, insieme a una giovane donna molto bionda e molto bella: "Bonnie Lynn Byers di Los Angeles, la prima moglie di Reid Pierson." Foto di Bonnie Lynn Byers quando era modella e filmati della giovane coppia che ballava il giorno delle nozze; foto dei Pierson al ballo di Capodanno del Governatore nel 1983, e in candidi abiti sportivi sul ponte del panfilo di un amico nel 1984. Mentre comparivano foto di barche a vela che scivolavano sull'acqua, la voce di Don Spence prosegu drammatica in sottofondo:   La prima signora Pierson mor tragicamente nel giugno del 1985, in circostanze rimaste misteriose: un incidente di barca sul Puget Sound, con Reid Pierson quale unico testimone.   Segui un collage di altre foto, primi piani di Reid Pierson con l'aria distrutta, che si copriva il viso per sfuggire ai fotografi, mentre Don Spence proseguiva:   L'esame medico parl di morte accidentale, ma ci furono pressioni perch il procuratore distrettuale di Seattle conducesse indagini pi approfondite; alla fine il controverso caso fu risolto con la conferma del verdetto iniziale: morte per
cause accidentali. Reid Pierson si rispos nel giro di due anni.
Appena Bonnie Lynn Byers comparve sullo schermo, Todd reag come se gli avessero tirato un pugno. Mormor qualcosa tipo "Oddio", e la lattina di birra che aveva in mano gli sfugg dalle dita e cadde sul tappeto senza che lui se ne accorgesse. Samantha e io lo guardammo timorose, sperando che non se la prendesse con noi, ma il suo viso era vuoto, rigido. Gli occhi vitrei, stretti fino a sembrare chiusi.
Quando il "Don Spence Show" s'interruppe per un'altra rumorosa sfilza di pubblicit, Todd si alz faticosamente in piedi e usci barcollando dalla stanza.
Era la mamma di Todd, quella?   chiese Samantha.   Carina.
Sapevo che sarei dovuta correre dietro a mio fratello. Vedere sua madre in tiv in quel modo, senza preavviso, era stato uno shock per me... neanche riuscivo a immaginare cos'era stato per lui. Ma Occhi di Tempesta sapeva che era meglio lasciar perdere. Lascialo stare. Non ti vuole fra i piedi.
Francamente avevo paura di lui. Da quando mamma era scomparsa, e da quella volta che l'aveva chiamata "sgualdrina", la personalit di Todd era a dir poco instabile, imprevedibile. A casa del signor Sheehan, e ora a casa nostra, passava ore in palestra a sollevare pesi. Si vantava di poter sollevare l'equivalente del proprio peso, quasi cento chili.
Il "Don Spence Show" riprese, con Don Spence e il suo ospite, Reid Pierson, in diretta dallo studio come prima. Era chiaro che durante la trasmissione del segmento registrato i due uomini avevano continuato a chiacchierare, perfino a ridere, insieme; ovviamente pap non aveva idea di cosa era stato trasmesso e visto
da centinaia di migliaia di spettatori. E Don Spence si guard bene dal fargli sospettare come avesse pugnalato alla schiena il suo "amico e rivale". Concluse l'intervista con l'entusiasta commento che Bud Blount aveva assolutamente ragione, che la giustizia americana si basa sul presupposto "innocente fino a prova contraria". A pap fu concessa l'ultima parola e lui, guardando dritto nella telecamera, disse:   Voglio solo fare appello a chiunque, chiunque!, possa avere notizie di mia moglie, Krista Pierson, scomparsa dal 27 agosto. Vi prego, aiutateci! Offro una ricompensa di cinquantamila dollari a chiunque fornisca informazioni che portino al ritorno di mia moglie. E, Krista...   la voce gli trem e le lacrime gli fecero luccicare gli occhi   ... se stai guardando questa trasmissione, ti prego, cara, ti scongiuro, fammi avere tue notizie. Ti prego, ritorna. Ti amo, cara, tutti noi ti amiamo e sentiamo la tua mancanza. Ti prego, Krista...
Ormai Samantha stava singhiozzando, cos dovetti abbracciarla. E intanto continuavo a fissare lo schermo mentre la telecamera arretrava per mostrare Don Spence e Reid Pierson seduti fianco a fianco che parlavano fra loro, con la sigla della trasmissione che sommergeva fragorosa le loro voci.

ventitr.
Ricorda il signor Chicchirich!
Pedalavo in un posto quasi familiare, avevo fretta e l'ansia mi faceva battere forte il cuore. Dov'ero? Un posto collinoso, che odorava d'acqua? Non riuscivo a vedere bene. C'erano case, credo, ma molto distanziate fra loro, e dai colori indistinti. Mamma? Mammina? Mi sforzai di essere Occhi di Tempesta, ma avevo paura, e Occhi di Tempesta non ha mai paura. Mi sembrava di sapere che, se fossi riuscita a raggiungere la mia meta, sarei stata salva, ma la bicicletta mi dava problemi: era quella di Mero Okawa, e il manubrio era troppo alto e le ruote stranamente asimmetriche. Non riuscivo a mantenere l'equilibrio, continuavo a cadere. Mamma? Dove sei? Non era la mia voce di ora, ma di quando ero molto pi piccola.
Una casa verde pallido, con grandi alberi di melo in giardino, fluttu su un lato della strada. Sapevo che per me era una casa importante, ma non riuscivo a ricordare perch. All'improvviso vidi il fiume, e subito riconobbi lo Skagit. Stavo cercando di risalire Deer Point Road per raggiungere il rustico di mamma, ma la salita era troppo ripida, e anche se ero Occhi di Tempesta e sapevo quello che volevo e non avevo paura, per quanto mi affannassi non riuscivo a far girare i pedali.
Mammina! Aiutami.
Un galletto cominci a cantare. Lo riconobbi: il signor Chicchirich! Era appollaiato in cima al vecchio fienile. Mi asciugai gli occhi e per un momento lo intravidi. Chiss come, si confondeva con un pappagallo dalle penne verde vivo, ma era proprio il signor Chicchirich e mi aveva riconosciuta. Ecco perch cantava: per incoraggiarmi.
Per il suono era anche nella mia stanza, e mi svegli. Aprii gli occhi, disorientata.
Samantha piangeva nel sonno. Era sgusciata in camera mia e si era raggomitolata come un gattino ai piedi del letto. Come se avesse avuto paura di svegliarmi se si fosse infilata sotto le coperte accanto a me.

VENTIQUATTRO.
Il nascondiglio segreto: 11 settembre
La mattina dopo, alle nove e trentacinque, salii sulla corriera della Greyhound che andava da Seattle a Skagit Harbor.
Suppongo di essermi comportata in un modo che si potrebbe definire avventato. Non ci misi molto a prendere quella decisione. Era un impulso alla Occhi di Tempesta, ma dopo il mio sogno del signor Chicchirich sapevo che era giusto.
Senza un'auto a disposizione, spostarsi era difficile. Finii per prendere un autobus per raggiungere il centro di Seattle, dall'altra parte del ponte; neanche sapevo con sicurezza dove fosse la stazione della Greyhound... non c'ero mai andata. Nella mia vita avevo preso diversi traghetti, ma pochi autobus. E quello sembrava metterci un'eternit! Ero divorata dall'ansia, forse un po' paranoica, al pensiero che qualcuno potesse riconoscermi dalla foto di Francesca Pierson fugacemente comparsa al "Don Spence Show" la sera prima.
Poi, una volta arrivata alla stazione della Greyhound, cominciai a temere che qualcuno potesse non solo riconoscermi, ma addirittura telefonare a mio padre o alla polizia. Dove pensi di andare, signorina? Perch non sei a scuola? And a finire che mi rintanai in bagno fino alla
partenza della corriera. Sciolsi la coda di cavallo e mi avvolsi i capelli attorno alla testa, per poi infilarli a forza sotto un vecchio berretto da baseball di Todd. Con i miei pantaloni color kaki, la pelle lentigginosa di un pallore malaticcio e niente trucco, a non guardare con troppa attenzione, chiunque avrebbe potuto scambiarmi per un ragazzino malnutrito.
Prima di uscire di casa avevo chiamato Twyla per dirle che quel giorno non ci saremmo viste a scuola. Naturalmente le bast sentire la mia voce affannata, tesa, per capire che c'era sotto qualcosa.   Che succede, Franky?   mi aveva chiesto.
Ancora non ne sono sicura, Twyla. TI telefono domani.   Mi sarebbe piaciuto dirle di pi, ma non trovavo le parole.
La pregai di avvertire la scuola che avevo preso l'influenza e che mi sarei fatta portare i compiti da lei. Dal 27 agosto Twyla e sua madre erano state meravigliose, telefonavano sempre per chiedere se potevano essere d'aiuto in qualcosa, ma per lo pi la risposta era no.
A volte avevo quasi voglia di urlare: "Lasciatemi in pace!", ma sapevo che non era il caso.
Anche se non avevo idea di quando sarei tornata, comprai un biglietto di andata e ritorno per Skagit Harbor. Agii d'istinto, semplicemente.
Poco prima delle nove e mezzo mi misi in fila insieme agli altri passeggeri, cercando di nascondere la faccia il pi possibile. Continuavo a pensare: "E se pap lo scoprisse? E se mi trovasse?" Pensieri assurdi, suppongo. Quando finalmente le porte si chiusero e la corriera si immise sbuffando nel traffico mattutino di Seattle, ero cos sollevata che avrei pianto.
Ero seduta da sola, la testa appoggiata al finestrino. Forse era vero che avevo l'influenza: avvertivo una
sensazione di malessere in tutto il corpo, di paura. Un nascondiglio speciale aveva detto. Chiusi gli occhi, e sperai.
Skagit Harbor.
Fui l'unica a scendere. A Skagit Harbor non c'era una stazione delle corriere, soltanto un caff dove si vendevano i biglietti. Mi fece un effetto strano tornare tutta sola in quel paesino che amavo. Sembrava come sbagliato. Ero irrequieta, dopo essere rimasta seduta per tanto tempo. Ma anche se le mie gambe avevano voglia di correre, non volevo rischiare di attirare l'attenzione. Ora che il Labor Day era passato, c'era meno gente per strada. Mi augurai che nessuno mi riconoscesse.
Vidi i manifesti dello Skagit Arts Festival, che si era tenuto il fine settimana precedente, e mi chiesi come fosse andato senza Mero Okawa e Krista Connor.
Non ero preparata a vedere la stretta facciata bianca dell'Orca Gallery con il cartello chiuso sul portone sbarrato. Nella vetrina c'erano tele ricche di colori, vasi e ceramiche, un lucido pannello di seta coperto di fiori selvatici ed erbe palustri e, in un angolo, le iniziali minuscole k.c.
Svoltai in fretta in Main Street e cominciai a risalirla, allontanandomi dal fiume. All'inizio la mattina era stata fresca e nebbiosa, ma ora il cielo cominciava ad aprirsi e il sole appariva pallido dietro la foschia sottile. Ero circondata dall'odore del fiume e di foglie umide. Mi sentivo sempre pi sola. Continuavo a pensare: "Mamma mi aspetta, ma dove?" Era difficile scacciare l'impressione che fosse davvero qui, che fra poco avrei udito la sua voce. Non riuscivo a ricordare perch fossi stata cos arrabbiata con lei. Ora mi sembrava incredibile.
Per sapevo che in realt non mi stava aspettando. Che in realt nessuno mi aspettava.
Ero libera, una strana libert alla Occhi di Tempesta... mi sforzai di pensare che fosse un bene.
Poi, mentre attraversavo la Third Street, vidi una casa familiare. La casa verde pallido del mio sogno: la casa di Garrett.
Garrett Hillard. O Hilliard? Non avevo sentito bene il suo cognome.
Mi chiesi se si ricordasse di me. La rossa lentigginosa che aveva conosciuto un mese prima che sua madre sparisse.
Non avevo mai tentato di contattare Garrett, di spiegargli com'erano andate le cose, di scusarmi. Di dirgli perch Samantha e io non eravamo pi da mia madre quando era venuto a prenderci per portarci in barca.
In un'altra dimensione. Dove niente di tutto questo  successo. Dove Garrett  venuto e ci ha portate in barca. Dove siamo diventati amici.
E poi mi ritrovai a risalire Deer Point Road, alla periferia del paese. Era come nel sogno; mi mancava il fiato, il cuore mi batteva forte. In realt non volevo affatto trovarmi qui. Ero spaventata, inquieta. Ma Occhi di Tempesta continuava a incitarmi: Avanti! Non puoi tornare indietro. Vidi le piccole case di legno dipinte a colori vivaci: azzurro, giallo fulvo, lavanda. E il rustico marrone-rossiccio di mamma. Era cos fiera di quel rustico e del vecchio sambuco li accanto. Mi fermai a fissarlo. Era strano, con i girasoli gialli che ancora decoravano le persiane e il bordo del tetto. Non fosse stato per il nastro adesivo giallo con la continua scritta nera - contea di skagit ufficio dello sceriffo non oltrepassare - che circondava rustico e albero, mai si sarebbe sospettato che l dentro fosse successo qualcosa di brutto.
Le indagini non avevano portato alla scoperta di prove utili, a parte il fatto che la coppia scomparsa aveva lasciato il posto in tutta fretta.
Non provai il minimo desiderio di sgusciare sotto il nastro giallo e guardare dalla finestra. Non desideravo affatto vedere l'interno buio del rustico. Perch lei non c'. Non c' nessuno. Invece attraversai il campo fiorito e mi diressi verso il retro della propriet. Continuavo a temere che qualcuno mi vedesse. Dal 27 agosto gli abitanti di Deer Point Road sarebbero stati pronti a tenere d'occhio eventuali sconosciuti, a notare ogni eventuale comportamento strano.
Sentii abbaiare un cane. Mi sarebbe piaciuto pensare che fosse Rabbit.
Ma neanche Rabbit c'era pi. Lo sapevo.
Il signor Chicchirich! Eccolo l, impettito sul tetto del vecchio fienile. Vederlo mi strapp un sorriso. Era pi ossidato di quanto ricordassi, e sbilenco sul suo trespolo, ma comunque bello, imponente. Sono creature cos vanesie, i galli, e cos belle. Tesi l'orecchio e sentii, o credetti di sentire, veri galli cantare in una fattoria su Deer Point Road. Era una fattoria vicino alla strada, dove eravamo andate con mamma per comprare frutta e verdura. Mi ricordai di averli gi sentiti cantare la mattina presto, svegliandomi sul soppalco, e averli confusi con il signor Chicchirich.
Dietro l'angolo del fienile, in mezzo alle erbacce alte, ritrovai il macigno color sabbia, simile a una zucca mutante e un po' marcia. E in parte nascosta dal masso, impossibile da individuare a meno di sapere che cosa si stava cercando, c'era la tana che mamma pensava fosse stata scavata da una marmotta. Un nascondiglio speciale aveva detto. Vi si potrebbe lasciare un messaggio segreto per qualcuno, e nessuno lo scoprirebbe mai.
Mi inginocchiai su un groviglio di convolvoli e infilai un braccio nella tana, premendo una guancia contro il masso e cercando disperatamente... che cosa? Le mie dita incontrarono qualcosa. Carta? Plastica? Elettrizzata, tirai fuori un sacchetto di plastica. Dentro c'era un diario con la copertina di stoffa color lavanda, chiuso da un nastro purpureo. Aprii il sacchetto, e mi lasciai avvolgere dal dolce profumo speziato dei fiori secchi di mia madre.

VENTICINQUE.
"Nella prosa mi chiudono"
Nella prosa mi chiudono come quando, bambina, mi chiudevano dentro lo stanzino, perch volevano stessi "tranquilla".
Tranquilla! Avessero potuto sbirciare, vedere la mia mente che frullava, tanto sarebbe valso rinchiudere un uccello per tradimento, dietro uno steccato.
Basta che quello voglia, e pronto come stella guarda dall'alto la sua prigionia e ne ride. Lo stesso accade a me!
Emily Dickinson
Quella poesia! Mia madre l'aveva scritta in inchiostro viola sul frontespizio del diario, con una calligrafia bella come un'opera d'arte.
Le pagine del diario erano di sottile carta color crema un po' ruvida al tatto. Erano un'ottantina, ma ne era stato usato a malapena un quarto. Le altre erano vuote.
Rilessi la poesia di Emily Dickinson. Non l'avevo mai letta prima. Nella prosa mi chiudono... avevo l'impressione di capire che cos'avesse voluto dire, anche se non avrei saputo spiegarlo.
Tremavo d'eccitazione. Avevo paura di quello che avrei potuto trovare in quel diario, per ero felice. Lo sapevo! Il mio sogno mi aveva guidato, Occhi di Tempesta mi aveva guidato. Sentivo che mamma mi era accanto. Qualunque cosa stesse per succedere, era destino che succedesse.
Fra la seconda e la terza pagina del diario era infilato un foglio dove mia madre aveva scarabocchiato poche parole, chiaramente in tutta fretta.
Francesca, mia cara.
Se stai leggendo fuetto, significa che forse mi  successo Qualcosa. Sfero di no. Sfero di sbagliarmi. Sii coraggiosa, tesoro. Saffi che amo te e Samantha con TUTTO IL CU OHE.
Mamma
La prima parte del diario s'intitolava SANTA BARBARA - 19 APRILE
Le onde! Le onde del Facifico che s'infrangono sulla sabbia, il vento e le strida dei gabbiani. Il sole  affena tramontato. Che Pio mi aiuti, sono corsa qui a nascondermi. Ho preso la mia decisione. Ormai non ho scelta.
Pa mesi, da anni, sapevo che il matrimonio era finito, ma avevo paura di ammetterlo. Per adesso, da questo pomeriggio, non posso pi farlo.
Mi ha detto a voce bassa: PIUTTOSTO CHE PERPERE TE E LE RAGAZZE, TI AMMAZZO. Non una minaccia, ma una promessa. Non furia, ma calma. Questa sua nuova, terribile
calma. Quando ha fatto irruzione nella mia camera al motel ho pensato che mi avrebbe picchiata, strozzata, invece si  limitato a prendermi per le spalle e a scrollarmi, come per costringermi ad ascoltare. Vedendomi alla Fiera dell'Artigianato insieme ad altri sconosciuti per lui, ma amici per me per la prima volta ha capito. Che avevo una vita lontano da lui, che qui ero felice.
se ti rifiuti di essere mia moglie, non mi lasci
SCELTA. E SE TENTERAI PI PORTARMI VIA LE RAGAZZE, AMMAZZER ANCHE LORO. Non avevo mai visto  questa calma spaventosa.
Gli tremava la voce quando ha detto: FORSE PER TUTTI NOI SAREBBE MEGLIO MORIRE, KRISTA. NON TOPP, MA NOI QUATTRO. A VOLTE PENSO PAVVERO CHE S, SAREBBE MEGLIO.
La sezione successiva s'intitolava YARROW HEIGHTS -MAGGIO
La mia debolezza  amare R., ferfino adesso. Per non foffo fili vivere infieme a lui.
Le tue dita forti. Le fento anche quando dormo.
Nessuno fu cafire. R. non  fazzo. R.  assolutamente sano di mente. Vicky non cafisce e mi esorta a consultare un avvocato/te-rafista/consulente matrimoniale. Non fosso dirle che devo risolvere la faccenda da sola, che rivolgermi a un qualunque estraneo Sarebbe considerato un "tradimento" e susciterebbe l'ira di R.
Perch Seattle  una ficcola citt, dice R. Non ci vorrebbe molto ferch si diffondessero voci sul matrimonio dei Pierson. E lui non fotrebbe tollerare una simile dimostrazione fubblica
m
OCCHI DI TFMPFMd
di fallimento. "La moglie di Reid Fierfon? La feconda moglie? Ha lafciato Seattle?"
Bonnie Lynn Byert. Un miftero.
La f rima moglie di mio marito. Non l'ho mai conofciuta.
Morta tofi giovane: ventitei anni.
Lui non ne farla mai, tranne fer dire the era "negligente", che la fila morte  ftata "un incidente, caufato dalla negligenza. "
Ieri fera io, Francefca e Samantha abbiamo guardato alla tiv Reid Fierfon, il cronifta tfortivo. Le ragazze lo adorano. Si crogiolano nell'orgoglio fer il loro famoto faf. Pevo froteggere fuetta immagine di lui nella loro mente. Trovare un modo fer falvare me fteffa e falvare loro. A volte la mia mente fvolazza come una farfalla in gabbia. Il cielo  oltre le tbarre, ma io non f offo raggiungerlo. Le mie ali battono/battono/battono contro il metallo alla diff erata ricerca di una via d'ufcita.
Il fubblico, dice lui, affetta folo che Reid Fierfon crolli. Lo amavano Quando era un camfione di football, ma hanno goduto Quando, dofo l'incidente, fu coftretto a un ritiro f rematuro. Ma Reid Fierfon non croller, mi ha detto.
Non devo fconvolgere le ragazze. Finiranno fer temermi/Sfuggirmi/diff rezzarmi. Nelle ultime fettimane R. mi ha meffo contro Todd. Pofo Santa Barbara. Quando fono mancata alla "fetta" in famiglia. Un temfo Todd mi voleva bene: un ragazzino cofi folitario e malinconico, dofo la tcomfarfa della madre. Ora, te lo tocco, fi ritrae. Se tento di farlargli, mi volta le tfalle. Senti un fo' mi ha detto ieri fera. Tu non tei mia madre, tei la mia matrigna, chiaro?
Nelle ultime fettimane te ragazze hanno cominciato a renderti conto della tenfione. Ho vitto Francefca fittarmi. I tuoi begli occhi verdi. E cosi simile a com'ero io alla sua et. La fua sensibilit mi f reoccupa. "Franky". Che mi osserva preoccupata/disgustata. Come se sapeste che cosa nascondono le mie sciarpe. Le maniche lunghe. Forse ha sentito la voce irata di R. io che d a me la colpa d tutto. Ferch ama ciecamente il padre, come lo amano Samantha e Todd.
(A volte, quando R. entra nella stanza, ho l'impresfione di rattrappirmi come il povero Rabbit. ) Oggi, tornando a casa con Francesca da scuola, ho tentato di parlare con lei. Le ho chiesto dei suoi allenamenti, e lei mi ha guardato con tale amarezza da lasciarmi sbalordita. Pice che odia il nome "Francesca".
R. ha detto "forse" a Skagit Harbor. La nostra ultima sera insieme, prima che lui prenda l'aereo per un viaggio di cinque giorni,  stata piti comprensiva/romantica. Ferci nutro qualche speranza.
L'ultima sezione, la pi lunga, era intitolata SKAGIT HARBOR - ESTATE. La calligrafia di mamma era irregolare, a volte netta e chiara, a volte quasi illeggibile, come se avesse scritto in fretta, o al buio. Non ce la feci a leggere ogni pagina, ogni riga. Proprio non ce la feci.
Peer Foint Road, Skagit Harbor. Lavoro/lavoro/lavoro! Fuli-re/strofinare/scrostare/dipingere!  magnifico.
R. mi telefona/si aspetta che gli telefoni. Sono ben felice di farlo. Spesso al telefono siamo gentili. Fenso che si senta generoso/ indulgente a concedermi Skagit Harbor pochi giorni per volta (parole sue).
Fero mi mancano Francesca e Samantha. Tantissimo. R. non mi permette di portarle qui. (Non ancora.) (Quando telefono a
casa, sembra che Francesca non ci sia mai. E tiene il cellulare Sfento. Neanche Vicky  riuscita a contattarla.
E fuano torno a Yarrow Heights  la stessa storia. Come Se le ragazze non si fidassero di me. Neanche Samantha. Lo so: hanno faura che f afa se ne vada. Ci sono tanti divorzi/famiglie sf ezzate fra le loro comfagne di scuola. Ho fromesso a R. che non avrei mai chiesto il divorzio, che non sarei mai ricorsa ai trib-nali. Se mi concede la mia libert, rester sua moglie. Sfero.
Svegliarmi la mattina f resto. In questo fasto dove fosso resfi-rare. CHE FELICIT! (Sono egoista? R. dice disi.) (Voler resfirare, non soffocare? Si!)
Qu i a Skagit Harbor c' gente cosi interessante/cordiale/generosa. Una galleria  disfosta a f rendere alcuni dei miei lavori: l'Orca.
Sto realizzando una serie di fannelli di seta. Un lavoro lento/calmo. R. mi telefona meno sfesso, ultimamente. (So che ha "una" a Seattle. A me va bene cosi. Non oso fargli safere che lo so. Per auguro a entrambi ogni bene.)
Buone notizie: le ragazze verranno qui mentre R.  via fer lavoro. R. mi ha resa cosi felice, fotrei amarlo di nuovo. Ha riso di me, dice che non ci vuole molto a farmi felice, come sono diversa da altre donne.
Mi ha baciata/freso il viso fra le sue dita forti. LO SAI CHE MIAMI, KRISTA. SONO IL PRIMO UOMO CHE HAI AMATO, ME L'HAI PETTO TU. E SAR ANCHE L'ULTIMO.
Le ragazze sono qui! Quasi non ho un momento fer scrivere in questo diario.
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^COMPdR^d
 una tale gioia lavorare la mattina! Le ragazze mi aiutano con ipannelli di feta. Finalmente Francefca fembra di nuovo rilaf-fata infieme a me. Temevo che R. potette picchiarla/fero Ilaria come ha fatto a volte Quando eraficcola   il carattere "ribelle" di Francefca   ma a Quindici anni  molto pi matura.  un tale follievo che non ce l'abbia pi con me. (A volte l'ho perfino chiamata Franky, e non te n' accorta!) Samantha  coti felice. E naturalmente Rabbit  al fettimo cielo, con ifuoi idoli che lo nutrono, coccolano e giocano con lui e neffun timore di voci improv-vifamente violente e calci.
L'efpreffione delle ragazze, vedendo i miei lavori all'Orca <fallery. Naturalmente ho cercato di nafconderlo, ma ho fatto fatica a trattenere le lacrime. Forte, almeno un po', potranno ettere fiere anche della loro mamma? Non tembrano ritentirfi perch firmo k.c. i miei lavori.
(fiorni/fere coti belli/impegnati. Mero ci ha fcattato una dozzina di foto alla galleria e altrove. Sembriamo felici e, ti, belle. I lineamenti tottili, tpigoloti di Francefca, i tuoi occhi verdi hanno uno fguardo che mette Quati a difagio. I dolci occhi di Samantha, il vif etto a cuore. E naturale che ami R., mi rendo conto di colpo. E il padre di Quefte ragazze.
Mero, il mio migliore amico a Skagit Harbor. In tutto il mondo. Mi ha confidato com'era rimafto fconvolto dal comportamento di un amante alcuni anni fa. Era caduto in depretfione per un anno, aveva anche "contemplato" l'idea del tuicidio. Dopo un periodo di "ibernazione" ha ripreto la tua vita, e ora vive per lavoro/amici/famiglia. "Ver la vita in f. Non c' altro, infondo."
Il legame profondo fra Mero e me. Un omofettuale/una donna etero. Strano, e meraviglioto, l'intento legame emotivo; in un
certo tento mi tento fili vicina a lui che a mia sorella Vicky. (Che ce l'ha con me perch non mi decido a lasciare R.) Mentre Vicky sembra non capire, Mero capisce d'istinto. Non gli ho parlato del mio matrimonio, ma se lo facessi, so che capirebbe. Ferch a ventidue anni mi sono innamorata di R., perch ancora lo amo a quasi quaranta, eppure lo temo, e non posto vivere con lui.
R. s'infunerebbe se sapeste della mia amicizia con Mero. Odia jli omosessuali... "checche". In particolare lo mandano in bestia jli atleti omosestuali. Che direbbe te sapesse che le ragazze hanno conosciuto Mero...
Sulle ultime tre pagine del diario, la calligrafia di mamma sembrava affrettata, in preda al panico. A stento mi costrinsi a continuare a leggere.
Pomenica 27 luglio. Tutto  cambiato.
R.  arrivato, ha portato via Francetca e Samantha. Sono fola adetto, tconvolta/ftordita. Quando ho telefonato a Yarrow Hei-ghtt, la governante ha ritpotto dicendo: Chi parla, prego? Chi parla, prego?  nuova, e stata astunta da R. Non mi co-notce, sembra seccata con me e nervosa all'idea di riferire le mie telefonate al signor Fierton.. 
 successo tutto coti in fretta.  comparto come dal nulla. Ferfi-no l'auto che guidava era nuova. Ero in giardino con le ragazze, ci  corto incontro urlando e mi ha ttrappato di mano le cetoie.
Siamo entrati a parlare nel ruttico. Le ragazze atpettavano fuori, atterrite, (franto avrei voluto proteggerle da quetto atpetto del padre! L'ho tupplicato, ho tentato di farlo ragionare. Continuava a ripetere che aveva "nuove prove" contro di
me. Pite che l'ho tradito, che ho tradito il nostro accordo tulle ragazze. Sono confusa... non cafisco.
Pa quello che sono riuscita a mettere insieme, deve avere assunto un investigatore frivato ferch mi sfiasse. E costui si e inventato un "amante". Per rendere il suo datore di lavoro ancora fili furioso/fili desideroso di fersejuitarmi. Pev'essere questo. R. ha detto di essere stato "sfinto al limite", "coferto di vergogna". (Quando ho frotestato, mi ha afferrata fer le braccia e ha cominciato a scrollarmi come se volesse sf ezzarmi il collo. Poi mi ha stretto le dita attorno alla gola finch mi sono sentita soffocare e le ginocchia mi hanno ceduto. Ma poi di colpo mi ha lasciata andare e ha riso, dicendo che non era cosi  stupido da strangolarmi, da lasciarmi addosso il segno delle sue dita. Ci sono altri modi, ha detto. Ha detto anche che torner. GETTER IL TUO CORPO PAL PONTE SU PECEPTION PASS.  UN BEL SALTO, FINO AL FONPO PELLA (jOLA. NON TI TRO VERA NNO MA I.
Poi se n'i andato con le ragazze. Mi atterrisce fensarle in auto con lui, come gli sarebbe facile sterzare di colfo, uscire dall'autostrada, avere un "incidente" mortale. Adesso So che non ci sono sferanze.
Rabbit e io siamo stretti l'uno all'altra nel rustico, la forta sbarrata, le fersiane chiuse. Anche se R. se n'i andato. Continuo a fensare a Peceftion Pass, su tVhidbey Island, ottanta chilometri da Skagit Harbor. L'estate che andammo li osfiti di amici di R. nella loro casa su Skagit Bay. DETTER IL TUO CORPO.  UN BEL SALTO. NON TI TROVERANNO MAI.
Non so quante volte ho telefonato a casa. Ora  in funzione la segreteria telefonica. Forse domattina...
"Ora sai..."
Ora sai quello che devi fare.
Ora dovrai ricordare quello che avresti voluto fosse soltanto un sogno.
La voce di Occhi di Tempesta.
La mia voce.
Presi il cellulare e chiamai zia Vicky mentre aspettavo la corriera delle quattordici e quaranta per Seattle. Ero troppo nervosa per restare seduta sulla panchina davanti allo Skagit Harbor Caf e alla fermata della corriera. Avevo letto e riletto sia il diario che il biglietto scarabocchiato. Se stai leggendo questo, significa che forse mi  successo qualcosa.
Appena zia Vicky rispose, mi chiese dov'ero. E quando glielo dissi, esclam:   Skagit Harbor! Oh, tesoro, perch?
Le spiegai che ero venuta a prendere qualcosa che mia madre mi aveva lasciato.
Che cosa, Franky? A prendere cosa?
Un diario, risposi. Mi sforzavo di mantenere la calma, e l'eccitazione ansiosa di mia zia non era l'ideale per aiutarmi.
Mentre leggevo il diario di mamma, avevo capito che
era morta. Cio... lo sapevo, ma non ci pensavo, non proprio. Finch leggevo le pagine coperte dalla sua calligrafia, era come se ascoltassi la sua voce, come se fosse ancora viva.
Zia Vicky voleva sapere tutto del diario, che cosa c'era scritto, e io le risposi che poteva leggerlo, che glielo avrei consegnato appena ci fossimo viste.
E, aggiunsi, probabilmente anche la polizia avrebbe voluto leggerlo.
La polizia? Oh, tesoro.
Zia Vicky rimase in silenzio a lungo, e fra di noi pass la muta consapevolezza del significato di quello che avevo detto.
Ricordai com'era stata sconvolta mia zia, e quanto disperatamente si era sforzata di credere che mamma fosse viva e sarebbe tornata da noi. Tutte ci eravamo sforzate di crederlo.
Sembrava che perfino mio padre ci "credesse" sinceramente.
Zia Vicky mi chiese di nuovo dov'ero, esattamente, e io le spiegai che mi trovavo davanti allo Skagit Harbor Caf e aspettavo la corriera delle quattordici e quaranta che sarebbe arrivata alla stazione della Greyhound di Seattle verso le sedici. Zia Vicky disse che sarebbe venuta a prendermi.
Poi aggiunse, esitante:   Franky, tuo padre ti sta cercando. Per non ha la minima idea di dove sei.
Il terrore mi raggel.
Ti hanno cercata da scuola   prosegu zia Vicky   e la vostra governante lo ha avvertito. Tuo padre  rimasto sconvolto quando ha saputo che non eri alla Forrester. Sembrava convinto che fossi da me, o che io sapessi dov'eri. Gli ho assicurato che non ne avevo la minima idea, e ho aggiunto che secondo me se la stava
prendendo troppo: probabilmente avevi solo marinato la scuola ed eri andata per negozi, o al cinema con gli amici, e saresti rientrata alla solita ora. Allora lui si  messo a urlarmi contro. Per un momento mi sono chiesta se fosse il caso di chiamare la polizia... sembrava che mi minacciasse. E prima di riattaccare mi ha fatto promettere che lo avrei avvertito appena avessi avuto tue notizie.
No! No, zia Vicky! Non farlo!
Certo che no, Franky. Non lo far.
Avevo la vista offuscata... ero accecata dalle lacrime. Quando sentivo avvicinarsi un'auto alzavo lo sguardo di scatto, timorosa che fosse mio padre. E mi mancava il cuore ogni volta che compariva un'auto grigia o argentea.
Se mi trovasse. Se trovasse questo diario. Se lo leggesse. Se pensasse che potrei mostrarlo a qualcuno. Se pensasse che potrei mostrarlo alla polizia...
Franky? Sei sempre li?
Si, zia Vicky Ho tanta paura.
Forse  meglio che aspetti dentro al caff. Per lui non sospetta che tu sia a Skagit Harbor, tesoro. Non gli verrebbe mai in mente.
Perch no? Fossi al suo posto, a me verrebbe in mente.
Era un pensiero scaltro, alla Occhi di Tempesta. Ma non lo confidai alla zia. Era gi abbastanza agitata di suo.
Franky   riprese in tono forzatamente tranquillo   la corriera arriver fra una decina di minuti. Sei in un posto affollato, vero? Se pensassi che stai correndo un pericolo immediato, salterei subito in macchina e verrei a prenderti. Ma ci metterei pi tempo, tesoro. Per piacere... aspetterai dentro?
Nascondermi a mio padre! Ecco fino a che punto la situazione era disperata.
Per entrai nel caff. E ne uscii solo quando la corriera si ferm all'angolo, sbuffando e sibilando, diretta a Seattle.
Alla stazione della Greyhound individuai zia Vicky prima ancora di mettere piede a terra. Aveva un'espressione tesa, ansiosa. Appena mi vide, mi corse incontro e mi strinse fra le braccia.   Oh, Franky! I tuoi capelli.   Pensava che li avessi tagliati.
Ridemmo entrambe, sentendoci un po' stordite, e poi ci mettemmo quasi a piangere, come se non ci vedessimo da anni.
Il diario era al sicuro nel mio zaino. Sulla corriera lo avevo letto e riletto. Avevo imparato a memoria la poesia di Emily Dickinson. Mi sentivo sulle mani il profumo dolce e speziato. E nella testa mi rigirava il pensiero alla Occhi di Tempesta che anch'io avrei scritto su quel diario dalla copertina color lavanda. Avrei riempito le pagine che mia madre aveva dovuto lasciare bianche.
"Nella prosa mi chiudono. " Ma anche la prosa pu rendere liberi.
Zia Vicky e io ci facemmo strada in fretta nella stazione affollata. Adesso ero al sicuro, pensai. (O no? In giro c'erano parecchi poliziotti in uniforme.) Eppure non potevo fare a meno di guardarmi attorno, di temere che lui fosse nascosto da qualche parte nei paraggi, in mezzo a sconosciuti, tenendomi d'occhio.
Da quando era stata denunciata la scomparsa di mia madre, zia Vicky aveva affittato un piccolo appartamento a Seattle, per pensava che non sarebbe stato saggio andarci adesso. Mio padre le aveva ritelefonato, mi disse. E anche Todd.   Sembrano convinti che stamattina tu sia venuta da me invece che andare a scuola. Sono entrambi molto sospettosi e molto irrazionali.
Todd mi ha detto: Vuoi costringere mia sorella a testimoniare contro pap, non  vero? Farai meglio a stare attenta, zia Vicky. Cosi ho disdetto l'appartamento, ho preso con me il minimo indispensabile e ho prenotato una stanza per noi in un albergo vicino alla Centrale di Polizia.
Rimasi senza fiato. Zia Vicky parlava in tono cos secco, pratico. A quanto pareva, Franky non sarebbe tornata a Yarrow Heights. Anche Franky aveva attraversato un guado.

VENTICINQUE.
L'interrogatorio: 12 settembre
Quando, dove ho visto mia madre per l'ultima volta?
Il 27 luglio, a Skagit Harbor. Davanti al suo rustico su Deer Point Hoad. Nel primo pomeriggio.
Si. Mia sorella Samantha e io eravamo state da lei per qualche giorno, mentre mio padre era fuori citt.
Si. Lui era tornato prima del previsto.  venuto in auto a Skagit Harbor per riprendere Samantha e me.
No. Non aveva telefonato. Non aveva avvertito mamma.  arrivato e basta. Era in collera. Si. Fuori di s.
No. Non diversamente da altre volte... suppongo. No. Non ha toccato Samantha o me. Non ce l'aveva con noi.
Si. Sono entrati nel rustico. Ci sono rimasti a lungo, o cos  parso a noi. Forse venti minuti. Noi abbiamo aspettato. Si, avevamo paura.
Che pap facesse del male a mamma, ecco di cosa avevo paura.
S. Certo. Lo sentivo urlare dentro il rustico. Forse ho sentito anche la voce di mamma. Forse piangeva.
Quando sono usci
ti, mio padre aveva con s le nostre valigie. Perch voleva portarci via subito. Si. A Yarrow Heights. A casa. No, non allora, ma in seguito, ci ha detto: Vostra madre  innamorata di un altro uomo. Non la perdoneremo, mai.
S. Ho conosciuto Mero Okawa. Era uno degli amici di mamma a Skagit Harbor. Mero  una persona meravigliosa. Spero... che stia bene.
Ma penso di no, probabilmente.
No, fuori discussione. Mamma e Mero Okawa
non erano amanti. Non  come ha detto mio
padre.
Erano amici. Cio, sono amici.
Se sono vivi, sono amici.
Si, suppongo di s. Omosessuale. Per non mi
piace affibbiare etichette alla gente.
Perch non mi va che la gente affibbi etichette
a me.  un modo di pensare stupido, e anche
crudele.
Si, penso di averli sentiti, a volte.
Mai davanti a noi. Per lo pi in camera loro, con la porta chiusa.
Mio padre prende fuoco con facilit. Un tempo davo la colpa a mia madre, credevo che fosse lei a provocarlo, per sbagliavo, perch pap la maltrattava.
S, portava sciarpe, maniche lunghe per nascondere i segni. Ma io sapevo che c'erano. Perch avevo paura, credo. Era pi facile odiare lei.
No. Mamma non ne ha mai parlato.
Non lo ha mai criticato. Sapeva quanto lo
amassimo, Samantha e io.
 mio padre, ed  Reid Pierson. Ecco perch.
Perch? Mamma aveva paura, suppongo. Paura che la maltrattasse ancora di pi, che maltrattasse Samantha e me.  cos che ha scritto nel diario, no?
Se avete letto il diario, allora sapete. Penso di si, che sia andata proprio cos.
No! Sto bene, non sto piangendo. Voglio andare avanti.
Si, lo faceva. A volte. Per insegnarci la "disciplina".
Non ricordo molto bene.  tutto vago, come un brutto sogno, o come qualcosa che hai visto alla televisione tanto tempo fa e hai mischiato con la vita reale.
Sculaccioni, quando ero piccola. Perch gli disubbidivo, penso.
A volte schiaffi, pugni, scrolloni. Mi prendeva per le spalle e mi scrollava come se avesse voluto rompermi l'osso del collo. Oh, no! Credevo che fosse colpa mia, che me lo meritassi.
Lo credo ancora, suppongo.
 difficile cambiare quello che provi. Cambiare quello che pensi  molto pi facile.
Perch? Perch pap ci amava. Ci ama. Diceva che, se non ci avesse voluto bene, non ci avrebbe punite.
Riesco a capirlo, davvero. Per  un modo di pensare malato, e sbagliato.
Si, penso che direi cos. Se dovessi giurarlo... Si, mio padre mi "maltrattava". E maltrattava anche mia sorella Samantha. (Lei non ne parler, probabilmente. Ha paura. Ora che mamma non c' pi, le resta soltanto pap, da amare. Provo la stessa sensazione. Per devo superarla. Non posso pi proteggerlo.)
Quando ho letto il diario di mamma. Allora l'ho saputo con certezza.
Be', in realt penso di averlo sempre saputo. Per non volevo ammetterlo.
Lui diceva che avremmo dovuto scegliere fra loro due. Suppongo significhi che ora scelgo mamma.
Non posso pi salvarla, questo lo so. Devo accettarlo... non torner pi.
Samantha ancora non lo sa. Zia Vicky e io dovremo dirglielo presto.
Lo so, forse mi sbaglio. Forse mamma e Mero Okawa sono vivi chiss dove. Come dicono certi giornali.  come credere nel paradiso... ti fa soffrire un po' meno.
L'ultima volta che ho parlato con mia madre? Il 25 agosto.
Ha telefonato da Skagit Harbor. Sembrava sconvolta. Ha detto che amava Samantha e me. Io le ho detto che in tal caso avrebbe fatto meglio a tornare a casa, ma lei ha detto che non poteva, e che non poteva
spiegarmi perch. Cos mi sono arrabbiata con lei. Ero furiosa. Pap aveva detto che usava i sentimenti per ricattarci, e all'epoca ci credevo. Pap aveva detto che si era fatta un amante, che ci aveva traditi, e credevo anche a questo.
Le ho detto che odiavo il mio nome... Francesca. Le ho detto che la odiavo.
Si. Quella  stata l'ultima volta che ho parlato con Krista Connor, mia madre.
No. Non ho sentito pap uscire di casa la notte del 26 agosto.
Per l'ho sentito rientrare. Alle quattro e trentotto del mattino.
Non riuscivo a dormire. Forse rimuginavo su quello che avevo detto a mia madre. Su quello che lei aveva detto a me. Che sentiva la mancanza di Samantha e la mia. Piangeva, e ora so che aveva paura di cosa poteva succederle. Aveva paura, e io non l'ho ascoltata. Ho riattaccato il telefono. Pensavo a questo, e non riuscivo a dormire. Samantha si era infilata nella mia stanza verso mezzanotte. Era raggomitolata sul mio letto, voltata verso il muro, con le coperte sulla faccia. A volte ha un sonno di piombo, come i neonati.
Invece io non faccio che entrare e uscire dal letto. Non riesco pi a dormire una notte tutta di fila. A volte -  strano - ho l'impressione di avere scordato come si fa a dormire. Come se -un meccanismo nel cervello abbia smesso di funzionare;  possibile "scordare" come si fa a dormire? Insomma, resto distesa a letto e ho la testa piena di pensieri rapidi e affollati e lucenti come schegge di vetro... niente a che vedere con il dormiveglia o sognare a occhi aperti. Proprio non ci riesco, a lasciarmi andare. Comunque quella notte non ero a letto. Ero seduta davanti al computer, a luci spente. Avevo tentato di leggere, ma non riuscivo a concentrarmi. Per navigare in Rete non hai bisogno di concentrarti. Non ti serve usare il cervello. Il tuo cervello  la Rete. E appena cominci a provare inquietudine, noia, o perfino paura, ti basta un clic per sparire.
Insomma, ero al computer e ho avvertito un rumore all'esterno, il vento era calato e tutto era silenzioso e tranquillo. Ho drizzato le orecchie e ho sentito quello che mi  sembrato il rumore di un'auto, ma dalla mia stanza non potevo vedere niente, perch non d sul viale. Allora sono uscita in corridoio e ho guardato fuori da una delle vetrate scorrevoli. Ho visto l'auto di pap arrivare a fari spenti. Ricordo d'aver pensato: "Che strano, ha i fari spenti." Perch di notte non vedi mai un'auto che gira a fari spenti. E quell'auto si muoveva lentamente, scivolando verso il garage. Dato che il nostro viale  in discesa verso il lago, puoi andare in folle, non c' bisogno di ingranare la marcia. Di solito pap
non andava in folle, ma quella volta si. E dopo non ha richiuso la porta del garage. Quando l'abbassi, fa un rombo come di tuono. E un tonfo, quando sbatte contro il cemento del viale. Lo senti in tutta la casa. Un'altra cosa insolita: invece di venire dentro dalla cucina, come al solito, pap  uscito dal garage e ha attraversato il prato entrando da una porta al capo opposto della casa, una che non usiamo mai.
La nostra  una casa strana, "postmoderna".  su due piani, ma dato che  stata costruita su un pendio, alcune stanze del primo piano si trovano al livello del terreno. Quasi ogni stanza ha una porta che comunica con l'esterno, ma di solito ne usiamo un paio e basta... non  che ci portiamo dietro le chiavi di tutte le porte, a meno di non volerne usare qualcuna in particolare. Perci mi  sembrato strano che pap usasse la porta accanto alla stanza della caldaia, perch avrebbe dovuto prima procurarsi la chiave, che di solito non teneva con s. Insomma  entrato da quella porta, al capo opposto della casa. Da li si percorre il corridoio, si passa davanti alla palestra e alla piscina coperta, si sale qualche gradino, si attraversa un altro corridoio, si scende a pianterreno e si arriva al corridoio dove si aprono le nostre camere da letto, con quella di mamma e pap proprio in fondo: una grande stanza con una veranda sul lago.
L'ho visto. Ho sentito i suoi passi. In effetti, per un pelo non l'ho chiamato. Ma ho pensato che se mi avesse trovata ancora sveglia a quell'ora,
forse un po' mi avrebbe rimproverata, anche se in un certo senso sarebbe rimasto ammirato. Lui apprezza i comportamenti "estremi". Resistenza alla fatica, al dolore. Fegato, lo chiama. Odia la debolezza come odia il fallimento.
Sono tornata a letto alle quattro e cinquanta del mattino.
Ero sveglissima, non potevo non vedere l'ora.
D'accordo. Ora mi sento meglio.
Cio, sto meglio. Voglio solo finire alla svelta,
per piacere.
No. Non ho visto con i miei occhi pap prendere le pillole di codeina.
Ci ha detto che gliele aveva prescritte un medico. Cosi avrebbe dormito minimo dodici ore. Aveva un'emicrania da sinusite, ha detto. Si. Aveva gli occhi arrossati, credo. Sembrava che avesse la testa imbottita d'ovatta... tirava su col naso, continuava a soffiarselo. Aveva problemi a camminare, a mantenere l'equilibrio. Samantha e io lo abbiamo aiutato, accompagnandolo in camera sua... No. Mai, fino ad allora. Non che io ricordi. Si. H signor Sheehan ci ha dato l'imbeccata. Su quello che dovevamo dire quando ci avessero chiesto della medicina di pap: che era fortissima, che lo aveva fatto dormire tutta la notte del 26 agosto.
Si. Todd, Samantha, la nostra governante, io. Tutti noi avremmo dovuto giurare che pap era in condizioni tali da non poter assolutamente uscire di casa.
E anche pap. Anche pap avrebbe giurato.  quello che ha detto alla polizia, giusto? Potremmo smettere per qualche minuto? Mi sento... non mi sento molto bene.
Si, quello che ho detto all'inizio di settembre non era giusto.
Non so se fossero tutte bugie. Non so se all'epoca mi rendessi conto di proteggere mio padre. Nella nostra famiglia eravamo convinti di avere tutti contro. Convinti che mamma avesse fatto apposta a sparire, che si fosse nascosta chiss dove. Il signor Sheehan ci ha detto cosa rispondere alle domande. Ha costretto Samantha e me a ripetergli non so quante volte le nostre risposte. Ero sfinita, desideravo soltanto che tutto finisse alla svelta. Avrei giurato che pap era andato a letto verso le nove di sera e che aveva dormito tutta la notte, dodici ore filate. Anche Todd lo avrebbe giurato, avrebbe giurato di avere visto pap prendere le pasticche di codeina, so che ha detto cos. Non sto dicendo che mio fratello ha mentito sotto giuramento. Non so cosa c' nella testa di Todd.
Ve l'ha detto mia zia? Vorrei... preferirei che
non lo avesse fatto.
Non voglio parlarne. Mi dispiace.
Come ho detto, non so cosa c' nella testa di mio
fratello.
Si... Perch lui diceva cosi.
Perch  il mio pap, e diceva cos.
Si, gli ho creduto. Gli ho sempre creduto.
Perfino quando sapevo che non era vero... a volte.
No, non mi ha minacciata. Pap mi vuole bene. Gli credevo, per sapevo che non era vero. Volevo convincermi di non aver visto quello che avevo visto quella notte. Forse avevo sognato. Volevo convincermi di aver sognato. Perch pap mi ha stretto le mani fra le sue e mi ha giurato di non avere mai fatto del male a mamma, che non aveva idea di cosa le fosse successo, ha giurato!
Te lo giuro, tesoro. Ti voglio bene. Lo sai, vero, Franky?
E io ho detto cos
Ma ora conosco la verit, e non posso mentire per lui. Non posso proteggerlo. Voglio bene a pap, ma  mamma che ha bisogno di me.  cos che la penso. La cosa giusta da fare  dire la verit, non importa chi aiuter o chi dannegger, ed  la verit che sto dicendo adesso.
Io, Francesca Pierson, lo giuro davanti a questa corte e davanti a Dio.
^

III
montagne Sangre de Cristo
new Mexico: dicembre
La verit, tutta la verit, nient'altro che la verit.
 uno degli ideali di Occhi di Tempesta, ma nella vita vera non funzionerebbe mai. Per in questo diario, il Diario Lavanda,  il mio ideale.
Le prime ventitr pagine sono coperte dalla calligrafia di Krista Connor. Le altre lo saranno da quella di Occhi di Tempesta.
A volte scrivere fa male. A volte odio scrivere e mi sembra di non trovare le parole. E certe notti terribili sogno il ponte su Deception Pass... la lunga, terribile caduta verso l'acqua sottostante.
Altri giorni, scrivere  facile come parlare a qualcuno di cui ti fidi completamente.
Con un pennarello viola ho scritto sul Diario Lavanda quello che riesco a ricordare. Non solo la mia testimonianza, ma tutto il resto. Quello che  successo a mia madre, Krista Connor, e di conseguenza alla nostra famiglia. Mi concentro sui fatti e mi sforzo di non includere le emozioni... in parte, almeno. Perch le emozioni sono simili alle fiamme, al fuoco. Avvampano e possono provocare danni terribili, per non durano. I fatti restano.
Ecco i fatti che ho annotato sul Diario Lavanda:
Ora viviamo nella Moreno Valley, fra le Montagne Sangre de Cristo, a est di Taos e del fiume Rio Grande, nel New Mexico nordorientale. (Mi piace, qui!) Non  ancora la nostra residenza permanente, anche se zia Vicky spera che lo diventer, se le cose funzioneranno con il suo nuovo lavoro.
Un giudice del Tribunale dei Minori di Seattle le ha affidato la custodia mia e di Samantha. E dato che nostro padre, Reid Pierson,  stato condannato a cinquantanni di carcere, non si  opposto alla sua decisione. N si sono opposti altri membri della famiglia Pierson.
Dobbiamo andarcene da qui prima che arrivi l'inverno.   Zia Vicky non faceva che ripeterlo a Samantha e a me gi prima della sentenza. La settimana successiva lasci il suo lavoro a Portland e and in aereo a Taos, per sostenere un colloquio per un nuovo lavoro come direttore della Taos Institute Foundation.   Un lavoro stupendo   dice zia Vicky   Puoi finanziare artisti, musicisti, archeologi...   Se le  dispiaciuto lasciare Portland, la sua famiglia e i suoi amici, non ce lo fatto capire.
Viviamo in un'area collinosa e poco popolata a una ventina di chilometri da Taos, in una casa spagnoleggiante di stucco-e-adobe, con un tetto di tegole rosse, un cortile interno fiorito di buganvillee cremisi, un panorama incredibile sulle Montagne Sangre de Cristo e il cielo smisurato, cos diverso da quello di Seattle che a volte resto incantata a guardarlo chiedendomi dove sono. Nel Diario Lavanda cerco di esprimere quello che provo, ma suona fiacco, sciocco. Il Sudovest  un bel sogno che non dipende dall'esistenza del sognatore.
Dopo aver letto il diario di mia madre, zia Vicky lo consegn alla polizia. Una squadra di agenti fu subito spedita a Deception Pass, Whidbey Island. Trovarono i cadaveri dopo tre giorni di ricerche.
Come riferirono i media: "in stato di avanzata decomposizione".
Come riferirono i media: l'identificazione fu resa possibile "solo utilizzando le impronte dentali".
Come riferirono i media: fu stabilito che sia Krista Connor che Mero Okawa erano morti per essere stati colpiti "a distanza ravvicinata da pallottole calibro 38".
Dalle dita di Krista Connor erano stati sfilati anelli che in seguito furono trovati, e riconosciuti dai parenti, in una cassetta di sicurezza affittata in una banca di Seattle da Reid Pierson.
Il corpo di Rabbit non fu mai ritrovato. Le macchie di sangue sulla trapunta erano probabilmente sue.
Anche dopo aver confessato l'omicidio di Krista Connor e Mero Okawa, Reid Pierson continu a negare di aver ucciso quel "cagnolino affettuoso".
All'inizio, subito dopo il suo arresto e l'incriminazione da parte del gran giuri, Reid Pierson si dichiar non colpevole dell'accusa di sequestro e omicidio. Poi, in seguito all'accumularsi di prove contro di lui, il suo avvocato, il signor Sheehan, present una dichiarazione di "non colpevolezza a causa della temporanea incapacit d'intendere e di volere"; quando anche questa difesa si sgretol, poich non un solo psichiatra si prest a confermarla, il signor Sheehan tent di raggiungere un compromesso facendolo dichiarare colpevole di sequestro e omicidio non premeditato, ma la sua proposta fu respinta dalla pubblica accusa. (Reid Pierson affermava che erano stati Krista Connor e Mero Okawa ad assalirlo e minacciare di ucciderlo, e perci era stato costretto a difendersi e a ucciderli a sua volta; per non fu in grado di spiegare perch li avesse costretti a salire sulla SUV di Okawa sotto la minaccia delle armi, costringendo Okawa a guidare fino a Whidbey Island prima di uccidere entrambi e gettare i cadaveri dal ponte.) Dopo settimane di trattative nel tribunale di Skagit County, la difesa opt per una dichiarazione di piena colpevolezza pur di evitare la pena di morte.
Spia! Denunciare tuo padre! Farai meglio a stare lontano da me, stronzetta!
Todd mi odia. Todd non mi rivolger mai pi la parola.
Todd ha lasciato l'universit. Pensiamo che viva da qualche parte a Seattle.
Mio fratello  convinto (potete controllare sul sito web che ha creato su Reid Pierson) che sia stato il comportamento di mamma a rendere nostro padre "temporaneamente incapace d'intendere e di volere", e che perci non avrebbero dovuto condannarlo per l'omicidio suo e del suo "amante"; Reid Pierson non dovrebbe essere rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Okanogan, vicino al confine canadese.
Todd  convinto che il diario di Krista Connor sia un "falso" e che lei vi abbia scritto soltanto "bugie mirate a incriminare mio padre", e che lei e sua sorella Vicky "abbiano cospirato per aizzarmi" contro di lui. Todd  convinto che io abbia tradito nostro padre; mi ha minacciata. L'ultima volta che ci siamo visti, in presenza degli agenti, mi  saltato addosso, mi ha afferrata per un polso e mi ha scrollata urlando prima che le guardie lo bloccassero.
La faccia di mio fratello, contorta dalla furia e dall'odio. Non la scorder mai.
Non odiarmi. Io ti voglio bene.
Per forza ti voglio bene.
Sei mio fratello, Todd. Della nostra famiglia non restate che Samantha e tu.
Quando Todd mi aggred, esibii una buona dose di coraggio. Mi difesi con una rapidit alla Occhi di Tempesta, riuscendo perfino a tirargli un calcio (su uno stinco), ma dopo cominciai a tremare e a piangere. Zia Vicky e altri parenti Connor furono pronti ad abbracciarmi e a consolarmi. Continuavo a balbettare:   Sono una spia? Ho sbagliato a testimoniare contro pap?
E zia Vicky, sicura:   No. Hai detto la verit. Sei stata terribilmente coraggiosa, secondo me. E adesso  finita.
E adesso  finita, ho scritto nel Diario Lavanda.
Occhi di Tempesta dice che  cos, che devo crederci. Devo tentare di crederci.
Samantha frequenta la sesta, e io il primo anno delle superiori.  un liceo piuttosto grande, ci saranno un migliaio di studenti, ma in New Mexico la gente  cos cordiale, anche se arrivi a met dell'anno scolastico e non conosci nessuno. Niente a che vedere con la Forrester.
Ciao, Franky!   mi salutano di continuo persone che conosco appena di vista; mi sorridono e mi fanno sentire benvenuta, se non esattamente reale. Seguo il consiglio di zia Vicky e affronto questa situazione nuova, confusa, un giorno/un'ora alla volta, e sembra funzionare. Non posso evitare di chiedermi se la gente di qui mi "conosce", ma eviter di fare indagini.
Avevo deciso di non iscrivermi a nessun circolo e nemmeno di provare a entrare in una squadra; me ne
sarei stata per conto mio, concentrandomi sui compiti e sullo scrivere, per mi  bastato sentire l'odore della piscina, vedere le mattonelle scintillanti sotto l'acqua increspata, per cambiare idea. Cos ora faccio parte della squadra di nuoto e tuffi della scuola. In effetti, sia pure per un pelo, sono la nuotatrice pi veloce della squadra, se non la migliore tuffatrice. Le altre ragazze mi rispettano... penso che diventeremo amiche. Quando ho sostenuto una prova per l'allenatore, ho sentito una ragazza dire a un'altra:   Per!  brava.
Certo, mi mancano gli amici di Seattle. Per siamo ancora in contatto. Twyla e io non facciamo che scambiarci e-mail e telefonarci, e questo inverno verr a trovarmi. La prima cosa che mi disse dopo la condanna di mio padre, fu che avevo fatto la cosa giusta. E diceva sul serio, lo so, perch aggiunse di non essere sicura che, al posto mio, avrebbe avuto il fegato di fare lo stesso.
Zia Vicky si descrive come una "ex fanatica" cavallerizza, e qui in New Mexico non solo ha ripreso ad andare a cavallo, ma ha anche iscritto Samantha a una scuola di equitazione. A lei  bastata la prima lezione per restarne conquistata. Non ho mai visto la mia sognante sorellina cos decisa.
A volte faccio gite con lo zaino in compagnia dei miei nuovi compagni di scuola. Per lo pi andiamo sulle colline: questa  una terra di canyon e mesas, rocce striate, colline e burroni aridi e macigni enormi, alberi rachitici e cactus, e sempre, sempre, le montagne sullo sfondo. A volte andiamo in auto a Chaco Park e camminiamo fra le rovine dei pueblos costruiti un migliaio di anni fa da una trib indiana estinta da tempo, gli Anasazi. Li soffia sempre il vento, e ci sono tramonti e ombre mutevoli, la sensazione di spiriti che ti sfiorano passandoti accanto. Ci sono parecchi di questi villaggi, cos quieti e silenziosi che capisci subito di essere irt un luogo sacro. Sono felice, qui: continuo a ripetermelo.
A volte per sento tanto la mancanza di mamma. Ripenso alla nostra ultima conversazione e vorrei distendermi sulle rocce e non rialzarmi mai pi.
Prima di trasferirci a Taos, zia Vicky ci port a Skagit Harbor per svuotare il rustico. Ne era comproprietaria, per aveva intenzione di venderlo.   Nessuno di noi vorr mai venire a stare qui.   Avevamo affittato un furgone per portare via parte dei mobili, delle cose personali di mamma e dei suoi lavori. Tutto il resto lo regalammo a vicini e amici venuti ad aiutarci.
Fu cos triste. Melanie continuava ad abbracciarci, a toccarci, ad asciugarsi gli occhi. Perfino Princess ci dava colpetti sulle gambe, annusando e uggiolando. Vedemmo che l'Orca Gallery era in vendita.
Un ragazzo alto e carino sui diciassette anni, con lisci capelli color sabbia, venne a salutarmi e disse:   Ti ricordi di me? Sono Garrett, Garrett Hilliard.
Garretti Devo averlo fissato allibita. Non era affatto come me lo ricordavo e, da come mi guardava, ebbi l'impressione che neanche lui, in altre circostanze, mi avrebbe riconosciuta.
Comunque, non so come, riuscimmo a sopravvivere ai successivi tre o quattro minuti.
Garrett disse che gli dispiaceva tantissimo per mia madre, era cos simpatica... Poi si zitt, non sapendo che altro aggiungere.
Mi piaceva davvero stare a Skagit Harbor   balbettai.    un posto fantastico,  stata l'estate pi bella della mia vita...   Parole cos incredibilmente stupide,
sbagliate, non riuscivo a credere alle mie orecchie. Occhi di Tempesta mi tir una gomitata: Sta' calma. Prendi fiato e trattienilo.
Quel giorno che dovevo passare a prendervi per andare in barca...   riprese Garrett.   Arrivai un po' in ritardo, vidi l'auto di tua mamma sul viale, ma sembrava che in casa non ci fosse nessuno. Bussai, chiamai, rimasi qua attorno per un po'; poi pensai che forse mi ero sbagliato sull'ora, o avevate cambiato idea ed eravate andate da qualche altra parte, cos tornai indietro e non ci pensai pi. Cio, non  che me ne dimenticai, per non... non tornai a controllare. E dopo...
Mi dispiace tanto, Garrett   lo interruppi.   Era il giorno che mio padre venne a prenderci... per portarci a casa.
Sentii la mia faccia irrigidirsi e mi atterr il pensiero di poter scoppiare in lacrime. Garrett si pass una mano sulla bocca, imbarazzato. Ero cos dispiaciuta per entrambi!
Eppure, chiss come, nonostante quel primo goffo incontro, Garrett e io scoprimmo di andare piuttosto d'accordo. Ci aiut a caricare il furgone, e poi gli Hilliard ci invitarono a cena da loro prima che tornassimo a Seattle. Garrett e io ci scambiammo i rispettivi indirizzi e-mail, e continuiamo a tenerci in contatto. A volte ci scriviamo tutti i giorni. Per le vacanze invernali gli Hilliard verranno a sciare nella Taos Valley invece di andare come al solito ad Aspen, cos Garrett e io ci rivedremo.
L'ultima volta che vidi mio padre era nella prigione della polizia. Da allora, da quando ha iniziato a scontare la sua condanna nel penitenziario di Okanogan, non abbiamo pi avuto contatti.
Il ricordo di quell'incontro  come un brutto sogno.
Rimasi cos sconvolta, quando lo vidi: non solo Reid Pierson indossava un'orribile tuta grigio-piombo troppo stretta per le sue spalle, ma gli era successo qualcosa ai folti capelli castani... era quasi calvo!
Devo essere rimasta a fissarlo a bocca aperta. Una delle grandi sorprese della mia vita. A ripensarci ora, suppongo che la mia ingenuit fosse quasi comica. Era pi facile crederlo un assassino che accettare l'idea che per anni si era mascherato, che i suoi capelli erano in realt una parrucca.
Ai lati della testa e sulla nuca non restavano che radi riccioli d'un grigio metallico, e una mezza dozzina di miseri peli grigi sul cocuzzolo. Vedendo la mia espressione, pap si tocc la fronte con la punta delle dita e assunse un'espressione fra il disgustato e l'imbarazzato.   Questi bastardi usano la tecnica di umiliare i prigionieri   comment.   Se avessi un occhio di vetro, me lo toglierebbero.
La famosa chioma di Reid Pierson era scomparsa, e sul suo viso non c'era pi traccia di entusiasmo e aggressivit giovanile. Sembrava stanco, imbronciato. Come se la partita fosse finita e lui avesse perso. E non gliene importasse un accidente.
Zia Vicky non avrebbe voluto che lo incontrassi da sola, ma io le avevo assicurato che non ci sarebbero stati problemi. A parte due guardie dall'altra parte della stanza, eravamo a quattr'occhi in un piccolo locale senza finestre illuminato da strisce di luci al neon, separati da una barriera di rete metallica e seduti su scomode sedie di plastica. Durante i pochi minuti che ci erano stati concessi, parl in modo sconnesso, spesso perdendo il filo del discorso e lanciando occhiate continue all'orologio sulla parete. (Mi chiesi se per lui il visitatore successivo fosse pi importante della sua figlia quindicenne, e perfino allora fui abbastanza infantile da sentirmi ferita.)
Pap   balbettai   mi... mi dispiace di avere... dovuto...
Come no   replic lui, ironico.    chiaro, Francesca.
... perch io, io davvero...
Davvero ti voglio bene. Non posso credere che sia successo tutto questo.
Avrei voluto dirgli che mi dispiaceva, non di aver detto la verit alla polizia, ma che ci fosse stata quella verit da dire; per non ero in grado di esprimere una distinzione cos sottile, n a lui interessava ascoltarla. Mi interruppe per dire con un sorriso che poteva essere sincero, o sarcastico:   Non ti odio, Francesca. Neanche provo antipatia per te. Ti perdono.   Si allung verso di me, un sorriso duro stampato sulla faccia, e premette la fronte contro la rete dicendo in una voce bassa, rabbiosa, che risvegli subito l'attenzione delle guardie:   Quello che so  che mia moglie e quella cagna di sua sorella hanno cospirato per avvelenarti la mente e aizzarti contro di me. Mettere una figlia contro il suo stesso padre. Una ragazza che in teoria dovrebbe essere sveglia quanto il padre, e invece no,  un pupazzo nelle mani di quelle furbastre, perci adesso le toccher vivere con questo peso sulla coscienza. Me ne lavo le mani, di te... non sei pi mia figlia.  chiaro? E puoi dire alla tua preziosa zia Vicky che presto verr il suo turno: mio figlio non  un pupazzo come le mie figlie.
La visita era finita. Qualcuno mi condusse fuori, stordita, gli occhi lucidi. Troppo confusa per piangere. Assicurai zia Vicky, in ansiosa attesa fuori dalla stanza, che la visita non mi aveva particolarmente sconvolta. In realt avevo l'impressione che mio padre mi avesse afferrata per le spalle e mi avesse scrollata fino a spezzarmi il collo.
sottoscrivete ora! forum reid pierson!
scoprite come contribuire al fondo per la difesa di reid pierson!
Ho visitato il sito web una volta soltanto. Devo ammettere che fa un bell'effetto, il colorato sito costruito da Todd con l'aiuto finanziario di pap.
Si pu scorrere l'intera carriera "di successi ininterrotti" di Reid Pierson come atleta e come telecronista sportivo, che comprende oltre vent'anni di foto, ritagli e testimonianze di atleti e celebrit; ci si pu unire al Forum Reid Pierson, composto per lo pi da suoi fedeli ammiratori, sia uomini che donne. Tutti sinceramente convinti che Reid Pierson sia stato "incastrato" dalle autorit o che - se anche ha davvero commesso i crimini dei quali  stato accusato - ci siano state "circostanze attenuanti", tipo la temporanea incapacit d'intendere e di volere, o l'autodifesa. Certe donne lo "adorano" e certi uomini lo "ammirano" nonostante tutto. Per loro, Reid Pierson sar sempre un eroe. Inviano donazioni per ingrossare il fondo per l'appello, lettere d'amore, proposte di matrimonio.
Finora Reid Pierson non ha accettato alcuna proposta di matrimonio.
Un nuovo sviluppo: il procuratore distrettuale di Seattle ha riaperto le indagini sulla morte "accidentale" di Bonnie Lynn Byers nel 1985.
Ho scritto sul Diario Lavanda le ultime parole di pap: E puoi dire alla tua preziosa zia Vicky che presto verr il suo turno: mio figlio non  un pupazzo come le mie figlie.
Per ancora non gliel'ho detto. Dovrei farlo?
Nella casa spagnoleggiante nella Moreno Valley, dove Krista Connor non ha mai messo piede, i suoi quadri, i suoi pannelli di seta, i suoi tessuti, i suoi vasi occupano tutte le stanze. Nel soggiorno con le grandi finestre che guardano a nord, verso le montagne, foto incorniciate di Krista Connor riempiono un tavolo sotto una lampada con un paralume dal bordo sfrangiato. Ci sono anche le foto che Mero Okawa scatt a mamma, Samantha e me: noi tre cos sorridenti, cos felici, mamma che ci tiene le braccia attorno alla vita, il mento appoggiato sulla mia spalla.
Certe cose... pensi che dureranno per sempre.
A volte, entrando in soggiorno, trovo Samantha che fissa quelle foto come ipnotizzata, e quasi mi manca il coraggio di svegliarla. A volte anch'io scivolo in uno stato simile e perdo la cognizione del tempo. E quando mi riscuoto, mi rendo conto che i minuti trascorsi nella mia vita non sono trascorsi in quella di mamma.
Prima di lasciare Seattle, zia Vicky mi ha consegnato l'anello d'argento di mia madre, quello a forma di colomba; lo porto al medio della mano destra. Era uno degli anelli trovati nella cassetta di sicurezza di mio padre. Zia Vicky pensava che avremmo dovuto portarlo da un gioielliere per farlo stringere, invece mi sta alla perfezione.
Oggi pomeriggio sono andata a correre da sola. Il mio percorso abituale, dalla nostra casa,  un sentiero che attraversa una gola arida e si dirige serpeggiando verso la provinciale. L'aria era limpida, fresca, asciutta. Mentre correvo, mi sforzavo di non pensare a niente, a parte quello che mi circondava, quello che avevo sotto gli occhi. Qui  tutto cos vivido: niente foschie scivolose,
niente pioggerella, niente cieli coperti e lunghe piogge scroscianti che costringono la gente a tapparsi in casa, incupita e malinconica. Qui i raggi di sole danzano su sporgenze di rocce striate e levigate dune di sabbia.
Avevo quasi raggiunto la provinciale quando ho sentito un uggiolio e un raspare disperato fra i cespugli, e ho visto comparire un cagnolino pelle e ossa, poco pi di un cucciolo. Mi sono fermata ad accarezzarlo, e lui mi ha leccato ansioso le mani agitando la coda tozza. Aveva il sottile muso volpino di un collie e il corpo pi solido di un labrador retriever, e non portava collare n targhetta.   Povero cucciolo.   Mi sono accoccolata accanto a lui, incerta sul da farsi. Il cagnolino era frenetico, avido d'affetto; ovviamente era atterrito e affamato. Se avessi continuato a correre, avrebbe tentato di seguirmi, e non era in condizioni di tenermi dietro. E io non potevo abbandonarlo.
Insomma: come avrei potuto abbandonarlo?
Ho deciso di controllare le poche case nei dintorni, pur immaginando, a giudicare dalle sue condizioni, che fosse stato abbandonato da chiss chi sul ciglio della strada.
 andata a finire che l'ho portato a casa con me.
Non abbiamo ancora deciso come chiamarlo.
...
.
...
FINE.